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Chi è l'oligarca Ali Ansari. La rete finanziaria del regime iraniano in Europa

Priscilla Ruggiero

Il sistema economico del magnate sanzionato dal Regno Unito è un esempio di come Teheran sia riuscita – indisturbata – per anni a spostare ingenti capitali all’estero. La vicinanza al figlio di Khamenei e il ruolo della banca Ayandeh, caduta in disgrazia pochi mesi fa

Prima della decisione dell’Unione europea di inserire il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc)  nella lista delle organizzazioni terroristiche, il 30 settembre scorso il Regno Unito aveva sanzionato Ali Aliakbar Ansari, un magnate iraniano che con il suo impero immobiliare sparso per l’Europa è accusato di aver finanziato  il corpo  paramilitare del regime e  svolto il  ruolo di tramite finanziario all’estero di Mojtaba Khamenei, il secondogenito della Guida suprema dell’Iran, Ali Khamenei. Nei  giorni scorsi il Financial Times ha ricostruito in una lunga inchiesta la rete di società offshore di Ansari, che negli anni    oltre al passaporto iraniano ha ottenuto la cittadinanza a  Saint Kitts e Nevis, nei Caraibi, poi nel 2016 anche  a Cipro, permettendogli di aprire nuovi conti bancari e società in Europa.  Il ministro degli Esteri lo ha definito un “corrotto banchiere e uomo d’affari” coinvolto “nel sostegno finanziario alle attività dell’Irgc”, che avrebbe “facilitato e fornito sostegno alle attività ostili del governo iraniano, in particolare fornendo risorse economiche all’Irgc e a individui che hanno intrapreso attività volte a destabilizzare il Regno Unito o qualsiasi altro paese”. 

 

 La rete finanziaria di Ali Ansari è un esempio di come il regime iraniano sia riuscito – indisturbato – per anni a spostare  ingenti capitali all’estero nonostante le rigide sanzioni imposte a Teheran. Tutto è iniziato nel 2012 quando la ricca famiglia iraniana degli  Ansari ha fondato la  banca privata Ayandeh, una delle più grandi del paese caduta in disgrazia soltanto pochi mesi fa. Ali Aliakbar ha iniziato così a accumulare proprietà di lusso, una dozzina soltanto nel primo anno  a The Bishops Avenue, una strada nel nord di Londra soprannominata “Billionaires Row”, tramite una società di comodo con sede nell’Isola di Man. Sulla stessa strada ha acquistato  una villa, due appartamenti di lusso con alloggi per la servitù, poi  lo Steigenberger Golf and Spa Resort di Camp de Mar, a Maiorca;  un hotel sciistico in Austria, lo Schlosshotel Kitzbühel; due hotel in Germania, l’Hilton Frankfurt City Centre e l’Hilton Frankfurt Gravenbruch; un centro commerciale  a Oberhausen.

 

“La maggior parte delle proprietà europee di Ansari sono detenute tramite una serie di società di comodo, come Tidalwave Holdings I in Lussemburgo, che attraversano diverse giurisdizioni europee prima che i registri degli azionisti conducano infine a una holding di Saint Kitts e Nevis chiamata Smart Global Limited”, e  i documenti societari del Regno Unito indicano Ansari come il beneficiario effettivo finale della società, scrive il Financial Times. Il portafoglio immobiliare congelato all’oligarca  dal governo di Londra equivale a oltre 170 milioni di euro, ma secondo la  rete di società offshore ricostruita dal quotidiano britannico “il valore complessivo”  del suo impero immobiliare   nel Regno Unito e in Europa ammonterebbe a circa 460 milioni di euro. Secondo le fonti  di Bloomberg, con l’espansione dell’impero di Ansari si sarebbe consolidato anche il suo ruolo di tramite finanziario all’estero di Mojtaba Khamenei, “stabilendo relazioni bancarie in tutta Europa e incanalando i profitti derivanti dalle esportazioni di petrolio attraverso un labirinto di società negli Emirati Arabi Uniti”. In nessuno dei documenti visionati dall’agenzia ci sono beni intestati direttamente a Khamenei, molti   sono invece quelli a nome di Ali Ansari, che risulta “il suo principale titolare di conto, delineandolo come   uno degli oligarchi più influenti dell’Iran odierno”, ha detto il ricercatore del Washington Institute Farzin Nadimi. 

 

I problemi per Ansari sono iniziati  una settimana prima dell’annuncio delle sanzioni del Regno Unito, con il collasso della banca Ayandeh,  che negli anni ha accumulato debiti e perdite  per oltre 5 miliardi di dollari. Il regime di Teheran, che tramite il figlio della Guida suprema avrebbe avuto un ruolo centrale nelle operazioni della banca, ha deciso di trasferire attività e passività nella banca statale Melli Bank.  Soltanto due mesi dopo sono iniziate le proteste degli iraniani contro la svalutazione del rial, per le strade intonavano cori contro gli aghazadeh, i figli dell’élite di Teheran che si sono arricchiti grazie alla vicinanza con il regime, a scapito della popolazione.

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