La svolta dell'Ue
Che cosa ha portato Italia, Francia e Spagna a cambiare idea sui pasdaran-terroristi
La designazione del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica come organizzazione terroristica da parte dell'Unione europea ha avuto una lunga gestazione
L’Alta rappresentante della politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, ha annunciato su X che gli stati membri hanno compiuto “il passo decisivo di designare il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica come organizzazione terroristica”. Alla riunione dei ministri degli Esteri a Bruxelles è stato raggiunto il consenso unanime, e la designazione formale dovrebbe arrivare entro la prossima settimana. Qualcosa è cambiato negli ultimi venti giorni, perché al vertice preliminare a livello di ambasciatori del 13 gennaio scorso, Italia, Francia e Spagna avevano bloccato la proposta.
Con la designazione ufficiale dei pasdaran come “entità terroristica”, l’Unione europea si allinea a diversi altri paesi tra cui Stati Uniti e Canada che già riconoscono il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica un’organizzazione terroristica. A novembre del 2025 anche l’Australia aveva approvato un emendamento alla legge antiterrorismo per designare i pasdaran sponsor del terrore, una risposta ai ripetuti attacchi avvenuti l’anno precedente contro le comunità ebraiche australiane.
In Europa la decisione politica ha subìto un’accelerazione anomala negli ultimi giorni. Dopo la repressione violenta delle proteste che va avanti da settimane, Germania, Svezia, Portogallo e altri paesi avevano promosso la discussione della designazione al Consiglio, insieme al nuovo pacchetto di nuove sanzioni economiche contro il regime e i responsabili della mattanza. Poi, due giorni fa, prima l’Italia, con una dichiarazione ufficiale del ministro degli Esteri Antonio Tajani, poi la Spagna, con la decisione fatta filtrare alla stampa dal ministro degli Esteri, José Manuel Albares, e infine la Francia, che mercoledì ha affidato l’annuncio al ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, hanno cambiato ufficialmente posizione ed è caduto l’ultimo ostacolo del consenso unanime.
Per l’Europa definire il Corpo dei guardiani della rivoluzione, l’élite militare e politica iraniana che protegge il regime degli ayatollah con attività che vanno dal controllo interno alla proiezione di potere regionale, non è mai stato un argomento di facile consenso. Ai paesi più falchi nelle relazioni con l’Iran si sono sempre opposti altri tradizionalmente più vicini all’idea di mantenere canali di dialogo e negoziato aperti sempre. La proposta di elencare il gruppo tra le entità terroristiche era stata sollevata anche nel 2023, quando ci furono enormi manifestazioni di protesta contro la brutale uccisione della ventiduenne Mahsa Amini, anch’esse represse nel sangue e nel terrore. Quando il Parlamento europeo aveva votato a favore dell’inserimento dei pasdaran nella lista delle organizzazioni terroristiche, l’Ue non aveva dato seguito alla richiesta. L’allora alto rappresentante Josep Borrell aveva spiegato la decisione con un impasse burocratico-giuridico: dato che non c’è la sentenza di un tribunale europeo che definisca il gruppo come terroristico, non c’è una base formale legale per corroborare la richiesta – aveva detto: “Non si può dire ti considero un terrorista perché non mi piaci”. Il consenso unanime raggiunto, però, contraddice la versione di tre anni fa di Borrell. Una decisione politica può essere presa, anche forzando la burocrazia, se tutti sono d’accordo.
Resta da capire cosa sia successo in questi ultimi venti giorni. Secondo quanto risulta al Foglio, le iniziali resistenze di Tajani sarebbero state cancellate dagli ultimi rapporti dell’intelligence sulla reale repressione che sta avvenendo da settimane dentro ai confini della Repubblica islamica dell’Iran. Piuttosto che continuare a sanzionare chirurgicamente gli alti ufficiali del Corpo, in molti hanno iniziato a convincersi che l’unico modo per mandare un segnale – e bloccare anche la circolazione sul territorio europeo di funzionari iraniani del Corpo – sarebbe stato designarli come terroristi. Oltre a quella della Spagna, da sempre molto attiva a livello diplomatico con l’Iran, la svolta più significativa a livello politico è però quella francese: all’Eliseo sarebbe arrivato lo stesso dossier consultato da Tajani, ma per il presidente Emmanuel Macron si tratta anche di una responsabilità politica. Da un lato ci sono i due cittadini francesi, Cécile Kohler e Jacques Paris, che sono stati scarcerati dalle autorità iraniane a novembre e da allora si trovano nel limbo dell’ambasciata francese a Teheran senza ancora il via libera per lasciare il paese. E sul dossier nucleare Parigi è il paese europeo, parte del formato E3, con la linea più rigida verso Teheran: alla luce della repressione, il suo posizionamento appare una conseguenza coerente anche con le pressioni arrivate dall’opinione pubblica, da Berlino – e poi, qualche giorno fa, anche dall’Italia. Tutto questo nell’attesa di un potenziale attacco all’Iran da parte dell’America di Donald Trump, che continua a essere considerato “imminente”. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito l’inserimento dei Guardiani della rivoluzione nella lista Ue delle organizzazioni terroristiche un “grave errore strategico”. Poco dopo, il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha annunciato esercitazioni militari navali a fuoco vivo di fronte allo Stretto di Hormuz per domenica e lunedì prossimi.