L'inverno ucraino punisce i soldati russi

Il Generale Inverno parla ucraino

Micol Flammini

Putin impone ai civili ucraini il Kholodomor, la morte per freddo, ma lungo il fronte sono i soldati di Kyiv ad avere la meglio. I russi si muovono a piedi, senza equipaggiamento, puniti dal gelo

I droni ucraini colpiscono e spiano. Spesso, lungo il fronte, sono in grado di vedere la vita dei soldati di Mosca, di mostrare le loro abitudini, i loro problemi. Molto di quello che sappiamo dell’esercito della Russia ci è stato mostrato dai droni ucraini che avanzano oltre le linee nemiche e guardano, osservano, catturano o colpiscono anche in questi giorni di freddo rigido, di temperature abbondantemente sotto lo zero. Kyiv ha creato un neologismo carico di storia e di dolore per raccontare il trattamento del gelo imposto dalla Russia, che da settimane, da quando il freddo si è fatto insostenibile  tanto che ormai è ufficiale che  si tratti dell’inverno più rigido degli ultimi anni, bombarda le infrastrutture energetiche per fare in modo che i civili non possano usare il riscaldamento. Lo chiamano Kholodomor, un gioco di parole fra la parola “freddo” e Holodomor, la morte per fame imposta da Stalin all’Ucraina negli anni Trenta. La morte per freddo è la strategia di punta del Cremlino, anche perché lungo il fronte i suoi uomini non si muovono, anzi muoiono, spesso per ipotermia. 


Le ultime avanzate russe sono state condotte allo stesso modo: piccoli gruppi di sabotatori vengono mandati avanti, a piedi, a volte vestiti da civili, per infiltrarsi dietro alle linee ucraine. Il loro compito è raggiungere una città o un villaggio e poi attendere l’arrivo dei rinforzi, che partono, proprio come i precedenti, in piccoli gruppi e si muovono a piedi. Se riescono ad arrivare si sistemano in case disabitate, in rovina, o in scantinati. L’esercito cerca di rifornire i suoi uomini mandando dei droni. In questo modo i russi sono riusciti durante la scorsa estate a conquistare gran parte della città di Pokrovsk. Anche in primavera o d’estate con il caldo il cammino è difficile e bisogna schivare i droni degli ucraini; con il freddo invece l’impresa è devastante. Se a Kyiv la temperatura arriva a meno venti, nel Donbas è ancora più rigida. I soldati mandati avanti spesso non hanno l’equipaggiamento giusto, devono resistere all’aperto, nascondersi dai droni, non possono né usare stufe portatili né accendere un fuoco per riscaldarsi: verrebbero subito visti. 


L’avanzata è impossibile e anche per coloro, i pochi, che riescono a raggiungere la meta, a sistemarsi nello scantinato di una casa in rovina in attesa che qualcuno arrivi a rinfoltire il gruppo di sabotatori per  poter sferrare l’attacco dall’interno, sopravvivere è complicato: così come gli ucraini non possono riscaldarsi, non possono farlo neanche i russi che rimangono in attesa, al gelo, sperando di sentire un drone che possa portare i rifornimenti. Quando lunedì nello Studio ovale Donald Trump si è vantato di essere riuscito a persuadere Vladimir Putin ad accettare una tregua energetica, ha detto che il capo del Cremlino conosceva il tipo di freddo con cui hanno a che fare gli ucraini. E’ vero, lo conosce, ma nonostante tutto non soltanto non ha fermato gli attacchi alle infrastrutture energetiche, ma ha continuato a mandare i suoi soldati a morire nella neve. 

L’inverno per i civili ucraini è un tormento, ma lungo il fronte i soldati di Kyiv si muovono molto meglio dei russi: sono meglio equipaggiati, hanno dei tunnel in cui resistere al freddo durante gli attacchi e lasciano che siano i russi a essere consumati dal gelo. Il nuovo ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, ha detto di voler portare le vittime russe a 50 mila al mese, il freddo sta rendendo questa impresa più semplice. 

Prima dell’arrivo del secondo inverno di guerra, nel 2022, era spuntato un nuovo personaggio immaginario che i russi vedevano come un loro alleato: il Generale Inverno, che aveva aiutato Mosca a sconfiggere Napoleone e Hitler. Sembrava che sarebbe bastato il freddo a far procedere i soldati russi dentro al territorio ucraino. I dubbi però erano molti: gli ucraini conoscono bene il loro inverno, non sono Napoleone o i nazisti. E soprattutto sono i russi gli invasori, proprio come lo erano Napoleone e i nazisti, alle prese con un territorio non loro, a temperature insostenibili per il corpo umano, senza cibo, senza acqua, esposti alla sorveglianza e ai colpi dei droni di Kyiv.

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  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)