Ansa
Trasloco in via Bankova
Zelensky mette Budanov a capo dell'Ufficio presidenziale
Finisce l’èra di Yermak: il capo dei servizi segreti affiancherà il presidente ucraino. La decisione è militare e politica. Ecco le sfide per il paese e quelle personali
Kyiv. Il 4 gennaio, il capo dell’intelligence ucraina, insignito del titolo di eroe dell’Ucraina, Kyrylo Budanov, compirà 40 anni. Celebrerà questo anniversario con un incarico nuovo e inaspettato: quello di capo dell’Ufficio del presidente dell’Ucraina. Il precedente capo dell’amministrazione presidenziale, Andriy Yermak, si è dimesso il 28 ottobre scorso, a seguito di un importante scandalo di corruzione che ha coinvolto persone vicine a Volodymyr Zelensky. La nomina di Budanov è un tentativo delle autorità di uscire da una situazione difficile, secondo il politologo Volodymyr Fesenko: “Grazie alla sua reputazione positiva, la società lo percepisce come un eroe di guerra”, spiega al Foglio. Kyrylo Budanov lavora nell’intelligence dal 2007. Dopo il 2014, quando la Russia ha iniziato la guerra contro l’Ucraina, è stato ferito tre volte in combattimento. Nell’agosto del 2020 è diventato capo della Direzione principale dell’intelligence del ministero della Difesa ucraino. Nonostante la sua posizione di comando, Budanov ha talvolta partecipato personalmente alle operazioni militari dopo l’inizio dell’invasione russa su vasta scala nel 2022. Il quartier generale del servizio speciale da lui diretto si trova sulla penisola di Kyiv, delimitata dal fiume Dnipro.
La sua posizione non è un segreto per Mosca e l’esercito russo ha ripetutamente tentato di colpire l’ufficio di Budanov e di ucciderlo, ma lui è rimasto sempre nello stesso posto. Ora dovrà trasferirsi in via Bankova, dove lavora Volodymyr Zelensky. Gli analisti ritengono che la nomina di un militare a una posizione amministrativa comporterà cambiamenti. Zelensky si affida a qualcuno che possa concentrarsi specificamente sulle questioni militari. “L’ufficio presidenziale diventerà ora l’amministrazione militare centrale del paese”, prevede Fesenko. Tuttavia, questo potrebbe essere percepito in modo controverso sia dai funzionari ucraini che dalle forze dell’ordine.
La nuova nomina di Budanov è anche una mossa politica da parte del presidente e segna una rottura evidente con Yermak, con il quale Budanov aveva un rapporto teso. “Ora nessuno può dire che Yermak, anche dopo il suo licenziamento, rimane l’eminenza grigia della politica ucraina”, osserva il politologo Oleh Saakyan. Molti però vedono nella nomina anche motivazioni elettorali. Budanov è una delle figure che godono della fiducia dei comandanti militari ucraini. Secondo un sondaggio condotto dal centro Socis nel dicembre 2025, il 72 per cento degli intervistati si fida di lui. Solo Valeriy Zaluzhny, ambasciatore ucraino nel Regno Unito ed ex comandante in capo delle Forze Armate ucraine, ha un indice di fiducia più alto. Zaluzhny è anche il politico più popolare, se le elezioni presidenziali si tenessero ora, passerebbe al secondo turno assieme a Zelensky e vincerebbe. Se Zaluzhny decidesse di non candidarsi alla presidenza e Kyrylo Budanov lo facesse, accederebbe al ballottaggio e anche lui batterebbe Zelensky (56 per cento per Budanov contro il 44 per cento di Zelensky). “Ma la posizione di capo dell’ufficio presidenziale è ‘maledetta’ e Budanov ora rischia di perdere rapidamente consensi”, ritiene Saakyan. Gli esperti ritengono che il leader, ancora popolare, potrebbe dover spiegare all’opinione pubblica e ai militari la necessità di una pace dolorosa.
Il 2 gennaio, Volodymyr Zelensky ha annunciato di aver invitato Budanov a dirigere il suo ufficio. Ha affermato che l’Ucraina deve ora concentrarsi maggiormente sulle questioni di sicurezza, sullo sviluppo delle Forze di Difesa e sul percorso diplomatico nei negoziati di pace. “L’ufficio del presidente si occuperà principalmente di questi compiti”, ha dichiarato Zelensky. Budanov, a sua volta, ha confermato pubblicamente di aver accettato l’offerta. “E’ un onore e una responsabilità per me concentrarmi sulle importanti questioni di sicurezza strategica del nostro stato in questo momento storico per l’Ucraina”, ha scritto sui social media. “Sia per Zelensky che per Budanov, lavorare insieme sarà una sfida importante”, suggerisce Fesenko. A differenza di Yermak, che era “una parte del presidente” con poteri illimitati, l’ex capo dell’intelligence è ancora un leader forte a pieno titolo. Il tempo dirà se riuscirà a lavorare bene con Zelensky ed evitare conflitti interni con il presidente. Tuttavia, durante un’intervista rilasciata al Foglio nell’ottobre scorso, Kyrylo Budanov parlò ampiamente dell’unità interna, senza la quale, a suo avviso, la guerra non può essere vinta, e dell’importanza del sostegno esterno. “Se il sostegno è forte e unito, gli ucraini lo sentono. E siamo onesti: in queste condizioni, nessuno può sconfiggerci”, disse Budanov con la sua solita voce calma e pacata, in modo sintetico e chiaro. Come tutti i leader ucraini, non critica Donald Trump.
“Per lui, l’America viene prima di tutto, e non possiamo ignorarlo”. “Ma non dobbiamo dimenticare un’altra cosa: senza il sostegno degli Stati Uniti, chissà cosa ci sarebbe potuto succedere”, disse diplomaticamente al nostro giornale. Al termine della nostra conversazione, ha citato Giuseppe Garibaldi, che nel 1860 a Calatafimi, in un momento critico della battaglia contro i Borboni, disse: “O si fa l’Italia o si muore”. Budanov ha parafrasato le sue parole: “Questo vale anche per noi: ‘Qui o si fa l’Ucraina o si muore’”. Sembra uno slogan appropriato per la sua nuova nomina.