Il Mattarella bis è un rilancio del centrismo europeo

Jean-Pierre Darnis

La rielezione del presidente della Repubblica e la stabilità del governo Draghi delineano uno scenario di grande opportunità per l'Italia e l'Europa. Potranno essere sfruttate al massimo le potenzialità del trattato del Quirinale tra Roma e Parigi. E anche il dialogo con Berlino ne esce rafforzato

La riconferma di Sergio Mattarella porta inevitabilmente a una riflessione sulle conseguenze europee del rinnovo del mandato del presidente della Repubblica italiana, ma anche della stabilità del governo Draghi. Dopo giornate convulse, la soluzione Mattarella offre una cornice di stabilità e di continuità interna che veniva presentata da varie parti come necessaria dinanzi alla crisi. Ma il modo nel quale è stato rieletto gli conferisce ulteriori margini di potere, perché sbroglia la matassa dalla quale i partiti non sembravano in grado di uscire. Viene rinforzata la posizione di un presidente della Repubblica che aveva già interpretato il suo ruolo in modo incisivo, e di conseguenza si rinforza anche la posizione del presidente del Consiglio Mario Draghi, almeno fino al termine della legislatura.

 

Mattarella nel suo primo mandato ha saputo utilizzare pienamente i poteri a lui conferiti per pilotare i cambi di esecutivo. Ma va anche ricordato il ruolo fondamentale giocato nel contesto della politica europea. Già nel maggio 2019, mentre le relazioni fra Roma e Parigi erano in pieno marasma, si era recato in visita di stato in Francia, a Chambord, cogliendo l’invito fatto da Emmanuel Macron. Così adoperava una propria visione del necessario dialogo con la Francia, una posizione lontana da quella dell’allora governo Conte coinvolto nella più grave crisi bilaterale del dopoguerra.

 

Nel luglio 2021, in un clima decisamente più amichevole tra Francia e Italia, tornò con tutti gli onori a Parigi cogliendo l’opportunità per dare un forte indirizzo europeista alla sua visita ma anche per spingere la firma del trattato del Quirinale entro l’anno, fissando anche un obiettivo utile per superare i tentennamenti della diplomazia italiana.  La successiva accelerazione nella stesura e nella firma di questo trattato fondamentale deve quindi molto alla diplomazia della presidenza. La riconferma di Mattarella offre dunque non soltanto uno scenario di grande continuità con l’azione europea espressa dal governo Draghi, ma permette anche di delineare un ulteriore passo in avanti.

 

L’elezione di Mattarella illustra la volontà di stabilità e continuità per poter traghettare il paese in un momento complesso pandemico e sociale. Esprime anche la vittoria di un compromesso socialdemocratico, nella fattispecie italiana anche democristiano, come espressione delle necessarie competenze nel contesto attuale, lasciando a bordo strada le varie forme di populismo. Allo stesso tempo, qualcosa di molto simile si sta muovendo in Germania con la coalizione guidata dal socialdemocratico Olaf Scholz, mentre si profila la rielezione di Frank Walter Steinmeier alla presidenza federale. E se guardiamo alla Francia in campagna per le presidenziali possiamo osservare la forza del presidente uscente Macron, che sembra l’unico capace di esprimere un compromesso social liberal democratico in grado di imporsi al secondo turno.

 

La nuova presidenza Mattarella rappresenta dunque un tassello fondamentale per il rilancio delle maggioranze centriste nel cuore dell’Europa continentale, il che rinnova l’interesse per le sinergie trilaterali Italia-Francia-Germania che erano già apparse nel 2021. Il trattato del Quirinale firmato a novembre scorso potrà quindi sfruttare al massimo le sue potenzialità tra Italia e Francia, il che non esclude affatto forme ulteriori di dialogo rafforzato tra Roma e Berlino.

 

Tutto questo crea uno scenario di grandissima opportunità a livello europeo, con una congiunzione politica rara, un fattore che potrebbe anche trarre beneficio della crescente preoccupazione dinanzi al nemico russo. La legittimità internazionale e il peso del capo di governo italiano, Mario Draghi, beneficia direttamente del riproporsi di questo quadro politico interno. Considerando che l’incisività era già molto alta, si delinea uno scenario di grande opportunità per l’Italia e per l’Europa.