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Editoriali
Il mistero della nave (iraniana) fantasma in Sudafrica
La corvetta di Teheran avrebbe partecipato all'esercitazione militare congiunta condotta dalla Cina nelle acque sudafricane. Ora il presidente Ramaphosa sta cercando di tenersi fuori per paura di essere colpito dai dazi americani e ha istituito una commissione d'inchiesta su quanto accaduto
Ieri il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha annunciato di aver istituito una commissione d’inchiesta riguardo alla partecipazione dell’Iran alle esercitazioni militari congiunte nelle acque sudafricane: “Le esercitazioni sono state condotte dalla Cina, e noi eravamo solo le acque ospitanti”, ha detto Ramaphosa, e ha assicurato di aver sollevato il problema con Pechino. Il Sudafrica, che fa parte dei Brics, si trova in una situazione complicata sin dalla scorsa settimana, quando alla cerimonia d’apertura dell’esercitazione navale dei Brics a guida cinese, “Exercise Will for Peace 2026”, è comparsa la corvetta iraniana IRIS Naghdi, proprio negli stessi giorni in cui il regime di Teheran massacrava per le strade i manifestanti. E l’intera esercitazione, che si è chiusa qualche giorno fa, si è trasformata in un pasticcio diplomatico, sia per quanto riguarda la catena di comando al governo sudafricano, sia per le relazioni con Washington e Pechino.
Secondo quanto riportato dalla stampa, infatti, alla nave iraniana era stato chiesto di non partecipare agli addestramenti, ma poi nelle prime ore del 13 gennaio scorso la corvetta si è allontanata dal porto con alcune navi cinesi e russe per delle attività. Nell’agosto del 2025 il capo delle Forze armate sudafricane, il generale Rudzani Maphwanya, era volato a Teheran senza l’autorizzazione del governo, e qualche giorno fa le stesse Forze di difesa nazionali sudafricane avevano pubblicato la Naghdi tra le navi partecipanti in un post su Facebook, poi cancellato. L’ambasciata americana a Pretoria aveva protestato. Ramaphosa ora sta cercando di tenersi fuori, spinto – più che dall’inopportunità di ospitare i militari di un paese autoritario che reprime il dissenso – dalla possibilità di finire tra i paesi potenzialmente colpiti dai dazi annunciati da Trump contro chi fa affari con l’Iran, e in vista dell’approvazione al Congresso dell’African Growth and Opportunity Act, che garantisce ai produttori africani dei paesi ammissibili un accesso al mercato statunitense senza dazi doganali. Ma l’equilibrismo di alcuni paesi, in bilico fra allineati e non allineati, non sempre funziona.