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Editoriali

Se nel Consiglio per la Pace a Gaza entrano Putin e Lukashenka il piano perde credibilità

Redazione

A Davos, il presidente americano dovrebbe annunciare i membri del Board. Ma Russia e Bielorussia hanno fatto sapere di aver ricevuto l'invito di Trump a farne parte. Se così dovesse essere, la decisione della Casa Bianca fa venire il dubbio che ci sia poco di concreto: sicuramente non sarà il Cremlino a disarmare Hamas

Gli annunci sovrastano la praticità di un piano che, fino a questo momento, ha mostrato di essere abbastanza efficace nella prima delle tre fasi che lo compongono e quasi infattibile, per mancanza di volontà, nella seconda. Con il piano di Donald Trump è stato possibile il ritorno degli ostaggi vivi tenuti prigionieri per due anni nella Striscia di Gaza, il rientro di quasi tutti gli ostaggi morti, un cessate il fuoco rotto da attacchi dei terroristi di Hamas e dalle risposte di Israele. Trump ha annunciato che la seconda fase sta iniziando, anche se affinché inizi sul serio Hamas deve essere disarmato e il gruppo non ha alcuna intenzione di cedere le armi e vuole mantenere il potere nella parte di Striscia di Gaza sotto il suo controllo.

 

Uno degli annunci più attesi riguarda i membri del Consiglio della pace che sarà proprio Trump a presiedere. I nomi stanno iniziando a uscire, l’annuncio ufficiale dovrebbe essere fatto al Forum di Davos. Oltre ai leader delle nazioni mediorientali, di alcuni paesi europei – tra i quali l’Italia, la Francia e la Germania – ieri il Cremlino ha fatto sapere che Vladimir Putin ha ricevuto da parte di Trump l’invito a entrare nel Consiglio. Anche dalla Bielorussia hanno fatto sapere, mostrando il documento, che il dittatore Aljaksandr Lukashenka è stato invitato con una lettere firmata dal presidente americano. Putin ha ormai perso gran parte delle sue leve in medio oriente, è un leader guerrafondaio, che finora ha rifiutato ogni offerta di pace. Lukashenka è il suo sgherro, dipendente dal capo del Cremlino, prende ordini senza avere nessuna capacità negoziale per il suo paese figuriamoci se può contare qualcosa in medio oriente o anche soltanto avere denaro per investire nel futuro di Gaza. Se la volontà della Casa Bianca è fare del Consiglio della pace un’entità con il consenso più vasto possibile, invitare leader come Putin e come Lukashenka fa perdere qualsiasi valore e credibilità all’iniziativa e fa venire il dubbio che oltre agli annunci, ci sia poco di concreto: sicuramente non sarà il Cremlino a disarmare Hamas.

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