Dietro al sequestro

Cosa vuole fare Trump con la lotta nell'acqua contro le petroliere

Micol Flammini

Gli Stati Uniti sequestrano due petroliere, di cui una  russa, ma parlano di “flotta ombra venezuelana”. Il corpo a corpo sul petrolio e il rifiuto di Washington a unire i puntini fra Russia, Cina  e Iran (basterebbe seguire le rotte)

La vecchia e arrugginita Bella 1 era partita dall’Iran in agosto, con l’obiettivo di approdare in Venezuela. Batteva bandiera della Guyana, ma in Venezuela, dove avrebbe dovuto caricare il petrolio, non è mai arrivata: ha bruscamente cambiato rotta nel Mar dei Caraibi, per evitare  un abbordaggio da parte della Guardia costiera degli Stati Uniti. Da quel momento è incominciato un inseguimento nelle acque dell’Oceano Atlantico durato due settimane, durante le quali Bella 1 ha cambiato nome in Marinera, è stata registrata in Russia e l’equipaggio ha dipinto lungo la fiancata una bandiera russa molto approssimativa. Bella 1 era sanzionata come parte della flotta ombra di Mosca, in due settimane è diventata ufficialmente russa, tanto che il ministero della Difesa aveva preso la decisione di farla scortare da navi e anche da un sottomarino. La decisione di Mosca è insolita, la flotta ombra serve a portare avanti gli interessi economici del Cremlino senza che il petrolio trasportato possa essere ricollegato direttamente alla Russia, ma questa volta  era prioritario disincentivare il sequestro americano, per questo il Cremlino ha frettolosamente registrato la petroliera come russa e mandato rinforzi a scortarla. Non è servito: quando la Marinera navigava fra la Scozia e l’Islanda, il 160esimo Reggimento di aviazione Night Stalkers  ha proceduto al sequestro con l’aiuto di antisommergibili P-8 Poseidon, F-35 e cannoniere, con il sostegno anche delle Forze armate del Regno Unito. Mosca non è riuscita a fermare il sequestro, pensava che la bandiera russa avrebbe tenuto lontani gli Stati Uniti, ma Washington non aveva intenzione di arretrare. Le reazioni istituzionali dalla Russia sono state di condanna, anche se tiepide rispetto alla solita veemenza di Mosca.  Il ministero dei Trasporti ha chiamato in causa i trattati internazionali, il ministero degli Esteri ha invece raccomandato di lasciar tornare a casa l’equipaggio – poco dopo la Casa Bianca ha detto che non è escluso venga portato negli Stati Uniti e processato, “se necessario”. Altri deputati della Duma hanno iniziato a chiedere una reazione  militare contro la Marina americana. L’inseguimento della Marinera, il cambio di nome, il disegno della bandiera sulla fiancata hanno contribuito a rendere la storia della rotta della petroliera avvincente, ma con meno clamore, senza inseguimenti, nel Mar dei Caraibi, quasi in contemporanea con il sequestro della nave russa, gli Stati Uniti hanno abbordato un’altra petroliera, la M/T Sophia, che batteva bandiera camerunense e secondo Marine Traffic, il sito che monitora il traffico navale in tempo reale, è gestita dalla Greetee Co., registrata in Cina,  e trasportava due milioni di barili di petrolio venezuelano, caricati fra il 26 e il 29 dicembre. 
La segretaria per la Sicurezza interna degli Stati Uniti, Kristi Noem, ha annunciato i sequestri delle due imbarcazioni, scrivendo su X: “I criminali di tutto il mondo sono allertati. Potete scappare ma non potete nascondervi”. Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha scritto: “Il blocco del petrolio venezuelano, sanzionato e illecito, rimane IN PIENO VIGORE, ovunque nel mondo”. Finora era stata soprattutto l’Ucraina a prendere provvedimenti contro la flotta ombra russa, che porta in giro per il mondo il petrolio sanzionato di Mosca. I servizi di sicurezza di Kyiv avevano portato avanti sabotaggi stupefacenti per  togliere a Mosca una delle principali entrate per finanziare la guerra. E’ la prima volta che gli Stati Uniti intervengono direttamente, ma l’obiettivo non è la flotta ombra di Putin, tanto che la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha definito le due imbarcazioni parte “della flotta ombra venezuelana”. Per l’Amministrazione americana il punto è   intensificare l’embargo sul petrolio di Caracas.  A guardare la mappa della rotta della Marinera si vede con chiarezza il disegno del legame fra i regimi di Russia,  Iran, Venezuela e Cina. Unire i puntini, dall’Ucraina al medio oriente, dall’Indo-Pacifico alla Groenlandia, non è nell’interesse di Trump.
   
 

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  • Micol Flammini
  • Micol Flammini è giornalista del Foglio. Scrive di Europa, soprattutto orientale, di Russia, di Israele, di storie, di personaggi, qualche volta di libri, calpestando volentieri il confine tra politica internazionale e letteratura. Ha studiato tra Udine e Cracovia, tra Mosca e Varsavia e si è ritrovata a Roma, un po’ per lavoro, tanto per amore. Nel Foglio cura la rubrica EuPorn, un romanzo a puntate sull'Unione europea, scritto su carta e "a voce". E' autrice del podcast "Diventare Zelensky". In libreria con "La cortina di vetro" (Mondadori)