Steve Erlanger (Google creative commons)
La Nato nel mirino
L'Ue sia solidale con i danesi “senza fare promesse che non può mantenere”, ci dice Steve Erlanger
Donald Trump vuole la Groenlandia "con le buone o con le cattive", quindi anche con la forza. "Penso che i danesi, la Nato e l’Ue debbano continuare a collaborare con il Congresso e la Casa Bianca per trovare una via d’uscita diplomatica". Parla il capo corrispondente diplomatico del New York Times
“La Groenlandia deve essere statunitense”, ha ripetuto il presidente americano, Donald Trump, che vuole il territorio artico “con le buone o con le cattive”, quindi anche con la forza. L’Europa ha risposto. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato: “Gli abitanti della Groenlandia possono contare su di noi”, e anche il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto sapere che se si colpirà la sovranità di una nazione europea, “gli effetti a catena saranno senza precedenti”.
“Ma la Groenlandia è anche un membro della Nato, in quanto provincia semi-autonoma della Danimarca”, dice al Foglio Steven Erlanger, capo corrispondente diplomatico del New York Times. “Le minacce già di loro sono abbastanza gravi, figuriamoci poi la bramosia di avere il territorio di qualcun altro”, dice delle mire trumpiane. L’articolo 5 del trattato della Nato è molto chiaro: se si attacca un paese membro, è come attaccare tutti gli altri. Un articolo che nasce per proteggersi da paesi esterni all’Alleanza, e che difficilmente si pensava di tirarlo fuori per le intimidazioni di un paese fondatore. “Un’azione militare verso un alleato Nato danneggerebbe profondamente l’Alleanza, e la credibilità dell’America dentro l’Alleanza”, dice Erlanger, e “potrebbe distruggere l’Alleanza. Ma, ad essere sinceri, l’Ucraina è più importante della Groenlandia, e molti governi europei la vedranno in questo modo. Sarebbe una sfida enorme per tutti quanti”.
Il consigliere trumpiano Stephen Miller, architetto dell’anti immigrazione Maga, ha detto alla Cnn che “nessuno combatterà militarmente contro gli Stati Uniti per la Groenlandia”. Nasce naturale la domanda: per quale nazione si può combattere militarmente contro gli Stati Uniti? Erlanger, “da persona razionale”, dice di non riuscire a concepire l’idea, non riesce a capacitarsi che gli Stati Uniti possano andare in guerra contro un alleato Nato. Sarebbe qualcosa che cambierebbe completamente gli equilibri globali degli ultimi decenni.
Intanto ieri il segretario di stato Marco Rubio ha incontrato i ministri degli Esteri di Copenaghen e di Nuuk, alla Casa Bianca, assieme al vicepresidente J. D. Vance. “Le negoziazioni sono in corso”, dice Erlanger. Ma cosa può fare l’Ue? “L’Europa deve mantenere la solidarietà con la Danimarca, senza fare promesse che non può mantenere”. Se gli Stati Uniti continuano a minacciare, ci si chiede quale sarebbe per l’Europa la situazione ideale, in caso di acquisto, cessione o controllo americano del territorio artico: “Il miglior risultato possibile, se Trump dovesse insistere, sarebbe che i groenlandesi votassero per l’indipendenza e poi si associassero agli Stati Uniti”, dice il giornalista del New York Times. “Ma anche questo è improbabile. Gli Stati Uniti, in base al patto del 1951 con la Danimarca, possono fare praticamente tutto ciò che vogliono in termini di rafforzamento della sicurezza in Groenlandia. Penso che i danesi, la Nato e l’Ue debbano continuare a collaborare con il Congresso e la Casa Bianca per trovare una via d’uscita diplomatica, con un maggiore impegno della Nato in Groenlandia e nell’estremo nord, almeno per rispondere alla richiesta di maggiore sicurezza”. Trump ripete che l’Artico è pieno di navi russe e cinesi, e che il territorio danese è fondamentale per la sicurezza dell’occidente. Erlanger spiega però che una maggior presenza militare americana nella regione non dovrebbe toccare particolarmente le relazioni con la Russia, o con la Cina: “Sono acque internazionali. Ma è sicuramente un valore deterrente per una presenza più forte degli Stati Uniti”.
Il cambio della dottrina di politica estera di Trump sta creando una frattura dentro il mondo Maga, tra la vecchia guardia America first e i falchi espansionisti. “Ma è difficile da dire”, spiega Erlanger, se questo avrà degli effetti sull’elettorato: “Per i Maga l’imperialismo nell’emisfero occidentale va bene”, perché viene “venduto come lotta alla droga e all’immigrazione clandestina. La cosa sfortunata è che la Groenlandia appartiene alla Danimarca, che è piuttosto lontana, quindi è un obiettivo allettante per Trump. L’intervento in Iran, tuttavia, non sarebbe popolare nel mondo Maga e America first”. Si parla già di una gara dentro il Partito repubblicano tra l’isolazionista Vance e il falco Rubio. “Il segretario di stato sta cercando di mantenere la macchina in carreggiata. E molti sono impressionati dai suoi sforzi. Ma siamo soltanto all’inizio di questo mandato. Dubito che il segretario di stato rimarrà in carica per quattro anni. Mi aspetto che sia lui sia Vance si candidino alle primarie repubblicane al prossimo giro, ma lo faranno anche altri. E’ troppo presto per dire qualcosa di sensato”.
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