(foto di Ansa)

editoriali

Tutti i tavoli della Serbia

Redazione

Gli armamenti dalla Cina, i Rafale dalla Francia e le munizioni sovietiche

Il gioco della Serbia per rimanere un paese candidato a entrare nell’Ue e mantenere i suoi rapporti molto amichevoli con la Russia e la Cina si fa sempre più spericolato. La scorsa settimana sei aerei da carico cinesi Y-20 hanno attirato molta attenzione mentre volavano dalla Cina alla Serbia. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese ha ammesso che trasportavano un carico di sistemi antimissile HQ-22 – paragonati agli americani Patriot e ai russi S-300 ma con una  gittata inferiore – e ha sottolineato che la fornitura non ha nulla a che vedere con la guerra in Ucraina. La Serbia è così diventata il primo paese europeo a dotarsi di armamenti cinesi e visto che la sua posizione internazionale appare a tratti ambigua e a tratti chiaramente schierata contro gli altri paesi europei, l’invio di armi da parte di Pechino ha messo in allerta la Nato.

 

Tanto più che sono mesi che gli alleati occidentali dicono di essere  preoccupati per la situazione nei Balcani e in modo particolare in Bosnia Erzegovina. L’ambiguità della Serbia non si ferma qui perché qualche giorno fa ha annunciato di voler acquistare dodici caccia francesi Rafale, quando inizialmente si presumeva che avrebbe concluso un contratto con la Russia per i Su-30. Non si sa cosa abbia portato Belgrado a cambiare idea, ma secondo alcune indiscrezioni uscite sulla stampa francese, la Serbia vorrebbe cambiare la sua flotta e sostituire anche i  Mig-21 e Mig-29. La Serbia gioca su più tavoli ed è un gioco che sta portando avanti ormai da alcuni anni e l’approccio del presidente rieletto, Aleksandar Vucic, è  molto simile a quello dell’ungherese Viktor Orbán, che sta nell’Ue, gode dei benefici, ma è molto vicino a Russia e Cina. C’è un fatto che inoltre preoccupa gli alleati: le munizioni di eredità sovietica di cui l’Ucraina avrebbe bisogno stanno finendo negli arsenali dei paesi dell’est europeo e l’unica che continua a produrne è la Serbia. Finora nessuno  ha fatto richieste a Belgrado, anche perché tutti pensano di conoscere già la risposta.

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