Bisticci in Europa

Niente ricollocazione dei migranti, dice la Francia. Ma per Piantedosi va bene così

Luca Gambardella

Al vertice straordinario dei ministri europei dell'Interno l'Italia non ottiene nulla, ma il capo del Viminale è "soddisfatto". “L’Action Plan della Commissione è l’unica via”, dice la rappresentante speciale dell'Ue per il Sahel, Emanuela Del Re

A Bruxelles il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, non era nemmeno entrato al vertice straordinario convocato per parlare di immigrazione e già aveva fatto intendere che i margini di un negoziato erano ridotti, per l’Italia. Se “non accoglie le navi e non accetta la legge del mare, non c’è più motivo di fare i ricollocamenti” volontari, ha dichiarato ai giornalisti. Un brusco ritorno alla realtà per Matteo Piantedosi, che ha pure dovuto registrare il passo indietro della Svezia sul fronte dei ricollocamenti, giudicati “privi di basi giuridiche”. Il ministro dell’Interno si è detto comunque soddisfatto e ha assicurato che i rapporti con la Francia sono “normalissimi e buonissimi”. Eppure a fine giornata, il capo del Viminale ha lasciato Bruxelles a mani vuote, senza un bilaterale chiarificatore con i francesi e con la consapevolezza che la crisi diplomatica innescata con Parigi non accenna a ridimensionarsi. 

 

Darmanin è stato perentorio: “Le ong sono nel Mediterraneo per salvare le persone. I porti vanno aperti”. Stessa chiusura ribadita sul fronte degli hotspot in Africa, stavolta da Margaritis Schinas, che ha ricordato come già in passato la proposta sia caduta nel vuoto: “Non vedo come possa funzionare ora”, ha detto il vicepresidente della Commissione Ue. E se sull’Action Plan sul Mediterraneo proposto dalla Commissione c’è largo consenso è solo perché nulla aggiunge e nulla toglie agli obblighi che il diritto internazionale imponeva – e continuerà a imporre – al nostro paese: le navi ong dovranno essere accolte. E’ il senso dell’“approccio olistico” della Commissione e che, numeri alla mano, vede spostare altrove le priorità europee. Proprio venerdì,  la Commissione ha annunciato un Action Plan per la rotta balcanica, dove si sono contati 281 mila ingressi illegali dall’inizio dell’anno, 22.300 solo a ottobre. Numeri distanti dai 94 mila registrati da gennaio a oggi nel Mediterraneo centrale. 

 

La via dello scontro non paga, spiega al Foglio Emanuela Del Re, Rappresentante speciale dell’Ue per il Sahel. L’ex viceministra degli Esteri fa appello “a un riconoscimento della complessità”, termine diventato ormai fra i più rischiosi da spendere. Ma che, pensando alla crisi diplomatica in corso con la Francia, somiglia più a un buon consiglio per il governo italiano. A maggior ragione quando si parla di immigrazione, “se non si volge lo sguardo alla radice dei problemi, cioè alla sponda sud del Mediterraneo”, difficilmente si metterà un argine agli arrivi. “Per questo sono  d’accordo con l’Action Plan proposto dalla Commissione – continua Del Re – e credo che l’unica strada sia quella della cooperazione con i paesi del Nordafrica e del Sahel”. Giovedì a Tunisi si è conclusa la prima conferenza organizzata dalla missione europea Eubam, che ha riunito allo stesso tavolo i governi dei paesi del Sahel e della Libia. “Un successo”, dice la Rappresentante speciale, “se si pensa che l’organizzazione del G5 si era ridimensionata e con il ritiro del Mali. Oggi invece, grazie alla nostra mediazione, si è arrivati a un accordo condiviso in tema di gestione dei confini, di lotta ai traffici di armi ed esseri umani e al terrorismo”. 

 

Al centro delle discussioni c’era la Libia che, per bocca del vicepresidente del Consiglio presidenziale di Tripoli, Mousa al Koni, ha di fatto chiesto scusa ai paesi del Sahel per essere diventata l’epicentro del traffico di armi nella regione. “Se non si stabilizza il paese i problemi resteranno. Ma con 4 miliardi di euro pronti a essere investiti nel Sahel credo che l’Ue stia facendo notevoli passi avanti – continua Del Re – Tramite Eubam e Frontex, stiamo cercando di trasmettere ai paesi del Nordafrica competenze e  tecnologie per mettere in sicurezza i confini, che si estendono per migliaia di chilometri”. Il contesto non potrebbe essere più difficile. Nell’area del “One Desert” – parola chiave proposta dalla Del Re come sintesi del vertice di Tunisi – alle reti delle organizzazioni criminali e al terrorismo islamico si sono aggiunti gli uomini della Wagner. “La presenza dei mercenari russi, per l’Ue, è una linea invalicabile –  dice Del Re – L’avevo già detto al presidente del Mali a settembre dello scorso anno, prima ancora dell’inizio della guerra in Ucraina: il coinvolgimento della Wagner nel paese rischiava di mettere a repentaglio i militari europei e la nostra cooperazione con il paese, come è poi avvenuto”. Uno scenario complesso, appunto, a cui difficilmente si potrà mettere un argine limitandosi a sbattere i pugni sui tavoli di Bruxelles.

  • Luca Gambardella
  • Sono nato a Latina nel 1985. Sangue siciliano. Per dimenticare Littoria sono fuggito a Venezia per giocare a fare il marinaio alla scuola militare "Morosini". Laurea in Scienze internazionali e diplomatiche a Gorizia. Ho vissuto a Damasco per studiare arabo. Un paio di tirocini al ministero Affari esteri e al Parlamento europeo, abbastanza per capire che dovevo fare altro. Nel 2012 sono andato in Egitto e ho iniziato a scrivere di Medio Oriente e immigrazione come freelance. Dal 2014 lavoro al Foglio.it