Foto di Jean-Francois Badias, AP Photo, via LaPresse  

I giornali sulla questione di Bruxelles

Tra corruzione e paesi messi in croce. Spunti per moraleggiare con giudizio sul Qatar gate

Giuliano Ferrara

La benemerita in contanti. La campagna contro il riconoscimento della realtà sui qatarioti e il Marocco e sui tentativi di recupero, con molto ritardo, di una minima base di civilizzazione

I giornali di destra, specchiati come i loro referenti in purezza, e di sinistra, quelli istituzionali-moralisti e quelli giustizialisti, giornaloni e giornaletti, sono ringalluzziti dai fatti di Bruxelles. A furia di indignazione finiranno per chiedere la cancellazione del Qatar e del Marocco dalle carte geografiche, e già che ci siamo anche dell’Unione europea, sentina di tutti i vizi. A titolo personale, e in attesa di un comunicato di fuoco del comitato di redazione, oso opinare che le lobby qatariote e marocchine alla fin fine, scontato un eccesso imprudente di zainetti ripieni, non si sa perché custoditi nel tinello, che folle imprudenza!, siano parte di una benemerita in contanti che un giorno dovremo ringraziare.

 

Certo, si può fare a meno del gas qatariota e della base Nato più potente del mondo ivi locata, dopo aver rinunciato giustamente al gas russo e al petrolio iraniano, si può fare a meno del Marocco di Hakimi e di Muhammad VI, tenendoci beninteso la Libia, la Siria e altri siti anticorruzione impermeabili anche solo all’ipotesi di una modernizzazione dell’islam, si può fare tutto.
Ma il mio sincero ringraziamento va a coloro che hanno tentato di scongiurare le bellurie dell’occidente sui diritti, ottenendo in cambio, in parte come risarcimento corruttivo in parte come strumento di lavoro, un blando corrispettivo in contanti delle immense ricchezze orientali sulle quali si fondano il nostro relativo benessere e lo scambio politico e militare con regimi tribali intenti a varare il loro attardato ma vivace Rinascimento, basato su ricchezze orientali inarrestabili e se Dio vuole intercettate dai nostri emuli del Senato romano ai tempi di Pompeo, di Crasso e di Giulio Cesare. Regimi che conviene tenere nella tenda, perché  la facciano fuori, come diceva Lyndon B. Johnson parlando del “nostro figlio di puttana”.

 

Ora è il momento degli imbarazzi, dei comitati di garanzia, delle dimenticanze e delle piccinerie, ma va ricordato che i nostri lobbisti in contanti non hanno ammazzato nessuno e il denaro contante lo hanno preso per una campagna politica in favore del riconoscimento della realtà. Una campagna in cui si sono ritrovati a fiancheggiare e spronare fior di gentiluomini e di gentildonne dell’Europarlamento convinti a buon diritto, senza prendere un euro e a scorno dei diritti molto imperfetti delle tribù cammelliere, imperfetti fino allo schifo, che l’Unione non si può permettere la cancellazione morale del Rinascimento arabo, cioè il tentativo di recupero, con mezzo millennio di ritardo (altro che la Chiesa di Martini), di una minima base di civilizzazione.

 

Tentativo fatto con i mezzi strumentali che si sa, cioè i quattrini. D’altra parte il nostro Cinquecento ha fatto scuola, se abbiamo presente la famigliola magnifica e munifica dei Medici (compresi i papi). C’è poi una notizia da ricordare: da quattro decenni l’equilibrio militare, strategico e energetico dell’occidente si fonda sull’alleanza impura degli Stati Uniti, e non solo loro, con i sauditi, gente wahabi che in nome dell’unico Dio, diversamente creduto e declinato, alimenta e controlla al tempo stesso il terrorismo islamista, i cui epigoni d’oggi manovrano la sega elettrica con una certa disinvoltura.

 

Ora tutti rinnegano e dannano la benemerita in contanti, a destra per evidenti ragioni e a sinistra in nome della famosa questione morale, ma checché ne dica quel deputato progressista europeo che usurpa il nome di Marlon Brando, votare contro il Qatar o il Marocco e moraleggiare a vanvera non è stato sempre un atto di onestà e di pulizia, è stata spesso solo una scemenza compiaciuta di gente allegra che in ogni caso, contanti o no, vuole tenersi lo scaldabagno acceso.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.