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scandali e immigrazione

Quanto è dura per Frontex sbarazzarsi del fantasma di Leggeri

Luca Gambardella

Inizia il casting per il nuovo direttore dell'agenzia europea. Tre candidati in lizza, qualcuno impresentabile. E anche l'Agenzia europea per l'Asilo non se la passa meglio

Se in Italia la gestione dei migranti è al centro di scandali, inefficienze nel settore dell’accoglienza e accuse per i respingimenti, la galassia delle istituzioni europee non se la passa meglio. “E’ ora di ammetterlo: Frontex ha un problema di credibilità, che è difficile da ricostruire”. L’ammissione è arrivata mercoledì scorso, davanti ai membri della commissione per le Libertà civili e gli Affari interni dell’Europarlamento. A fare mea culpa è stata la direttrice ad interim dell’agenzia, la lettone Aijka Kalnaja, succeduta a Fabrice Leggeri, costretto alle dimissioni lo scorso aprile dopo che era finito al centro di diversi scandali nella gestione di Frontex. L’autoaccusa di Kalnaja non poteva avvenire in un momento più insolito, ovvero mentre difendeva la propria candidatura come nuovo direttore dell’agenzia. La lettone fa parte della short list dei papabili stilata dalla Commissione europea e sottoposta al parere del Parlamento. Oltre a lei, in lizza ci sono il super poliziotto olandese Hans Leijtens e la controversa Terezija Gras, segretaria di stato del governo croato. Secondo la procedura – non proprio trasparente –  l’ultima parola spetterà comunque all’arbitrio del consiglio di amministrazione di Frontex, composto dai delegati degli stati membri. 

 

Vista la storia recente, la direzione di Frontex rappresenta un incarico tanto prestigioso quanto scomodo. Con un budget di oltre 700 milioni di euro per il 2022, l’agenzia per il controllo dei confini esterni dell’Ue non è solo fra le più ricche, ma anche quella che è cresciuta più rapidamente. Tuttavia, è anche quella che ha attirato su di sé più  critiche. Le ultime hanno dato vita a un’indagine di Olaf, l’organismo di controllo dell’Ue, che ha costretto Leggeri a dimettersi per le accuse molto gravi mosse contro di lui: Frontex avrebbe coperto i respingimenti illegali dei migranti nel Mare Egeo da parte della Grecia e si sarebbe rifiutata di reclutare funzionari addetti al monitoraggio del rispetto dei diritti umani, disattendendo agli impegni presi. Ma oltre alle inchieste, Frontex è finita sotto una cattiva luce anche agli occhi degli stati membri. Se la Polonia ha sempre rifiutato l’aiuto offerto dagli europoliziotti nella gestione della frontiera durante la guerra in Ucraina, è perché l’agenzia è vista talvolta come un intralcio. Soprattutto oggi, con Schengen che vive il suo momento più difficile fra flussi di migranti e guerre oltreconfine, gli stati europei non vogliono testimoni su come gestiscono le frontiere. Il caso dei respingimenti nel Mare Egeo è lì a dimostrarlo. 

 

“Bisogna porre fine al sistema decisionale centralizzato di un tempo e dobbiamo rispettare la legge”, ha proposto Kalnaja agli europarlamentari, prendendo così le distanze dalla gestione di  Leggeri e rinnovando un nuovo corso all’interno dell’agenzia, fatto di appelli alla moderazione e al rispetto del diritto internazionale. Incalzata sui respingimenti nel Mediterraneo, ha risposto che “la priorità è salvare vite, chiunque arrivi” e non ha fatto menzione alcuna al presunto “pull factor” che invece, secondo l’Italia, sarebbe rappresentato dalle ong.     

 

Fra i tre contendenti, Terezija Gras vanta un curriculum all’insegna della fermezza in materia di gestione delle frontiere con Bosnia-Herzegovina e l’Ungheria. Quando, un anno fa, il Consiglio d’Europa ha redatto un report che accusava Zagabria di respingimenti e violenze da parte della polizia nei confronti dei richiedenti asilo, Gras ha accusato le ong di diffondere fake news. Durante il suo “colloquio” in commissione parlamentare, mercoledì scorso, un’eurodeputata tedesca della Linke, Cornelia Ernst, ha preso in mano un libro nero e l’ha mostrato alla Gras: “Lo vede questo? E’ il terzo volume del ‘Libro nero dei respingimenti’ ed è tutto dedicato alla Croazia”. A quel punto la segretaria di stato ha provato a difendersi: “Sono sempre stata pronta al dialogo con le ong – ha risposto – Ma se questo dialogo sia stato altrettanto di larghe vedute da parte loro, beh, preferisco non commentare”. 

 

Frontex non è l’unica agenzia europea coinvolta nella gestione dei flussi migratori e impegnata in una faticosa ricerca di credibilità. C’è anche l’Agenzia europea per l’Asilo (Easo), finita in uno scandalo simile e denunciato dai suoi stessi dipendenti. Come rivelato dal Financial Times lo scorso settembre, la slovena Nina Gregori è stata accusata di favoritismi nelle assunzioni dei funzionari e di avere speso il denaro dell’agenzia in modo fraudolento. Olaf sta valutando se avviare un’indagine ufficiale anche nei confronti di Easo, che ha sede a Malta. Gregori, nominata  nel 2019, era chiamata a ristabilire il prestigio dell’agenzia dopo che il suo predecessore, José Carreira, aveva dovuto dimettersi per difendersi dalle accuse di molestie. Un’aspettativa tradita, come quella che potrebbe incombere ora sul prossimo direttore di Frontex.

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  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it