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L'urgenza che non c'è
L'Ue si è rimessa ad andare lenta e in ordine sparso sull'Ucraina. Le occasioni mancate
I ventisette si sono messi a litigare tra loro su come usare i 90 miliardi di euro del prestito a Kyiv deciso a dicembre. Intanto una parte degli stati membri sembra sperare che Zelensky accetti il “deal” di Trump e la cessione del Donbas alla Russia, incurante delle conseguenze
Bruxelles. La rottura tra Donald Trump e gli europei sul tentativo del presidente americano di annettersi la Groenlandia ha fatto una vittima collaterale: l’Ucraina. L’appello lanciato all’Unione europea e ai suoi leader dal presidente Volodymyr Zelensky a Davos a mantenere le loro promesse sull’aiuto per difendersi dall’aggressione della Russia è rimasto inascoltato. Almeno per ora. Il ventesimo pacchetto di sanzioni non è stato ancora presentato. Le forniture di armi vanno a rilento e solo da parte di alcuni paesi. I ventisette si sono messi a litigare tra loro su come usare i 90 miliardi di euro del prestito all’Ucraina deciso a dicembre: per comprare solo armi europee oppure anche quelle americane? Una parte degli stati membri sembra sperare che Zelensky accetti il “deal” di Trump e la cessione del Donbas alla Russia, incurante delle conseguenze per l’Ucraina e per la stessa Europa.
I ministri degli Esteri dell’Ue oggi si ritroveranno a Bruxelles in un’atmosfera da “Ricomincio da capo”, il film citato da Zelensky nel suo discorso a Davos, nel quale Bill Murray rivive ogni giorno la stessa giornata. L’Ucraina sarà il primo punto all’ordine del giorno della loro riunione. Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, interverrà in videoconferenza per spiegare gli ultimi sviluppi diplomatici e al fronte. Poi i ventisette discuteranno tra loro di come dare la caccia alla flotta ombra russa e degli attacchi contro le infrastrutture energetiche per piegare gli ucraini con l’arma del freddo. L’Alto rappresentante, Kaja Kallas, concluderà la giornata con una conferenza stampa, assicurando che l’Ue è al fianco dell’Ucraina, ma faticando a non mostrare la sua frustrazione per l’incapacità degli europei di essere decisivi nella loro azione.
La catastrofica situazione energetica in cui si trova l’Ucraina è un buon esempio. Da quattro anni gli ucraini chiedono sistemi di difesa aerea per proteggere le infrastrutture e turbine a gas per decentralizzare la sua infrastruttura energetica, rendendola meno vulnerabile agli attacchi russi. La scorsa estate, alcuni leader europei avevano evocato la possibilità di proteggere i cieli con uno Sky Shield. Ma ancora una volta si sono tirati indietro per timore che la Russia la considerasse un’escalation. La Commissione ha inviato poche unità di turbine a gas e ora si vede costretta a inviare centinaia di generatori d’emergenza. Ma gli ucraini restano al freddo e i bombardamenti continuano. “Avremmo potuto essere più veloci. Avremmo potuto fornire più sostegno all’Ucraina”, spiega al Foglio un diplomatico di uno dei paesi dell’Ue più vicini a Kyiv. “Gran parte del sostegno all’Ucraina è stato dato da un piccolo gruppo di stati membri. Altri avrebbero potuto fare di più. Sappiamo che in alcuni stati membri negli arsenali ci sono ancora missili che l’Ucraina potrebbe usare per difendersi”. Secondo lo stesso diplomatico, i paesi reticenti ora intendono usare il prestito da 90 miliardi di euro dell’Ue come pretesto per “ridurre o interrompere l’assistenza bilaterale”. In realtà, “i 90 miliardi non saranno sufficienti”. Da parte di alcuni “c’è una grande differenza tra la retorica e l’azione”, ammette il diplomatico.
L’Ucraina ora rischia di diventare vittima anche dell’ennesimo dibattito sul “buy european”. Nel prestito da 90 miliardi all’Ucraina, 60 miliardi saranno destinati agli armamenti. Ma l’Ue pretende di decidere come saranno spesi. La Commissione ha proposto un sistema a cascata che permetterebbe di comprare armi americane quando – come nel caso dei Patriot – non sono disponibili nell’Ue. La Francia insiste affinché il prestito sia utilizzato solo per comprare armi europee, escludendo Stati Uniti e Regno Unito. A forza di trascinare le discussioni nell’Ue, il pericolo è che l’Ucraina non possa “continuare a difendersi e collassi come stato”, avverte il diplomatico. Le nuove sanzioni contro la Russia, che dovevano essere proposte dalla Commissione questa settimana, non saranno presentate prima della prossima.