Giorgia Meloni e Viktor Orbàn - foto Ansa

Editoriali

Meloni fa leva su Orbán per il caso Ilaria Salis

Redazione

La premier sente il primo ministro ungherese e punta alla concessione dei domiciliari per evitare ulteriori strappi e imbarazzi

Da una parte ci sono le prese di posizione di Forza Italia e Lega, che chiedono alla premier di riferire direttamente in Aula sul caso di Ilaria Salis, l’insegnante reclusa in Ungheria con l’accusa di aggressione a due estremisti di destra e le cui immagini mentre viene trascinata in tribunale ammanettata, con i piedi legati, hanno destato particolare indignazione nell’opinione pubblica italiana. Dall’altra c’è lo strano silenzio della stessa Meloni. Che però, al netto della mancanza di dichiarazioni ufficiali, la pensa come gli alleati. Per questo oggi ha telefonato al premier ungherese Viktor Orbán ed è intenzionata ad affrontare la questione direttamente con lui alla vigilia del Consiglio europeo convocato in via straordinaria per discutere di bilancio e Ucraina. 

 

 

Meloni è convinta che la posizione del governo sia ben sintetizzata dalle parole del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha parlato di trattamento in “evidente violazione delle norme comunitarie”. Ma ha anche ricordato che “in punto di diritto Orbán non c’entra niente. Non è che il governo decide il processo. La magistratura è indipendente”. È stato lo stesso leader di Forza Italia però a indicare una via d’uscita, spiegando che l’ambasciatore italiano a Budapest ha chiesto per Salis anche “l’applicazione di misure alternative alla detenzione in carcere”. È in questo solco che Meloni vorrebbe convincere “l’alleato” riluttante (non è ancora ufficialmente nella famiglia dei Conservatori europei, ma è in predicato di entrarvi). Dopo le resistenze sull’accordo “migrazione e asilo” e i finanziamenti all’Ucraina, per Meloni l’ungherese potrebbe essere di nuovo fonte d’imbarazzi. Non il massimo per far contare la sua destra nell’Europa che verrà. Ecco perché conta di riuscire a strappare gli arresti domiciliari in Ungheria per poi far scontare la pena in Italia. Chissà se il dialogo di domani troverà il premier ungherese disponibile.

 

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