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Il gelo al vertice

Le minacce di Trump sulla Groenlandia aumentano la distanza fra Nuuk e Danimarca

Giulio Silvano

I politici groenlandesi hanno minacciato di voler negoziare e dialogare con l’America senza la presenza del governo danese. Mentre negli Stati Uniti alcuni repubblicani alla Camera hanno presentato un disegno di legge che faciliterebbe l’acquisizione o la conquista dell’isola artica

Le mire espansioniste nell’Artico di Donald Trump – “ci prenderemo la Groenlandia in un modo o nell’altro” – stanno allargando la frattura tra Copenaghen e Nuuk, la capitale del territorio danese. Le pressioni hanno funzionato nell’esacerbare il rapporto tra Danimarca e Groenlandia, che dal 1979 va verso una sempre maggiore autonomia. La scorsa settimana le autorità di Nuuk e Copenaghen si sono parlate in un vertice video su Microsoft Teams e sono volate parole grosse, con accuse di neocolonialismo da parte del governo danese. Ma soprattutto i politici groenlandesi hanno minacciato di voler negoziare e dialogare con l’America senza la presenza del governo danese, e un membro del partito di opposizione groenlandese ha dichiarato che si dovrebbe dialogare con Trump senza “il cappotto” di Copenaghen.

 

Oggi il segretario di stato e “viceré del Venezuela”, Marco Rubio, incontrerà il ministro degli esteri danese, Lars Rasmussen, e quella groenlandese, Vivian Motzfeldt. La richiesta dell’incontro è arrivata dal paese europeo e membro della Nato, dopo le minacce continue, diventate più spaventose e realistiche dopo la cattura di Maduro. Il vicepresidente J. D. Vance ha detto di voler partecipare, e così ospiterà gli europei e i groenlandesi alla Casa Bianca. “Il motivo per cui abbiamo voluto questo incontro”, ha detto Rasmussen, “è portare avanti la discussione, chiuderci in una stanza, guardarci negli occhi e parlare di queste cose”. Uno degli eventuali obiettivi di Copenaghen è cercare di avere una maggior presenza militare sull’isola sotto la bandiera della Nato, comprese truppe americane, sperando che questo possa smorzare le mire di stravolgimento di status del territorio. L’ambasciatore americano in Danimarca è Ken Howery, cofondatore di Paypal insieme a Elon Musk e Peter Thiel e parte di quella techno destra libertaria che vorrebbe trasformare la Groenlandia in un paradiso utopico dell’Ai e delle crypto, considerata la presenza di metalli e minerali rari e le condizioni climatiche ideali per i server.

 

Mentre dalle minacce si passa agli incontri diplomatici, a Capitol Hill si cerca di facilitare, o di bloccare, l’espansione Maga sull’Artico. Alcuni repubblicani alla Camera hanno presentato un disegno di legge che faciliterebbe l’acquisizione o conquista dell’isola artica per trasformarla nel 51esimo stato americano. Il deputato trumpiano Randy Fine lunedì ha presentato il Greenland Annexion and Statehood Act, dove si legge: “Il presidente è autorizzato a negoziare con il regno di Danimarca, ad annettere o acquisire in altro modo la Groenlandia trasformandola in un territorio Usa”. Ci sono però diversi repubblicani, come il libertario Rand Paul e l’ex super-Maga Marjorie Taylor Greene, che sono contrari. Le loro rimostranze mostrano la forte divisione interna al GoP tra espansionisti, guidati da Rubio, e isolazionisti America first!, di cui Steve Bannon resta la guida morale. Si tratta di una divisione su cui si stanno già giocando i nomi per le presidenziali del 2028. Anche i democratici al Congresso hanno presentato una legge, in questo caso che rallenti le ambizioni imperialiste di Trump. Il deputato dem Jimmy Gomez ha portato in aula il Greenland Sovereignty Protection Act, che bloccherebbe il presidente dall’utilizzare fondi pubblici “per l’invasione, l’annessione, l’acquisto, o altre forme di acquisizione” del territorio da parte del governo americano.

 

Un’altra nazione apertamente toccata dalle minacce espansionistiche trumpiane è il Canada, storica nazione alleata degli Stati Uniti e principale partner commerciale, su cui il presidente aveva pure ironizzato, forse, a inizio mandato, dicendo di volerlo trasformare in uno stato a stelle e strisce. L’ex ambasciatore canadese all’Onu, Bob Rae, parlando col Financial Times, ha detto che Trump con le sue mire ha acceso delle tensioni globali “che non si vedevano dalla Seconda guerra mondiale”, e ha invitato il primo ministro Mark Carney a dare una risposta più forte, perché l’Artico “è anche una questione canadese”. Il cruciale passaggio a nord-ovest è considerato territorio di Ottawa, ma Washington sostiene che si trovi in acque internazionali.

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