Putin si gonfia

Agenda Putin, fra visite, New Start e accordi con gli americani

Micol Flammini

Mosca accoglie il francese Bonne ma ci tiene a lasciare gli europei fuori dai negoziati con Kyiv

Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha mandato a Mosca il suo consigliere diplomatico, Emmanuel Bonne, per un incontro con il suo omologo russo Yuri Ushakov. È la prima volta, dall’inizio dell’aggressione totale contro l’Ucraina, che un funzionario di livello così alto mette piede in Russia. Per i russi si è trattato di una buona occasione, il viaggio di Bonne è stato interpretato come il segnale di un cambiamento europeo nei confronti del conflitto e soprattutto di un’iniziativa francese che manifesta la necessità di dialogo fra Parigi e Mosca. Ai russi è piaciuto ospitare Bonne. Il Cremlino ha rilasciato poche dichiarazioni, ma ha visto  la visita come il tentativo di un europeo di avere un ruolo nei negoziati per la soluzione della guerra in Ucraina. Ieri si sono conclusi i colloqui fra ucraini e russi  ad Abu Dhabi e il risultato più evidente è stato il primo scambio di prigionieri dell’anno.


Per il resto però non sono emersi i compromessi necessari. I russi non hanno intenzione né di accettare che l’Ucraina rimanga nella parte di Donbas che l’esercito di Mosca non ha conquistato, né di ammettere delle garanzie di sicurezza davvero vincolanti, come il mantenimento dell’esercito ucraino o la presenza di truppe europee in Ucraina.

 

La vera notizia sugli accordi ad Abu Dhabi riguarda il rapporto fra Mosca e Washington: i colloqui militari ad alto livello che riprenderanno fra russi e americani e l’ipotesi di prolungare il trattato sugli armamenti nucleari strategici New Start, un argomento che stava a cuore soprattutto ai russi e che invece gli americani avevano preferito accantonare, perché ritenevano si trattasse di una carta vecchia, che non prendeva in considerazione nuovi pericoli, come la Cina. I colloqui di Abu Dhabi sono stati in un formato trilaterale: ucraini, russi, americani. Gli europei non sono ammessi e questa assenza pesa perché il futuro dell’Ucraina riguarderà l’Europa. La Coalizione dei volenterosi finora ha stabilito un meccanismo di consultazioni con gli ucraini, anche se nessun volenteroso viene mai invitato al tavolo. La Russia considera l’Europa come parte del conflitto in quanto alleata dell’Ucraina e non è interessata a farla partecipare ai negoziati.

 

L’Amministrazione americana, nonostante Donald Trump ritenga la guerra in Ucraina una questione europea, non ha intenzione di spingere per il coinvolgimento degli europei nei negoziati. Emmanuel Macron finora è stato il più diretto a dire che è necessario parlare con i russi, ma non tutti fra i volenterosi sono d’accordo. Nei primi mesi della guerra, il presidente francese ha continuato a contattare Putin, nella fantasticheria di fermarlo. Macron ora conosce molto meglio il capo del Cremlino, ha meno illusioni, ma in alcune capitali europee, la presenza di Bonne a Mosca è stata vista come un’iniziativa troppo francese, poco europea,  e facile da strumentalizzare per Putin. 

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  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)