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a bruxelles

L'ossessione del “buy european” che rallenta il prestito a Kyiv

David Carretta

L’ossessione della Francia per la “preferenza europea” sta ostacolando il sostegno all'Ucraina, ma anche il rafforzamento della difesa dell’Ue di fronte alla doppia minaccia della Russia e degli Stati Uniti

Bruxelles. Gli stati membri dell’Unione europea da un mese e mezzo sono impantanati in un dibattito sulla possibilità di imporre il “Buy european” all’Ucraina nell’ambito del prestito da 90 miliardi di euro che è stato deciso a dicembre per permettere a Kyiv di continuare a difendersi. Un accordo sui testi legislativi è atteso per questa settimana, ma i ventisette stanno accumulando un pericoloso ritardo. In posizione minoritaria, la Francia insiste per fare in modo che i 60 miliardi destinati alla spesa per la difesa dell’Ucraina siano destinati quasi esclusivamente agli acquisti di armi prodotte dall’industria della Difesa europea. Gli Stati Uniti dovrebbero essere esclusi, tranne in casi eccezionali, quando non ci sono sistemi di armamenti analoghi disponibili nell’Ue. Il Regno Unito anche, a meno che non paghi una quota degli interessi sul prestito da 90 miliardi. Una soluzione sarà trovata ma Volodymyr Zelensky ha iniziato a mostrare segnali di esasperazione. Le conseguenze dei ritardi europei per l’Ucraina si misurano in termini di morti e infrastrutture distrutte dai missili e dai droni russi, oltre che di perdita di territorio al fronte. “Il prestito da 90 miliardi serve a finanziare l’industria europea oppure ad aiutare l’Ucraina?”, si interroga un diplomatico di uno stato membro forte sostenitore di Kyiv.

L’ossessione della Francia per la “preferenza europea” ha ostacolato altre iniziative legate non solo al sostegno all’Ucraina. Ma anche al rafforzamento della difesa dell’Ue di fronte alla doppia minaccia della Russia di Vladimir Putin e degli Stati Uniti di Donald Trump. Che sia il Programma di sostegno alla produzione di munizioni (Asap), il Programma europeo per l’industria della Difesa (Edip), o lo strumento di prestito da 150 miliardi del piano di riarmo (Safe), il “Buy european” ha rallentato le decisioni e rischia di ostacolare la realizzazione degli obiettivi. Il prestito da 90 miliardi all’Ucraina è urgente. Kyiv rischia la bancarotta a fine di marzo, ritrovandosi nell’incapacità di pagare stipendi, soldati e armi. Circa 30 miliardi saranno destinati al sostegno del bilancio dello stato, mentre i restanti 60 miliardi andranno alle spese militari. L’Ue deve riempire il vuoto lasciato dagli Stati Uniti, dopo la decisione di Trump di tagliare ogni tipo di aiuto, sia finanziario sia militare, all’Ucraina. Per continuare a difendersi Kyiv ha bisogno che le prime tranche del prestito arrivino a inizio aprile. I tempi tecnici fanno sì che i governi dell’Ue e il Parlamento europeo debbano adottare i testi giuridici definitivi entro inizio marzo. Ma i negoziati tra i governi si sono arenati sulla richiesta della Francia di imporre la clausola “Buy european”.

Nella sua proposta originaria la Commissione aveva previsto un sistema a cascata incentrato sulla “preferenza europea”, ma che permette all’Ucraina di comprare da altri paesi se le armi non sono disponibili nel mercato dell’Ue. A Parigi non è bastato. Prima la Francia ha chiesto di escludere il programma Purl, messo in piedi dalla Nato per finanziare gli acquisti di armi dagli Stati Uniti e trasferirle all’Ucraina. Poi ha insistito per introdurre un meccanismo di compensazione se le armi devono essere comprate nel Regno Unito. “La Francia non si è mai opposta alla partecipazione del Regno Unito al prestito concesso all’Ucraina”, spiega un diplomatico francese. “Il nostro unico argomento è che anche i paesi terzi dovrebbero contribuire finanziariamente. Altrimenti si troverebbero in una situazione più favorevole rispetto agli stati membri dell’Ue”, aggiunge il diplomatico. Impedire a Kyiv di usare i 60 miliardi per comprarsi le armi via il programma Purl rischia di essere controproducente per la difesa dell’Ucraina. Di fronte ai bombardamenti massicci contro le infrastrutture energetiche, Zelensky si è già lamentato del fatto che i missili per i sistemi Patriot non siano arrivati a causa dei ritardi dei pagamenti degli europei agli americani.

In visita a Kyiv ieri il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha ricordato che solo un piccolo gruppo di paesi europei partecipa a Purl. “Sappiamo che alcuni paesi, come Canada, Norvegia, Germania, Paesi Bassi e Danimarca, ma anche i paesi baltici, stanno facendo parecchio. Ci sono altri paesi che stanno contribuendo in misura relativamente significativa, come la Slovenia o il Belgio. Ma complessivamente si può fare di più”, ha detto Rutte. Ritardi simili si erano già visti con il programma Asap sulle munizioni: l’industria europea non è stata in grado di accelerare per seguire il ritmo della guerra. Solo un’iniziativa della Repubblica ceca – che ha coordinato gli acquisti di munizioni in tutto il mondo – ha permesso all’Ue di mantenere in parte gli impegni. Quel che vale per l’Ucraina, vale anche per il rafforzamento della difesa dell’Ue. Se tutti gli europei dovessero riarmarsi sulla base degli impegni assunti nella Nato, l’industria non sarebbe in grado di sopperire alle richieste. Eppure sia Edip sia Safe prevedono una clausola “Buy european” al 65 per cento.

 

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