Ansa
editoriali
La Nato è realtà, il resto parole
La concretezza di analisi e la visione lunga dell’ammiraglio Cavo Dragone: “È nel dna della Nato riflettere sul proprio ruolo, lo facciamo da 76 anni, continuando ad adattarci ai cambiamenti. I valori della sicurezza collettiva, la difesa della libertà e della democrazia restano centrali”
In un’intervista al Corriere della Sera, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone dice chiaro e tondo: “Invece di parlare di esercito europeo, cerchiamo piuttosto nuovi modi di cooperazione militare tra Europa e Stati Uniti”. L’ammiraglio presiede il Comitato militare dell’Alleanza ed è stato capo di stato maggiore della Difesa italiana. La sua esperienza lo porta a ragionare sulle modifiche che ci sono state e che ci possono essere nella struttura della Nato, che ha saputo adattarsi ai mutamenti politici e che quindi può continuare a farlo senza inseguire sensazioni o emozioni del momento. Non sembra interessato a inseguire le esuberanti dichiarazioni di Trump, guarda ai fatti, che testimoniano di un rafforzamento e di un’estensione della Nato, che deve risolvere problemi di squilibrio nel finanziamento, ma che resta il punto di riferimento essenziale del sistema difensivo dell’occidente: “E’ nel Dna della Nato riflettere sul proprio ruolo, lo facciamo da 76 anni, continuando ad adattarci ai cambiamenti. I valori della sicurezza collettiva, la difesa della libertà e della democrazia restano centrali”. Cambiamenti come quello che rende l’Artico navigabile e quindi strategicamente più rilevante possono essere affrontati dalla Nato, purché si concentri sui fatti e sulle opportunità reali, come è in grado di fare con un approccio meditato e senza improvvisazioni. “Prendere tempo e lasciar decantare ciò che viene detto sul momento”, dice, è il modo consigliabile per affrontare anche le intemperanze di Trump, usciremmo “più coesi e più forti dal dibattito e dagli ultimi stress test”. La Nato che c’è, non un ipotetico esercito europeo è la garanzia di sicurezza contro l’aggressività russa, che peraltro, secondo i calcoli dell’ammiraglio, ha ottenuto risultati assai deludenti – “negli ultimi 20 mesi è progredita di meno di 50 chilometri” – e negli ultimi dieci ha perso circa 300 mila uomini. Oggi la Nato è più forte e coesa di prima”. Analisi precise e impegno operativo, il risultato dell’abitudine a ragionare sui tempi lunghi e sui fatti.
Dalle prigioni algerine all'eternità
Boualem Sansal è stato eletto all'Académie française