Così è tornata centrale la deterrenza nucleare tra potenze

Micol Flammini

La guerra della Russia contro l'Ucraina e i documenti in mano a Trump: la minaccia atomica come arma

L’invasione russa dell’Ucraina ha fatto crollare il principio che si era affermato con la fine della Guerra fredda della pace attraverso il commercio. Alla deterrenza armata tra due potenze nucleari, Stati Uniti e Unione sovietica, si era sostituita una proficua e tranquillizzante deterrenza commerciale. La sfida fatta di minacce  si era sublimata in una serie di trattati di non proliferazione. Ma dopo  la guerra in Ucraina il tema delle armi nucleari è tornato centrale, con la Russia che  minaccia di poterne fare uso. Al Washington Post  fonti anonime hanno raccontato che tra i documenti  che i federali cercavano a casa di Trump c’erano carte relative ad armamenti nucleari  e  l’Fbi ha sequestrato 11 serie di documenti classificati, tra cui alcuni contrassegnati come top secret e destinati  a  strutture governative speciali.  

 

In un momento in cui si torna a parlare di nucleare come mezzo di deterrenza, la consapevolezza che Trump abbia portato materiale classificato a Mar-a-Lago desta timori seri sul fatto che dettagli di intelligence possano essere finiti in mano ad avversari che in questo modo potrebbero studiarli e approfittarne per trovare il modo di contrastare i sistemi americani. Oppure altri paesi potrebbero considerare l’esposizione dei loro segreti nucleari una minaccia. Gli esperti che hanno parlato con il Washington Post non hanno specificato se i documenti riguardino  armi americane o straniere. 
Trump ha detto che si tratta di una “bufala” e  ne ha approfittato per accusare  Obama di essersi appropriato  di  documenti classificati “molti dei quali riguardanti il nucleare”. Questa settimana il ministero degli Esteri russo  ha annunciato la sospensione delle ispezioni al suo arsenale nucleare da parte degli Stati Uniti. Erano previste dal trattato New Start,  in vigore dal 2011 per monitorare gli armamenti reciproci di Mosca e di Washington: limita a 1.550 il numero di testate nucleari a lungo raggio di ciascun paese. E’ stato un segnale di rottura importante anche perché l’annuncio  è arrivato pochi giorni dopo quello in cui il presidente americano Joe Biden aveva dimostrato la volontà di negoziare un nuovo accordo prima della scadenza del  New Start. La Russia usa spesso la minaccia nucleare per indebolire gli aiuti degli alleati dell’Ucraina e per il momento gli Stati Uniti hanno escluso che Mosca si stia preparando a utilizzare le sue testate, ma intanto minaccia, e la consapevolezza che anche gli Stati Uniti  sono una potenza nucleare è un argine alla minaccia.  Quando Trump, da presidente, decise di ritirarsi dal trattato con la Russia Inf (Intermediate-range nuclear forces Treaty), lo fece dicendo che era ormai “obsoleto” e che si sarebbe dovuto rifare da capo, per renderlo più vincolante per Mosca e per includervi anche la Cina, che in questi anni è diventata una potenza missilistica e nucleare. 

 

La guerra in Ucraina e le minacce cinesi a Taiwan hanno mostrato quanto sia importante il concetto di deterrenza. In un lungo articolo pubblicato sull’Atlantic, il generale americano ed ex direttore della Cia, David Petraeus, illustra gli errori che gli Stati Uniti hanno fatto in Afghanistan e sottolinea quanto il ritiro confuso da Kabul abbia consentito agli avversari di pensare che  l’America fosse una potenza in declino: “In un’epoca  in cui la deterrenza è sempre più importante, questo fatto non è trascurabile”.   

  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Sul Foglio cura con Paola Peduzzi l’inserto EuPorn in cui racconta il lato sexy dell’Europa, ed è anche un podcast.