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paura di trump

Digital Sánchez act: la stretta della Spagna contro i social e l'inazione di von der Leyen

David Carretta

La presidente della Commissione europea, davanti alla sfida posta da Elon Musk, sceglie di non utilizzare il bastone Digital services act, incoraggiando di fatto la moltiplicazione delle iniziative nazionali unilaterali. Ma avere davanti a sé 27 regolamentazioni diverse è il sogno delle Big Tech

Bruxelles. La decisione di Pedro Sánchez di lanciarsi contro le piattaforme social può avere ragioni di politica interna, ma è soprattutto la conseguenza dell’inazione della Commissione di fronte alla sfida posta da Elon Musk e dagli altri oligarchi delle Big Tech. Scegliendo di non utilizzare il bastone del Digital services act (Dsa) per non irritare Donald Trump, Ursula von der Leyen incoraggia la moltiplicazione delle iniziative nazionali unilaterali. La vittima è il mercato unico dell’Ue. Le Big Tech sarebbero ben felici di sguazzare in 27 regolazioni diverse. “La mancanza di applicazione delle norme porta alla frammentazione del mercato unico digitale e a un’enorme incertezza giuridica che andranno a vantaggio delle grandi aziende tecnologiche e scoraggerà gli operatori europei”, spiega al Foglio l’europarlamentare dei Verdi, Alexandra Geese.

 

In difficoltà nella politica interna spagnola, Sánchez vuole proiettare un’immagine di sé di leader progressista pronto a battersi contro il trumpismo. Non solo sull’immigrazione o su Gaza, ma anche sul digitale e i social. Ma il premier spagnolo non è il solo a voler agire con maggiore forza contro X, TikTok, Instagram o Telegram. Il presidente francese, Emmanuel Macron, da mesi denuncia il “far west” che mette a rischio il dibattito pubblico e la democrazia. Sánchez ha promesso un’età minima per accedere ai social fissata a 16 anni. L’Assemblea nazionale in Francia in gennaio ha votato a 15 anni. Danimarca, Grecia e Austria si sono mosse nella stessa direzione. La moltiplicazione delle iniziative nazionali per mettere dei limiti per chi usa i social è diretta conseguenza dell’inazione della Commissione europea. Ursula von der Leyen ha uno strumento potente per imporre responsabilità alle piattaforme, siano americane, cinesi o europee: il Digital services act (Dsa), proposto nel 2020 e in vigore dal 2022. Ma la presidente della Commissione ha scelto di usarlo il meno possibile per evitare di aprire un altro contenzioso con Trump, la cui Amministrazione sta facendo pressione sull’Ue per smantellare la regolamentazione sul digitale.

 

Le misure annunciate da Sánchez non si limitano all’età minima per accedere ai social – una restrizione facilmente aggirabile, i cui effetti reali potrebbero essere minimi. Il primo ministro spagnolo ha promesso di modificare la legislazione spagnola per fare in modo che i dirigenti delle piattaforme siano responsabili per le violazioni delle regole, l’introduzione di un reato penale per manipolazione dell’algoritmo e amplificazione di contenuti illegali, nonché un sistema per esporre come le piattaforme alimentano le divisioni e l’odio. Sono tutte misure – a parte quelle penali – che si sovrappongono alle regole del Dsa. La Commissione ha già fatto sapere alla Spagna che, prima di approvarle, dovrà notificarle a Bruxelles. Il Dsa affida alla Commissione la competenza esclusiva di imporre nuovi obblighi alle piattaforme molto grandi. Per preservare il mercato unico digitale, gli stati membri non possono agire unilateralmente a livello nazionale. Se Sánchez lo farà, paradossalmente la Commissione avrebbe l’obbligo di aprire una procedura di infrazione contro la Spagna.

 

L’annuncio di Sánchez “rappresenta un coraggioso passo avanti e un netto contrasto con la totale inazione della presidente della Commissione”, spiega l’europarlamentare Alexandra Geese. “Tuttavia, la sua coraggiosa mossa rappresenta una sfida per la Commissione. Tutte le misure proposte da Sánchez (a eccezione della responsabilità penale) avrebbero potuto essere affrontate tramite il Digital services act”. Ma la Commissione “ha deliberatamente scelto di non utilizzare il Dsa per intraprendere azioni di contrasto significative, rallentando le indagini e rifiutandosi di affrontare questioni politicamente delicate come la polarizzazione e la manipolazione elettorale”, dice Geese. La Commissione prima ha giustificato la sua inazione con la mancanza di un numero sufficiente di funzionari. Poi ha sostenuto di aver bisogno di casi solidi sul piano giuridico perché le piattaforme possono permettersi di pagare eserciti di avvocati per un ricorso davanti alla Corte di giustizia dell’Ue. A dicembre ha finalmente imposto una multa a X, ma per contestazioni minori (il sistema della spunta blu, il registro della pubblicità e l’accesso per i ricercatori) e un importo minimo (120 milioni di euro). L’inchiesta sul cuore di X – il suo algoritmo, l’amplificazione di contenuto illegale e le interferenze elettorali – è in corso dal dicembre del 2023. La procura di Parigi questa settimana ha aperto un’inchiesta contro X sulla base della legislazione nazionale. L’Ue non ha competenze penali, ma si tratta di un’altra iniziativa che risponde all’inazione della Commissione. A forza di non usare il Dsa per quello che è stato creato, Ursula von der Leyen sta facendo venir meno la sua ragion d’essere. E’ esattamente ciò che vuole l’Amministrazione Trump.

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