Si tratta

L'Invenzione russa della "formula di Anchorage" e i negoziati ad Abu Dhabi

Micol Flammini

I russi negoziano con Budanov, la spia che vogliono fare fuori, e la posizione di Mosca rimane sempre la stessa, attaccata ad accordi (mai conslusi) in Alaska. Il trilaterale sui territori, le offerte americane e la soluzione impossibile senza referendum

Un simpatico profilo su Instagram, dedicato al capo dell’intelligence ucraina e ora capo dell’Ufficio della presidenza, Kyrylo Budanov, ha pubblicato un video generato con l’intelligenza artificiale con la spia più famosa dell’Ucraina che atterra ad Abu Dhabi, trasportato da un tappeto volante. Budanov è in giacca e cravatta, come si mostra ultimamente, da quando ha ricevuto l’incarico presso l’Ufficio della presidenza ha abbandonato felpe, pile e mostrine e oggi è la persona che ha più libertà negoziale per Kyiv, dopo il presidente Volodymyr Zelensky. Al di là degli scherzi dei suoi ammiratori, Budanov  ieri è davvero arrivato nella città emiratina, dove si tratterrà ancora oggi per un trilaterale con americani e russi. 

 

                        
Gli ucraini si sono messi comodi, sapendo che la guerra dura da troppo, che il Cremlino vorrà sicuramente sfruttare l’inverno e che un cattivo accordo non è negli interessi dell’Ucraina. Il compito non è semplice per la delegazione di Kyiv, ha a che fare con la creatività: i negoziatori dovranno trovare un modo per fermare il disco rotto di Mosca che continua a ripetere le stesse condizioni per far finire la guerra, con l’obiettivo di logorare l’Ucraina e la sua leadership fino a quando non sarà nelle condizioni di accettare qualsiasi cosa. Il disco rotto si ripete da quattro anni, gli ucraini cercano un varco per fermarlo. Gli americani hanno offerto a Kyiv soldi e vaghe garanzie di sicurezza ancora non definite, per avere in cambio la cessione del Donbas. Zelensky può accettare soltanto politicamente, ma non può ordinare ai suoi soldati di abbandonare città fondamentali per la difesa del resto del paese, come Kramatorsk o Sloviansk. La decisione finale spetta agli ucraini, la previsione è che boccerebbero la proposta: ognuno ha vittime in famiglia, la guerra ha toccato tutti, le persone si chiedono per cosa hanno combattuto se alla fine devono regalare territori a Mosca. Il compito dei negoziatori ad Abu Dhabi è trovare un compromesso, che Putin  continua a rifiutare, come un disco rotto. 
 

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  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)