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la royal family
L'ombra di Epstein sulla già fragile royal family
Le accuse non sono sentenze, ma il caso che travolge Andrew Montbatten-Windsor riapre la ferita più pericolosa per la monarchia britannica: gli scandali privati che diventano una minaccia pubblica per un’istituzione già fragile
Le accuse non sono sentenze, men che meno l’arresto per “cattiva condotta nell’esercizio di una funzione pubblica” (fossimo in Italia, quisquilie e pinzillacchere), quindi noi garantisti lasciamo alle tricoteuse in servizio permanente effettivo le condanne preventive nei confronti di Andrew Montbatten-Windsor, ex duca di York, fratello dell’attuale sovrano Carlo III e secondogenito nonché figlio prediletto di Elisabetta II di venerata memoria (e per fortuna questa donna senza grandi doti tranne il senso del dovere e quello della dignità regale, entrambi smisurati, non deve assistere allo scempio). Sfrattato da Windsor, Andrea aveva riparato a Sandringham, di tutti i palagi quello più caro a mummy, anche perché ci morì il di lei amatissimo padre e nonno del reprobo, Giorgio VI. L’affare Epstein è un’enorme cloaca globale che sta sommergendo di liquami il mondo intero. Adesso arriva non a uno degli uomini più potenti, perché di potere non ne ha avuto mai, ma uno dei più famosi sì, perché fa parte della famiglia più celebre del pianeta. Il personaggio, francamente, si presta, dati precedenti exploit che, in situazioni più boccaccesche e meno tragiche, gli avevano fatto guadagnare i soprannomi di “randy Andy” o di “duca di Pork”. In fin dei conti, questa vivacità sessuale, riverberatasi anche in un matrimonio assai movimentato con Sarah Ferguson, era l’unica caratteristica notabile dell’ex duca. A parte, magari, aver fatto la sua brava guerra, nella flotta spedita da Margaret Thatcher in versione Boadicea a riprendersi le Falkland.
Se e quando sarà, i tribunali sentenzieranno. Qui interessano i contraccolpi su un’istituzione già fragilizzata dalla malattia di Carlo, dai litigi familiari con Harry (i secondogeniti, sempre un problema) e, domani, dalla personalità non esattamente carismatica del futuro Guglielmo V, che però ha avuto il buonsenso di sposare una donna all’altezza. La monarchia ha molti vantaggi rispetto alla repubblica, ma anche l’inconveniente che non puoi scegliere il sovrano e soprattutto i suoi parenti. Per carità: quelli britannici non sono mai stati irreprensibili. Sulle loro turpitudini assortite lo zio Will ha costruito una bella fetta del suo teatro. E ancora nell’Ottocento il duca di Wellington accusava i dissoluti figli di Giorgio III di aver “insultato, personalmente insultato, tutti i gentlemen del Regno”. La grande intuizione di Vittoria fu quella di fare della Royal Family il palladio delle virtù borghesi e, appunto, vittoriane, il decoro, la moralità, la serietà, perfino l’ipocrisia che, come sappiamo, è un vizio privato ma una pubblica virtù. Su questa idea i Windsor hanno campato per tutto il Novecento, espellendo come un corpo estraneo chi sgarrava: ieri Edoardo VIII, oggi Andrea. Negli ultimi tempi, nel tradizionale perbenismo è stata poi iniettata una dose di moralismo woke e pol. corr., tutto sommato incongrua per gente che è sempre stata concreta fino al cinismo. Per questo Andrea, dopo aver messo nei guai sé stesso, e sono problemi suoi, può mettere nei guai, e seri, un’istituzione che coincide con una famiglia. Il precedente più immediato di un Re arrestato è il povero Luigi XVI a Varennes: e non andò a finire bene…