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L'analisi

Machado e Rodríguez si contendono le attenzioni di Trump

Luciano Capone

La leader dell'opposizione si presenta alla Casa Bianca con la medaglia d'oro del Nobel per la pace appena vinto. Ma il presidente degli Stati Uniti, per ora, è contento dell’obbediente Delcy che ha dimenticato Maduro, liberato i primi prigionieri politici e consegnato a Washington il suo petrolio

Come annunciato, María Corina Machado si è presentata alla Casa Bianca con un dono ambito da Donald Trump: la medaglia d’oro del Nobel per la pace, appena vinto dalla leader dell’opposizione venezuelana, insieme a una placca in cui si riconosce l’impegno del presidente americano per la libertà del Venezuela. E’ chiaro che il ripristino della democrazia del suo paese, la battaglia della sua vita le interessi di più del premio ricevuto a Oslo. Pertanto la rinuncia non è un problema visto che l’adulazione è diventata, ai tempi di Trump, un elemento fondamentale di diplomazia. 

Per giunta, su questo fronte  è in aperta gara con Delcy Rodríguez. La donna che ha preso il posto di Maduro alla guida del regime ha fatto di tutto per oscurare l’impatto della visita di Machado: ha chiesto di essere ricevuta prima di lei a Washington, ma è riuscita solo a ottenere in anticipo una telefonata con Trump. Che è andata molto bene.

Rodríguez ha parlato di una “cortese conversazione” con il presidente degli Stati Uniti su una “agenda di lavoro bilaterale benefica per i nostri governi”. Nessun riferimento a Maduro e alla moglie, catturati e detenuti negli Stati Uniti dopo il blitz militare. “Abbiamo avuto un’ottima conversazione, è una persona fantastica”, ha invece detto Trump, che in passato aveva avuto parole di disprezzo per Machado (“non ha sostegno e supporto nel paese”).

D’altronde, come dargli torto? Il regime chavista ha archiviato i toni antiamericani, dimenticato il suo “presidente rapito”, liberato i primi prigionieri politici e consegnato a Washington le chiavi dell’industria petrolifera. Trump è il padrone del Venezuela: lui dice e Delcy esegue. Gli Stati Uniti oggi hanno sequestrato un’altra petroliera, la sesta da dicembre, hanno incassato i primi 500 milioni di dollari dalla vendita di greggio venezuelano e ricevuto nuove richieste di licenze per esportare da parte delle compagnie petrolifere. In sostanza, quello stesso regime che per decenni ha accusato Machado di essere una pedina dell’imperialismo yankee si è trasformato in una marionetta nelle mani di Trump per poter restare aggrappato al potere.

Se ora i comunisti obbediscono a ogni comando, perché Trump dovrebbe cambiare governo o preferirne uno democratico? Convicerlo è difficile per Machado, che però ha buoni alleati nel Partito repubblicano e nell’Amministrazione. Questa non è infatti la prima visita alla Casa Bianca, era già stata invitata nel 2005 dal George Bush Jr, quando era un’attivista che si opponeva al caudillo Hugo Chávez. Negli anni ha stretto rapporti con vari esponenti del Gop e in particolare con il segretario di stato, Marco Rubio, che è l’autore della strategia in tre fasi per il Venezuela: stabilizzazione politica, ripresa economica e transizione democratica. María Corina Machado secondo tutti i sondaggi è di gran lunga la politica più apprezzata dai venezuelani, ma Delcy Rodríguez è la più gradita a Trump. E questo, per ora, è ciò che conta: le elezioni possono aspettare.

 

 

 

  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali