Personale di sicurezza talebano all'aeroporto internazionale di Kabul (AP Photo/Siddiqullah Alizai) 

È “guerra aperta” tra Pakistan e Afghanistan lungo la Linea Durand. Cosa sta succedendo e perché

Enrico Cicchetti

Dopo mesi di tensioni, salta la fragile tregua. Raid aerei su Kabul e Kandahar, la risposta dei talebani lungo il confine conteso. Islamabad accusa Kabul di coprire i jihadisti del Ttp, l'Afghanistan denuncia vittime civili. L’Onu chiede una de-escalation. Il nodo dei rifugiati

L’escalation tra Pakistan e Afghanistan ha raggiunto un livello senza precedenti negli ultimi mesi. Il ministro della Difesa pakistano Khawaja Mohammad Asif ha dichiarato che tra i due paesi è ormai in corso una “guerra aperta”, dopo l'ondata di raid aerei pakistani su Kabul e altre province afghane e attacchi transfrontalieri rivendicati da entrambe le parti. Le esplosioni udite nella notte nella capitale afghana e le accuse sulle vittime civili segnano il punto più alto di una crisi che covava da mesi lungo la contesa Linea Durand, il confine montuoso di 2.600 chilometri che separa i due stati, dividendo territori abitati in gran parte dall’etnia pashtun, e mai riconosciuto pienamente dall'Afghanistan.

  

Cosa sta succedendo

Nelle prime ore di oggi, venerdì 27 febbraio, l’aeronautica pachistana ha colpito Kabul, Kandahar e la provincia di Paktika, secondo quanto confermato da Islamabad e dal portavoce talebano Zabihullah Mujahid. Il governo pachistano sostiene che si sia trattato di “raid mirati” contro obiettivi militari e basi di gruppi armati responsabili di attacchi oltreconfine. Poco prima, le autorità afghane avevano annunciato una “offensiva su larga scala” contro postazioni militari pachistane lungo la Linea Durand (tracciata nel 1893 durante il dominio britannico in India), in risposta a precedenti bombardamenti di Islamabad. Il ministero della Difesa talebano ha rivendicato la distruzione di numerosi check-point e la cattura di soldati pachistani, mentre Islamabad ha smentito e parlato di pesanti perdite inflitte ai combattenti afghani.

  

 

Le cifre diffuse dalle due capitali sono diverse e non verificabili in modo indipendente. Il ministro dell’Informazione pachistano, Attaullah Tarar, ha parlato di due soldati pachistani uccisi e decine di miliziani afghani neutralizzati. Kabul sostiene invece di aver colpito in modo massiccio le forze pachistane. Il primo ministro pachistano, Shehbaz Sharif, ha fatto sapere che il paese ha la “piena capacità di schiacciare ogni ambizione aggressiva”, mentre i talebani hanno dichiarato alla Bbc che reagiranno se attaccati ma per ora non intendono avviare un conflitto su larga scala.

  

L’attuale escalation è iniziata dopo raid aerei pachistani compiuti nei giorni scorsi in territorio afghano. Islamabad sostiene di aver preso di mira basi del Tehrik-i-Taliban Pakistan (Ttp), il gruppo armato jihadista responsabile di numerosi attentati, tra cui diversi attentati suicidi in grandi città come Islamabad. Il governo talebano nega che il proprio territorio venga usato per minacciare la sicurezza di altri paesi e accusa a sua volta il Pakistan di aver colpito aree civili, causando vittime tra donne e bambini. Secondo funzionari locali citati dai media internazionali, alcuni razzi avrebbero colpito anche zone vicine al valico di Torkham, interessando campi di rifugiati. Per Islamabad, invece, Kabul avrebbe tollerato – se non sostenuto – gruppi ostili al Pakistan. Nelle sue dichiarazioni, Asif ha accusato il governo talebano di aver trasformato l’Afghanistan in una piattaforma per l’“esportazione del terrorismo”.

   

Come si è arrivati a questo punto

Ci sono almeno tre ragioni che possono aiutrare a comprendere come si è arrivati alla complicata situazione attuale: il fragile cessate il fuoco del 2025; il nodo irrisolto della Linea Durand; la questione dei rifugiati. 

La prima motivazione va fatta risalire all’ottobre 2025, quando dopo un grave scontro tra i due paesi, Qatar e Turchia avevano mediato un cessate il fuoco. L’intesa, però, era rimasta fragile. Le trattative non avevano prodotto un accordo strutturale sulla sicurezza del confine e sia Kabul sia Islamabad si erano accusate a vicenda di non impegnarsi seriamente nel processo diplomatico. Negli ultimi mesi ci sono stati diversi episodi di fuoco incrociato, bombardamenti mirati e accuse reciproche di sconfinamento.

Il secondo punto riguarda il confine tra i due paesi, tracciato in epoca coloniale britannica nel 1893, e mai pienamente riconosciuto da Kabul. Le comunità pashtun vivono su entrambi i lati e la linea è storicamente porosa, facilitando traffici e movimenti di gruppi armati. Il Pakistan accusa da tempo l’Afghanistan di non contrastare efficacemente il TTP. I talebani respingono le accuse e denunciano le operazioni militari pachistane come violazioni della sovranità nazionale.

Infine, la questione dei rifugiati. Dal 2023 Islamabad ha avviato una vasta campagna contro i migranti irregolari, spingendo milioni di afghani a rientrare in patria. Secondo l’Onu nel solo 2025 quasi 2,9 milioni di persone sono tornate in Afghanistan. La pressione sociale ed economica su Kabul è cresciuta, aumentando la tensione bilaterale. Gli ultimi scontri hanno colpito anche aree di transito come Torkham, aggravando la situazione umanitaria.

 

   

Gli equilibri militari e gli appelli alla de-escalation

Il Pakistan è una potenza nucleare con uno degli eserciti più consistenti della regione. Gli analisti ritengono improbabile che i talebani possano sostenere una guerra convenzionale prolungata. Le loro forze dispongono soprattutto di armi leggere e di equipaggiamenti lasciati dall’ex esercito afghano o dalle truppe straniere dopo il ritiro del 2021. La loro esperienza, però, è radicata nella guerriglia e negli attacchi asimmetrici: una dinamica che potrebbe trasformare il conflitto in una lunga guerra a bassa intensità lungo il confine.

Le Nazioni Unite hanno chiesto un’immediata riduzione delle ostilità. Anche l’Iran si è offerto di mediare, mentre l’Arabia Saudita ha avviato contatti diplomatici con Islamabad per favorire un allentamento della tensione. Al momento, secondo fonti locali citate dalla Bbc, la situazione a Kabul appare relativamente calma dopo i raid notturni, ma entrambe le parti restano in stato di massima allerta.

 

Resta da capire se la dichiarazione di “guerra aperta” si tradurrà in un conflitto su vasta scala o in un’ulteriore fase di scontri intermittenti. Molto dipenderà dalla capacità di riattivare un canale diplomatico credibile e da eventuali garanzie internazionali sul nodo centrale della contesa: l’impegno reciproco a non permettere che il proprio territorio venga usato per colpire l’altro.

 

C'è poi la questione più ampia delle relazioni internazionali. Il Pakistan ha deciso di attaccare in profondità l'Afghanistan nei giorni del viaggio del primo ministro Narendra Modi in Israele. L'India è stato uno dei primi paesi a riattivare un dialogo diplomatico diretto con i talebani. 

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  • Enrico Cicchetti
  • Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016. Su Twitter è @e_cicchetti