chi ha combattuto e chi combatterà
L'esercito dei migranti di Putin
La rete per attrarre gli stranieri: arrivano in Russia con l'offerta di un lavoro e finiscono al fronte
Ogni mese l’esercito russo perde circa venticinquemila soldati. Il processo per comunicare alle famiglie se qualcuno è morto in battaglia è lungo, a volte sono le mogli o le madri a far sapere che è da tempo che non sentono i loro mariti o figli. Non sempre ricevono risposta dall’esercito, è capitato che abbiano ricostruito la storia della morte tramite i racconti di altri. Mosca sta manifestando di essere disposta a mandare al fronte un numero altissimo di soldati e, anche se non c’è un movimento di ribellione in Russia per il momento, se il ministero della Difesa può evitare di mandare russi al fronte, evita.
Il moto per cercare adesioni di stranieri, anche immigrati, pronti a partire con l’esercito di Mosca è intenso e ben strutturato, si muove spesso su canali telegram, con cui vengono reclutati stranieri, a volte quando sono ancora fuori dalla Russia. Qualche settimana fa, un operaio siriano aveva raccontato alla Bbc di essere stato mandato al fronte dopo dieci giorni di addestramento. La sua vicenda era iniziata assieme a una decina di suoi connazionali: si erano ritrovati tutti bloccati in uno degli aeroporti di Mosca, senza denaro. Erano arrivati rispondendo all’offerta di un reclutatore locale che aveva offerto un lavoro come guardia di impianti petroliferi. Una volta a Mosca tutti capirono di essere stati truffati, si misero a cercare alternative fino a quando un componente del gruppo trovò un canale telegram in cui una donna offriva alternative: documenti per entrare in Russia. Decisero di contattarla, lei arrivò in aeroporto e li portò nella regione di Brjansk, al confine con l’Ucraina. Per avere i documenti però, i siriani dovevano dichiararsi disposti ad arruolarsi nell’esercito, con la possibilità di evitare le azioni al fronte. A Brjansk venne loro offerto un contratto di un anno con l’esercito, uno stipendio pari a 2.500 euro. I contratti erano in russo, una lingua che nessuno nel gruppo conosceva, ma firmarono vedendo in quel pezzo di carta la loro unica possibilità di rimanere. La donna chiese in cambio 3.000 dollari se avessero voluto evitare di andare a combattere. Tutti accettarono. Dopo dieci giorni però vennero mandati in prima linea a raccogliere i corpi dei cadaveri.
La storia raccontata dalla Bbc si riferisce al canale telegram di Polina Azarniak, con ventunomila iscritti, in cui la donna propone agli immigrati spesso illegali o con visti in scadenza di rimanere in Russia entrando a far parte di “un battaglione internazionale d’élite”. Oltre alla Siria gli inviti si rivolgono a persone provenienti dallo Yemen, dall’Egitto, dal Marocco, dall’Iraq, dalla Costa d’Avorio e dalla Nigeria. Secondo i servizi di intelligence occidentali, gli stranieri dentro all’esercito russo sono più di ventimila.
La Russia è sempre stata un paese con un forte bisogno di immigrazione soprattutto per la manodopera. Dopo il 2022, l’afflusso di immigrati ha iniziato a rallentare, ma è rimasto sempre alto. Alcuni soldati stranieri sono entrati nella guerra di Putin volendolo, come i soldati nordcoreani mandati da Pyongyang nella regione di Kursk per fermare l’offensiva degli ucraini; o come i cubani, partiti dall’Avana, dove il regime si è augurato la vittoria di Mosca contro Kyiv. Altri invece sono stati attratti con l’imbroglio, come racconta anche la storia di alcuni immigrati del Bangladesh che hanno contattato l’agenzia Ap per raccontare come si sono ritrovati al fronte. Erano stati irretiti anche loro con la promessa di un lavoro e della cittadinanza e sono stati accolti con contratti scritti in russo per entrare nell’esercito. Già in quaranta potrebbero essere morti al fronte, secondo i testimoni che hanno parlato con Ap i bangladesi nell’esercito potrebbero essere un centinaio. Prima di arrivare in prima linea, sono stati sottoposti a un breve addestramento militare e a pilotare droni, pratiche necessarie, secondo chi ha reclutato gli uomini, per vivere in un paese in guerra. Chi è arrivato al fronte ed è sopravvissuto ha raccontato di essere stato mandato in prima linea spesso a raccogliere cadaveri e di aver visto altri bangladesi usati come scudi umani.
Sia nel racconto dei siriani sia in quello dei bangladesi emerge che la rete per il reclutamento non si attiva soltanto in Russia, ma inizia già dai paesi di origine: tutti partono, a volte con le loro famiglie, pensando di aver trovato un lavoro da operai o da custodi e poi si ritrovano in condizioni tanto disperate da dover accettare di firmare carte scritte in una lingua che non hanno avuto il tempo di imparare. All’ingresso sono irregolari, per questo devono accettare qualsiasi condizione. L’esercito dei migranti di Putin è spesso mandato avanti, prima dei soldati russi, per fare da esca ai colpi degli ucraini. Il nuovo ministro della Difesa di Kyiv, Mykahilo Fedorov, ha posto fra i suoi obiettivi di aumentare il numero delle perdite russe. Mosca potrebbe essere alla ricerca di più uomini da mandare avanti.
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Boualem Sansal è stato eletto all'Académie française