Soldati americani dopo avere distrutto una stazione radio tedesca e una base meteorologica in Groenlandia nel 1943 (Getty)
guerra segreta
La milizia delle slitte. La formidabile unità che cacciò i nazisti dalla Groenlandia
Molto prima delle tensioni attuali, la Groenlandia fu un nodo strategico globale. Nella Seconda guerra mondiale l’isola fu decisiva per fermare i tedeschi. Così un'operazione con esploratori inuit e cani da slitta aiuto la vittoria alleata e gettò le basi della cooperazione atlantica. Un episodio dimenticato
Oggi non sappiamo se, o addirittura quando, la Groenlandia possa diventare terreno di un conflitto che spezzi in due l’asse atlantico, ma sappiamo che, se si guarda la storia, è proprio attorno alla Groenlandia che si sono formati i presupposti per quella che sarebbe poi stata la Nato, oltre che, e non è un dettaglio da poco, della vittoria degli Alleati nella Seconda guerra mondiale.
Negli anni Quaranta, la Groenlandia si trovò suo malgrado al centro di una delle meno note e più cruciali battaglie della Seconda guerra mondiale, nella quale, tra le altre cose, le forze americane si unirono a quelle – tanto esigue, quanto formidabili – degli Inuit della Sledge Patrol, la “milizia delle slitte”.
La storia è stata raccontata dal giornalista danese Peter Harmsen nel libro “Ice and Fury” e ruota attorno al tentativo nazista di insediare alcune stazioni meteo sulle coste dell’isola. Controllare il meteo groenlandese sarebbe stato un vantaggio tattico per le forze tedesche in quanto, all’epoca, la Groenlandia era considerata la “cucina” del tempo atmosferico europeo, ossia il posto nel quale la pioggia o il sole europei venivano preparati per poi essere “serviti” sul continente. Per l’aviazione tedesca, conoscere quei dati era cruciale e per questo i tedeschi tentarono di stabilire quattro basi meteorologiche sulle impervie coste groenlandesi. E sempre per questo gli Alleati fecero di tutto per impedirlo.
Questo “di tutto” si tradusse in un’operazione guidata dal comandante della Guardia costiera americana, Edward “Iceberg” Smith. Smith era, in quel momento, una specie di figura mitologica della Marina americana, la cui leggenda iniziò la notte dell’affondamento del Titanic. Dopo quella tragedia, infatti, ci si rese conto che era quantomeno imprudente lasciare che le navi passeggeri andassero liberamente in giro per le acque ghiacciate e piene di iceberg del Nord Atlantico. Così non solo gli Stati Uniti diedero il via a un programma speciale della Guardia costiera, l’Ice Patrol, che pattugliasse le acque del Nord Atlantico, ma avviarono anche un programma di studi presso l’università di Harvard che potesse fornire dati e previsioni sullo stato degli iceberg in quel tratto di mare. “Edward Smith – si legge sul sito del museo della Guardia costiera americana – sviluppò un metodo per prevedere il numero annuale di iceberg che si spostavano verso sud dalla Groenlandia e divenne il primo ufficiale della Guardia costiera a conseguire un dottorato di ricerca”.
Così, quando Roosevelt si rese conto che era solo questione di tempo prima che la guerra diventasse anche una faccenda americana e che i tedeschi avevano grandi mire strategiche sull’isola, in quel momento protettorato americano, diede incarico a Smith di mettere insieme un’unità speciale formata da soldati inuit, gli unici in grado di muoversi in quel terreno impervio e sconosciuto, oltre che gli unici in grado di usare le slitte trainate dai cani, l’unico mezzo di trasporto possibile da quelle parti. Così, Smith avviò una specie di reclutamento, raccogliendo attorno a sé una forza di quindici uomini, che, al massimo della loro espansione, divennero 27: una truppa fatta di danesi, inuit e norvegesi, oltre che di molti e resistenti cani.
Le truppe americane erano certe che ci fossero basi naziste in Groenlandia, ma non sapevano come trovarle, tra nebbia, neve e ghiaccio, così l’incarico per la Sledge Patrol fu quello di cercare e trovare gli avamposti segreti dei nazisti e le loro stazioni meteo. Poi, a distruggerli, se fosse stato il caso, avrebbero pensato gli americani. Ma prima bisognava trovarli, muovendosi in un territorio nel quale le forze americane non avrebbero saputo raccapezzarsi. Così la Sledge Patrol pattugliò centimetro per centimetro il sud-est della Groenlandia, arrivando a individuare la base di Sabine Island, la cui presenza era stata tradita da un filo di fumo che usciva da un comignolo. Episodi simili si ripeterono per le altre basi in cui i tedeschi stavano cercando di erigere stazioni meteo, salvo essere scovati dalle “pattuglie sulla slitta”.
Alla fine della guerra i comandanti (danesi, ovvio) di quella milizia tanto improbabile quanto efficace furono onorati con la Legion of Merit ed Eli Knudsen, l’unico caduto della milizia, ricevette un’onoranza postuma. Nel 1945 la Sledge Patrol fu sciolta, salvo poi essere ricostituita nel 1947, in ottica della Guerra fredda. Al momento, se a qualcuno dovesse interessare, risulta ancora attiva come unità della Marina reale danese.