Vladimir Putin durnte la celebrazione dell'anniversario dell'annessione della Crimea, il 18 marzo (Ansa)

La disinformatia

L'antica tradizione russa di manipolare le informazioni e diffonderle

Maurizio Stefanini

Dal traffico di organi all’Hiv diffuso volontariamente.

Un congresso di ebrei si è riunito per discutere come ottenere il controllo del mondo attraverso la diffusione di idee liberali, il sovvertimento della morale, la promozione della libertà di stampa, la contestazione dell’autorità tradizionale e dei valori cristiani e patriottici, in modo da poter poi assoggettare i popoli cristiani con i media e la finanza. I finlandesi hanno sparato sette cannonate sul villaggio sovietico di Mainila. Ventiduemila tra ufficiali, politici, giornalisti, professori e industriali polacchi sono stati uccisi dai tedeschi nei pressi della foresta di Katyn’. A Fort Derrick, sede del programma statunitense sulle armi batteriologiche, un test genetico ha fabbricato l’Hiv apposta per sterminare gli africani, e i neri in genere. I ricchi statunitensi fanno rapire bambini latino-americani per espiantarne organi da trapiantare. 1,8 milioni di morti sono stati fatti votare per far vincere Biden su Trump. Ci sono 14 mila  vittime del genocidio fatto dagli ucraini nel Donbas. I vaccini contro il Covid di AstraZeneca e Pfizer trasformano le persone in scimpanzé. I vaccini contro il Covid fanno morire nel sonno e fanno anche morire di Covid quattrocento  volte più di chi non si vaccina. Zelensky è scappato in Polonia. Gli ucraini si stanno bombardando da soli per screditare i russi.

 

Dall’Ochrana all’Ucraina, potremmo riassumere. Polizia segreta istituita dal governo zarista nel 1881, fu la Ochrana a commissionare i “Protocolli dei Savi di Sion”:  un presunto piano per la conquista del pianeta che sarebbe stato elaborato al primo Congresso sionista di Basilea del 1897, e che in realtà era stato fabbricato rielaborando vari materiali. In particolare,  il “Dialogo agli inferi tra Machiavelli e Montesquieu”,  libello contro Napoleone III scritto dall’autore satirico francese Maurice Joly nel 1864. Pubblicati per la prima volta nel 1903, furono dichiarati chiaramente fasulli da un tribunale svizzero trent’anni dopo. Ma tuttora sono molto diffusi e presi sul serio a livello ufficiale in vari paesi islamici, in maniera trasversale alle rivalità tra i loro governi: dall’Iran all’Arabia Saudita e dall’Egitto al Libano. Ma girano anche in vari ambienti estremisti occidentali, e in Italia sono stati utilizzati non solo da gruppi come Forza Nuova, Alternativa sociale, Movimento Idea sociale, Movimento sociale Fiamma tricolore o CasaPound, ma nel 2019 apparvero anche in un post del senatore Cinque stelle Elio Lannutti. 

 

Va detto che da noi sono stati conosciuti soprattutto a partire da una edizione del 1937, con una singolare introduzione di Julius Evola, secondo cui sarebbero stati falsi nella forma ma veri nella sostanza, dal momento che quanto da essi descritto si starebbe verificando sul serio. 119 anni dopo, che “gli ucraini si stanno bombardando da soli” lo ha detto lo scorso sabato l’ambasciatore russo all’Onu Vasily Nebenzya, durante la riunione del Consiglio di sicurezza. E lo stesso concetto è stato ribadito due giorni dopo dal portavoce dell’ambasciata russa in Francia Alexander Makogonov, intervistato da France 2. “Sapete, in questo momento ci vengono mostrate molte foto di macerie, rovine, case, ponti bombardati. Ma bisogna chiedersi da chi questi ponti sono stati bombardati? Forse, molto semplicemente, sono stati bombardati dagli ucraini in ritirata”. Fa parte di tutto un repertorio che poi rimbalza sui social e diventa argomento per battaglie da tastiera. “Dove eri tu quando gli ucraini facevano un genocidio di 14 mila russi nel Donbas?”, è per esempio un tormentone.

 

In realtà, il 25 febbraio 2019 l’Alto commissariato per i Diritti umani dell’Onu, nel parlare di circa 13 mila  vittime del conflitto dall’aprile del 2014, dettagliò circa 5.500 combattenti di gruppi separatisti, quattromila combattenti ucraini e 3.321 civili: compresi, tra questi ultimi, 298 persone tra passeggeri e equipaggio dell’aereo della Malaysia Airlines MH17, tirato giù da un missile dei separatisti il 17 luglio 2014. Dalle agenzie è stata invece ribattuta la notizia che il presidente ucraino era scappato dal paese, e che in realtà era stata data dal presidente della Duma russa Vyacheslav Volodin sul suo canale Telegram.

 

“Russia Today e Sputnik non sono media innocenti che hanno una loro visione della realtà, ma sono armi nell’ecosistema di manipolazione del Cremlino, che bombardano le menti e gli spiriti”, ha spiegato il capo della diplomazia dell’Ue Josep Borrell, nella plenaria dell’Europarlamento, a proposito del bando dei media con cui Putin influiva più apertamente nel sistema informativo internazionale. “Sputnik non è un media innocente: è stato creato con un decreto presidenziale russo”, ha ricordato Borrell. E Russia Today, per stessa ammissione del suo “direttore”, è “in grado di fare una guerra (una guerra!) informativa contro l’Occidente”. Ma già da un anno la Ue aveva istituto un European Digital Media Observatory, che da lunedì ha fatto partire una Task Force sulla guerra in Ucraina di cui è rappresentante per l’Italia Gianni Riotta. 

 

Dall’Ochrana all’Ucraina, però, non si è arrivati senza che in mezzo non ci fosse una lunga tradizione, passata attraverso i vari regimi e le varie sigle dei loro servizi. Ochrana,  Cheka, Gpu, Nkvd, Kgb, Fsb. Tanto caratteristica, che come ad esempio è stato  il tedesco ad aver dato al mondo la parola blitz, lo spagnolo golpe, l’inglese intelligence, il portoghese per mediazione boera commando o l’italiano fascismo, dal russo abbiamo preso la parola disinformatija o disinformatia – a seconda di come si translittera dal cirillico. E pure se il termine è tradotto, sono una specialità russa anche le “misure attive”. Se l’Ochrana dunque fabbricò i “Protocolli dei Savi di Sion”, fu la Nkvd, il Commissariato del popolo per gli affari interni sovietico, che il 26 novembre del 1939 fece sparare sette cannonate sul villaggio di Mainila, attribuendole alla Finlandia e usandole come pretesto per lanciare quattro giorni dopo un attacco che però si tradusse in un disastro. Dopo 94 giorni alla fine l’Armata Rossa prevalse, ma perse un terzo degli uomini e degli aerei e addirittura la metà dei carri armati messi in campo. La Finlandia dovette cedere il 10 per cento del territorio e comprese che non poteva permettersi di avere una politica ostile al colossale vicino, ma pure a Mosca capirono che non potevano pensare di imporre governi o regimi politici a un paese che pur piccolo era così ostico. Fu la base di quella che sarebbe stata chiamata “finlandizzazione”.

 

Tra il 3 aprile e il 19 maggio, a Katyn, la Nkvd sterminò una componente di classe dirigente polacca che era stata presa prigioniera dopo la spartizione del Patto Molotov-Ribbentrop e che avrebbe potuto ostacolare la comunistizzazione del paese, ma avendo cura di utilizzare pallottole tedesche. La storia che l’Aids lo avevano fabbricato gli americani fu invece passata dal Kgb al giornale indiano filo-sovietico Patriot, che lo pubblicò la prima volta nel 1983. Ma venne sostanzialmente ignorata fino a quando, nell’ottobre del 1985, non fu rilanciata dalla Literaturnaya Gazeta, e poi potenziata da una relazione di Jacob Segal, un biofisico informatore della Stasi tedesco orientale. Non c’erano ancora internet e i social, ma bastarono giornali popolari inglesi come Sunday Express e Daily Express – non a caso, anni dopo, protagonisti della Brexit con le loro storie sensazionali sulla lunghezza dei cetrioli Ue – per diffonderla ai quattro venti. Nel 1987, nel nuovo clima gorbacioviano, l’Urss ammise formalmente che era una balla, ma ormai nel Terzo Mondo aveva fatto ulteriore strada, ed avrebbe continuato. Nel 1991  il giornale zimbabwese Chronicle scrisse che l’America mandava nel Terzo Mondo i preservativi  con l’Hiv.             

 

Pure dal Kgb fu inventata la storia dei bambini rapiti per espiantare organi, che peraltro attingeva a superstizioni e calunnie precedenti: sia gli ebrei in Europa che i missionari cristiani in Cina e in America latina erano stati accusati di rapire bambini per poi utilizzarne i corpi in macabri rituali. La rilanciò una filo-sovietica Associazione internazionale dei Giuristi democratici che la diffuse per la stampa di una cinquantina di paesi, e riuscì a farsi credere dai Testimoni di Geova, che pubblicandola sulla loro rivista la diffusero porta a porta. In realtà, tutti gli esperti spiegano che se il traffico illegale di organi esiste, non può comunque avvenire secondo le modalità descritte in questo tipo di leggende, per precise esigenze di compatibilità dei donatori e di necessità di attrezzature adeguate. Ma la macabra mitologia si era ormai affermata e continua a imperversare nell’immaginario collettivo. 

 

L’Urss nel 1992 cessò di esistere, e dopo la parentesi di quella Fsk che aveva ufficialmente solo funzioni di controspionaggio nel 1996, venne istituita la Fsb. L’anno dopo esce “Osnovy geopolitiki: geopoliticheskoe budushchee Rossii”: “Fondamenti di geopolitica -  Il futuro della Russia”. Adottato come libro di testo dall’Accademia militare  russa, lo firma  Aleksandr Dugin, un intellettuale misticheggiante e studioso del citato Julius Evola, e che per molti versi potrebbe considerarsi un ideale erede di  quel Sergej Aleksandrovič Nilus che oltre a vari testi di devozione ortodossa fu anche l’autore materiale dei Protocolli. In qualche modo, la “quarta teoria politica” da Dugin teorizzata per “andare oltre le tre teorie politiche classiche della modernità: il liberalismo, il social-comunismo e il nazionalismo-fascismo”. “La quarta  teoria politica è antiliberale, anticomunista e antifascista allo stesso tempo”, e allo spirito dei Protocolli si richiama chiaramente: anche se gli slogan in questo momento da lui martellati in appoggio alla guerra diluiscono l’antisemitismo in senso stretto in un più ampio antioccidentalismo.  “Questa non è una guerra con l’Ucraina. È un confronto con il globalismo come fenomeno planetario integrale. È un confronto a tutti i livelli – geopolitico e ideologico”.

 

“L’occidente moderno, dove trionfano i Rothschild, Soros, Schwab, Bill Gates e Zuckerberg, è la cosa più disgustosa della storia del mondo”. “La terribile propaganda rabbiosa liberal-nazista non ha lasciato nulla di intentato nella mente degli ucraini. Torneranno in sé e combatteranno insieme a noi per il regno della luce, per la tradizione e una vera identità cristiana europea. Gli ucraini sono nostri fratelli. Lo erano, lo sono e lo saranno. La rottura con l’Occidente non è una rottura con l’Europa. E’ una rottura con la morte, la degenerazione e il suicidio”. Più o meno la linea del Patriarca secondo cui bisogna spianare Kyiv per impedirle di ospitare un Gay Pride. Oltre all’ideologia, però, in questo libro in particolare Dugin propone una strategia, che aggiorna il repertorio zarista e sovietico all’epoca della rete. “Fare in modo che la Gran Bretagna esca dall’Unione europea; agevolare la presa di potere della Germania sugli Stati cattolici e protestanti dell’Europa continentale; incoraggiare lo sviluppo del nazionalismo di destra in America; incoraggiare tensioni razziali tra gruppi di neri militanti e i nazionalisti di destra”. Suona familiare, vero?

 

Due anni dopo, l’ex tenente colonnello del Kgb Vladimir Putin diventa primo ministro. Yevgeny Prigozhin è l’ex delinquente che ha trascorso nove anni in carcere per rapina, frode e coinvolgimento di adolescenti nella prostituzione, che poi, con il passaggio al mercato, ha aperto una rivendita di hot dog poi divenuta un impero della ristorazione, dopo essersi fatto la fama di “cuoco di Putin” per il modo in cui gli ha organizzato i ricevimenti di Chirac e Bush,   e poi si è fatto dare una serie di appalti alimentari (secondo Navalny, all’origine addirittura di una epidemia di dissenteria a Mosca). Con i relativi guadagni ha lanciato una Internet Research Agency con sede  al numero 55 di Via Savushkina a San Pietroburgo, diventata famosa come “Fabbrica dei Troll”, per le decine di addetti a produrre notizie false che ha messo in campo, Nell’epoca dei social, è stato accusato di aver messo in pratica grazie a essi  i “consigli” di Dugin, influenzando le elezioni in mezzo mondo e contribuendo al successo di fenomeni come i QAnon e i No vax.  

 

Nel 2018 “Chaos as a strategy. Putin’s ‘Promethean’ Gamble”, rapporto del Center for European Policy Analysis di Washington, descrisse i leader del Cremlino come “giocatori di una grande competizione globale per il potere con gli Stati Uniti e l’Europa”. “Per compensare il declino interno della Russia nel lungo termine, il Cremlino si sta assumendo sempre più  rischi – talvolta incautamente – per bilanciare la sua relativa debolezza di fronte alla relativa forza dell’occidente”. A Roma si direbbe che “cerca di buttare tutto in caciara”. In modo più formale lo stesso concetto è espresso con la formula: “Il Cremlino sta cercando di compensare la sua debolezza lanciandosi in una strategia competitiva in cui vincerà la parte che riuscirà a meglio gestire il disordine”.

 

Il tutto attraverso strumenti asimmetrici: disinformazione, sovversione, guerra politica. Un concetto tipicamente da Ventesimo secolo come quello di competizione asimmetrica, “reso popolare dal famoso statista polacco  Józef Pilsudski”, è messo assieme alle idee del generale  Valery Gerasimov su come condurre la guerra nel XXI secolo. Risultato: “Una pratica non lineare di competere con l’Occidente solo nelle aree in cui la Russia si trova in vantaggio”. E la prima di esse era quella dell’informazione, per via del sistema autoritario che mette la Russia relativamente al riparo dalle contromosse dell’altra parte. Lo studio paventava però da qui una  escalation, su cui poi il Cremlino avrebbe avuto gravissimi problemi a tornare indietro. E qua stiamo

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