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La via stretta di Merz con Trump. Oggi l'incontro a Davos. Una proposta di intesa

Daniel Mosseri

Il cancelliere tedesco si smarca dalla linea dura di Macron contro il presidente americano e vorrebbe proporre agli Usa un accordo che migliori la sicurezza nell'Artico: "Protezione e sorveglianza dovranno essere effettuate insieme a stretti alleati", dice il professore Jacobsen

Berlino. Friedrich Merz, europeista e atlantico, soffre sulla propria pelle il braccio di ferro fra Stati Uniti e Danimarca (ovvero l’Europa) sulla Groenlandia. Il cancelliere tedesco aspira a ricucire lo strappo tra le due sponde dell’Atlantico ma Donald Trump non lo aiuta. Parlando lunedì notte da Palm Beach il presidente degli Stati Uniti ha chiarito: “Noi dobbiamo averla e loro (i danesi) devono cederla”, visto che “non possono neppure proteggerla”. Niente di personale. “In Danimarca le persone sono meravigliose, ma in Groenlandia non ci vanno nemmeno. Solo perché una nave è passata di lì 500 anni fa, questo non ti dà il diritto di proprietà”. Trump, che sa di essere indigeribile ma non è uno sprovveduto, ha messo le mani avanti aggiungendo: “Io ho fatto più di qualsiasi altro presidente americano per la Nato. Ho costretto gli stati membri ad arrivare al 5 per cento (del pil per la Difesa) e a pagare; prima era il 2 per cento e non pagavano”.

 

Il cancelliere prevede di incontrare Trump oggi a Davos. “Se necessario proteggeremo gli interessi europei e gli interessi nazionali tedeschi”, ha affermato rispondendo alla minaccia trumpiana di imporre un dazio del 10 per cento (e del 25 dal 1 giugno) sui beni di otto paesi europei, Germania inclusa, “colpevoli” di aver mandato propri militari sull’isola. Nelle stesse ore l’Ufficio federale di statistica certificava come nei primi undici mesi del 2025 la Germania abbia esportato verso gli Stati Uniti beni per 135,8 miliardi ossia il 9,4 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2024. E mentre le importazioni dagli Stati Uniti sono aumentate del 2,2 per cento a 86,9 miliardi di euro, l’avanzo commerciale tedesco nei confronti degli Stati Uniti si è ridotto a 48,9 miliardi di euro nel periodo – il livello più basso dalla pandemia di coronavirus. I dazi di Trump, insomma, fanno male. Merz ha assicurato che Berlino prende sul serio le preoccupazioni dell’alleato sulla Groenlandia e ha ricordato che una volta gli americani avevano oltre 21 mila soldati sull’isola. “Attualmente ce ne sono meno di 200: di conseguenza anche l’analisi delle minacce degli Stati Uniti non è così drammatica come viene presentata”.

 

Quindi no ai dazi, che finirebbero per pesare sulle tasche degli americani, ha continuato Merz, ma anche no alla linea dura di Emmanuel Macron contro Trump. “La Francia è colpita dai dazi americani in misura diversa da noi, e a questo proposito capisco che il presidente francese voglia reagire un po’ più duramente di noi”, ha aggiunto fermando la proposta francese di attivare lo strumento europeo anti coercizione (Iac). Per Berlino non serve una guerra commerciale ma un’intesa. Quale? Un’ipotesi la presenta al Foglio Marc Jacobsen, professore associato al Royal Danish Defence College ed esperto di Artico. Jacobsen premette che non ci sono navi cinesi o russe nelle acque groenlandesi, come sostiene Trump. Ma poiché l’isola ha una superficie pari alla metà dell’Europa occidentale, “protezione e sorveglianza dovranno essere effettuate insieme a stretti alleati, proprio come hanno fatto la Danimarca e gli Stati Uniti dal secondo Dopoguerra. Aumentare la presenza della Nato potrebbe essere un possibile passo successivo per migliorare la sicurezza nell’Artico”. Dettaglio non irrilevante: gli strumenti ci sono già. Gli Stati Uniti hanno avuto una presenza militare significativa in Groenlandia durante la Seconda guerra mondiale e la Guerra fredda, con quattro basi navali e 13 basi di terra. Dopo la fine della Guerra fredda, gli Stati Uniti hanno ridotto la loro presenza militare in Groenlandia perché la Russia non era più considerata una minaccia esistenziale, “ma la base aerea di Thule, oggi la Pituffik Space Base, ha continuato a svolgere un ruolo chiave nel sistema di allarme preventivo per missili balistici (Bmews). In conformità con l’accordo di difesa tra gli Stati Uniti e la Danimarca del 1951, aggiornato nel 2004 con la firma della Groenlandia, gli Stati Uniti possono oggi aumentare la loro presenza militare in Groenlandia”.

 

L’importante, per Merz, è fare presto. Il cancelliere atlantico sfidato in casa dalle estreme sovraniste non deve aver gradito l’ultimo sondaggio Forsa secondo cui soltanto il 18 per cento dei tedeschi vede gli Stati Uniti di Trump come un partner affidabile per l’Europa. Anche tra i sostenitori dell’AfD, filorussa ma ammaliata dal movimento Maga, il 51 per cento vede gli Stati Uniti come un avversario. Una valutazione molto pronunciata tra i sostenitori dei Verdi (83 per cento), dei socialcomunisti della Linke (82), della Spd (77) e della stessa Cdu/Csu (76) di Merz.


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