Sanzioni beffate
Da Hong Kong alla Russia. La rete che porta tecnologia europea nella guerra di Putin
Da STMicroelectronics a Thales, passando per NXP, Infineon e Siemens
Un’indagine basata su dati doganali e componenti recuperati sul campo di battaglia ricostruisce il ruolo dell'ex colonia inglese nella riesportazione di tecnologia europea verso la Russia dopo il 2022. Pochi intermediari concentrano migliaia di spedizioni di beni dual use, dai semiconduttori ai connettori industriali. Il disallineamento tra le sanzioni di Stati Uniti, Unione europea e Regno Unito lascia spazi aperti a reti molto ben organizzate
Hong Kong è diventata il principale snodo globale di riesportazione della tecnologia occidentale sensibile destinata alla guerra russa in Ucraina, sfruttando il suo ruolo storico di hub logistico internazionale e le ambiguità del suo status di regione amministrativa speciale sotto sovranità cinese. Nuovi dati dimostrano che anche le industrie dual use europee, pur rispettando le sanzioni imposte dai rispettivi governi, non riescono a impedire che i loro prodotti entrino nei circuiti di riesportazione. A rivelarlo è uno studio pubblicato oggi, che il Foglio ha visionato in esclusiva.
Nel 2020, dopo l’imposizione della Legge sulla sicurezza da parte di Pechino, l’ex colonia inglese ha visto cancellata completamente la sua autonomia. E il progressivo riallineamento politico a Pechino, accompagnato dalla repressione delle opposizioni e della stampa libera, è un ulteriore segnale che serve a individuare le responsabilità oggettive della leadership cinese nel rifornire la macchina bellica di Putin. Un nuovo studio, “Aggirare il blocco: come Hong Kong alimenta la guerra della Russia in Ucraina con tecnologia europea”, scritto da Chloe Cheung della fondazione Committee for Freedom in Hong Kong (Cfhk) e da Samuel Bickett, avvocato americano esperto di diritti umani e di sanzioni internazionali, ha incrociato le analisi condotte sul campo in Ucraina, i registri pubblici di Hong Kong e i dati doganali relativi a oltre 200 milioni di dollari di tecnologia europea presenti negli scambi commerciali tra Hong Kong e la Russia, e ha mappato così quali componenti finiscono negli armamenti dell’esercito di Putin.
STMicroelectronics è la più grande azienda europea di progettazione e produzione di semiconduttori, con quartier generale in Svizzera ma origini italo-francesi. I chip sono disegnati, fabbricati e assemblati in diversi stabilimenti (compresi due italiani) anche in Malaysia, Cina e Marocco. Una volta assemblato, il chip viene venduto ai produttori di sistemi oppure a distributori e società di trading. Alcuni di questi, soprattutto a Hong Kong, sono intermediari che imballano e riesportano i componenti verso mercati terzi. Secondo i dati doganali russi analizzati dallo studio, tra il 1° marzo del 2022 e il 29 febbraio 2024 – dal marzo del 2024 la Russia ha iniziato a pubblicare solo parzialmente i suoi dati doganali su beni ad alta tecnologia – circa 7.600 spedizioni di prodotti ST via Hong Kong sono registrate nei flussi doganali russi, per un valore di decine di milioni di dollari. I prodotti sono spesso indicati con origine geografica, non a caso, proprio Malaysia, Cina o Marocco. Quando entrano nel territorio russo, i chip di ST smettono di essere componenti per uso civile e vengono integrati in sistemi più complessi, dall’elettronica di veicoli alle apparecchiature di controllo. Secondo il database ucraino sui componenti stranieri rinvenuti sul campo, i chip di STMicroelectronics sono stati trovati dentro droni, veicoli corazzati e missili russi più di qualsiasi altra azienda europea.
La Germania è il paese che viene più frequentemente indicato come origine dei beni “ad alta priorità” spediti da Hong Kong alla Russia: il caso più emblematico è quello di Infineon Technologies, gigante tedesco dei semiconduttori che nel 2022 ha dichiarato di aver interrotto le spedizioni dirette e indirette verso la Russia. Eppure 53 componenti Infineon sono stati identificati su armi russe recuperate in Ucraina. Anche la multinazionale tedesca Siemens, colosso globale dell’ingegneria industriale, secondo una recente inchiesta di Reuters, avrebbe visto alcune sue componenti finite in un impianto russo per la produzione di bombe attraverso spedizioni gestite via Hong Kong. L’altro caso sorprendente è quello francese, perché i dati dimostrano che non si tratta di componenti industriali dual use a finire attraverso Hong Kong in Russia: anche se il volume delle esportazioni è minore, è decisamente più sensibile – tra il 2022 e il 2024 compaiono 621 spedizioni di prodotti Thales, colosso europeo della Difesa. Ma nelle armi russe compaiono anche chip di due colossi olandesi come NXP Semiconductors e Nexperia, e diverse aziende del Regno Unito tra cui TT Electronics, contractor della difesa, XP Power (i cui componenti sono finiti su un missile nordcoreano sparato dai russi) e Harwin.
Lo studio dimostra anche un altro dettaglio importante: non c’è una rete nebulosa di intermediari di Hong Kong che fa affari con la Russia, ma una struttura facilmente identificabile, che compare di continuo, ben collaudata. Le aziende ricorrenti sono Yw Nl E-Commerce e Xin Quan, ma l’azienda Woeroon è considerata un caso di scuola, perché ricorre in diverse filiere e nonostante questo resta fuori dalle sanzioni internazionali. Le sanzioni contro la macchina della guerra di Putin non possono funzionare, scrivono gli autori dello studio, se continuano a colpire soltanto le singole entità senza guardare la rete – fatta di individui e di facilitatori, come le società di logistica. “Negli ultimi tre anni”, si legge nel report, “i governi europei e i loro partner hanno ripetutamente affermato che i loro regimi di sanzioni e di controllo delle esportazioni sono allineati, coordinati e reciprocamente rafforzativi. Le conclusioni di questo report mostrano che tale allineamento è molto più retorico che operativo”.