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L'attacco dell'Isis all'aeroporto di Niamey minaccia i nostri militari

Luca Gambardella

In Niger un commando di terroristi islamici lancia un'offensiva con i droni a poche centinaia di metri dal nostro contingente e dal deposito di uranio. Dopo Bamako in Mali un'altra capitale del Sahel è in balia del jihad

Giovedì, poco dopo mezzanotte, un commando di alcune decine di combattenti dello Stato islamico ha attaccato l’aeroporto di Niamey, in Niger. Al suo interno, a poche centinaia di metri, si trova la Base 101, che ospita circa 200 mercenari russi e 300 militari italiani appartenenti alla missione Misin, l’unica operazione di un paese occidentale ancora attiva nel paese da quando nel 2023 la giunta golpista ha preso il potere. All’alba, i combattimenti sono terminati e la situazione è tornata sotto controllo. Le foto pubblicate dalle Forze armate nigerine hanno mostrato i corpi senza vita di alcuni membri degli assalitori, tutti appartenenti all’Isis. La dinamica degli eventi resta però oscura. Due aerei civili, uno proveniente dal Belgio e uno dall’Algeria, sono stati deviati altrove. Nei video messi online da alcuni testimoni si sentono esplosioni, si vedono colonne di fumo provenire dal centro dell’aeroporto con colpi di anti aerea sparati forse per difendersi da piccoli droni. Non si conosce con esattezza l’entità dei danni causati, ma una fonte anonima ha detto al Guardian che due aerei sarebbero stati distrutti, mentre altri testimoni parlano di danni ingenti inferti alle Forze armate nigerine, soprattutto alla nuova flotta di droni turchi che era entrata in servizio da poco. L’attacco sembra sia stato pianificato con attenzione: oltre al sostegno dall’alto con i droni, un gruppo di jihadisti a bordo di motociclette e pick-up equipaggiati con mitragliatrici ha fatto irruzione nell’aeroporto da più lati. Alcuni mercenari russi a Niamey hanno scritto su Telegram che se non fosse stato per il loro intervento i jihadisti avrebbero distrutto l’intera flotta di droni turchi e che loro erano lì a combattere “mentre i nigerini dormivano o scappavano come avevano fatto anche i militari in Mali nel 2024”, quando l’aeroporto di Bamako era stato attaccato da Jnim. Impossibile verificare simili affermazioni, che somigliano piuttosto a tentativi disperati dei russi di legittimare la loro presenza in Niger, che finora si è rivelata fallimentare nella guerra contro il terrorismo.  

 

Non è chiaro nemmeno se e quanti morti o feriti siano stati causati dall’attacco, di certo – come confermato questa mattina da un post su X del nostro ministro della Difesa, Guido Crosetto – i nostri militari, così come il personale diplomatico, stanno bene e la Base 101 non è stata direttamente coinvolta. La preoccupazione però c’è, perché lo stesso ministro ha detto di essere in continuo contatto con il capo di stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, con il Comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze, generale Giovanni Maria Iannucci, e con i servizi segreti esterni dell’Aise “per monitorare la situazione”. 

 

E la situazione per il nostro contingente a Niamey è delicata. “I jihadisti stanno alzando il tiro prendendo di mira le capitali. Prima l’aeroporto di Bamako,  poi l’assedio alla capitale del Mali che ha impedito il flusso di gasolio, ora Niamey, in quello che è il primo attacco sofisticato con droni in una grande città”, dice al Foglio Ulf Laessing del think tank tedesco Konrad Adenauer Stiftung. Ad aggravare la situazione c’è il carico di circa mille tonnellate di uranio stoccate in un’area inclusa anch’essa all’interno dell’aeroporto. Estratto ad Arlit, nel nord, e venduto alla Russia, la giunta militare nigerina l’ha “parcheggiato” lì a due passi dalla città e dai nostri soldati. Le evidenze raccolte in queste settimane dal Foglio dicono che parte dello yellowcake avrebbe già lasciato il paese, con un ponte aereo organizzato dal ministero della Difesa russo. Sebbene il materiale abbia una bassa radioattività, la sua presenza rappresenta un rischio elevato, in particolare se l’aeroporto è minacciato dai jihadisti.

Nel paese sono attivi almeno tre grandi gruppi armati: lo Stato islamico nella provincia del Sahel, lo Stato islamico della provincia dell’Africa occidentale e Jnim, cioè il Fronte d’Appoggio all’islam e ai musulmani vicino ad al Qaida. Le regioni più interessate dagli attacchi degli islamisti sono quelle di Tillabéri, nell’ovest del Niger, e quella di Liptako-Gourma, quella della “tripla frontiera” fra Niger, Burkina Faso e Mali. “Ma secondo informazioni di intelligence raccolte negli ultimi giorni, potrebbero esserci delle cellule di terroristi attivi anche nella capitale Niamey”, spiega al Foglio Wassim Nasr, giornalista ed esperto di jihad. La combinazione dei due elementi, l’uranio e il terrorismo, tiene all’erta i nostri militari a Niamey. 

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.