(LaPresse)

Un étrange renoncemen

Il libello del patron di Libération contro la gauche che litiga col progresso

Mauro Zanon

"La sinistra in Francia ha voltato le spalle al suo ideale progressista perché ha abbandonato l’idea di crescita da quarant’anni a questa parte", dice Denis Olivennes, imprenditore, saggista e direttore generale del quotidiano parigino, che ha da poco pubblicato la sua ultima opera

“In Francia non abbiamo il petrolio, ma abbiamo gli ideologi! Le altre sinistre europee sono molto più pragmatiche”. Denis Olivennes, imprenditore, saggista e attuale direttore generale del quotidiano parigino Libération, ha passato una vita a difendere il liberalismo come bussola indispensabile di una sinistra vincente e a denunciare quella “preferenza francese per la disoccupazione” (titolo di un suo celebre articolo apparso nel 1994) promossa da chi, nella gauche, ha trasformato le 35 ore in un totem e ha rinunciato alla crescita. “La sinistra è il ‘campo’ della lotta contro le diseguaglianze: è la madre di tutte le battaglie (…). La gauche in Francia ha voltato le spalle al suo ideale progressista perché ha abbandonato l’idea di crescita da quarant’anni a questa parte. Ogni volta che si è trovata di fronte a dei problemi, ha optato per la via anti crescita. Ma meno crescita significa meno lavoro, meno potere d’acquisto, meno risorse per i poteri pubblici, più tasse, meno capacità di integrazione, dunque meno mobilità sociale e meno facoltà di lottare contro le diseguaglianze”, ha spiegato Olivennes al settimanale Marianne, presentando la sua ultima opera, “Un étrange renoncement” (Albin Michel). 

 

Nel suo “Délicieux malheur français”, pubblicato nel 2019, Olivennes si chiedeva come mai la Francia avesse una spesa sociale pari a quella della Danimarca ma la felicità del Messico, analizzando vizi e manchevolezze del modello sociale francese. In “Un étrange renoncement”, invece, il bersaglio è la sinistra declinista che ha abbracciato la moda del “dé”: décostruction, désinnovation e décroissance. “La sinistra, a cui appartengo, sta lottando contro il nemico sbagliato. Da quando si è messa a litigare con il progresso, il nostro cielo è diventato plumbeo. Dinanzi alla crescita della disoccupazione invece di dire ‘ci vuole più attività’, la sinistra ha detto ‘bisogna ridurre l’orario dl lavoro’. Risultato: con 600 ore all’anno e per abitante, siamo il paese sviluppato che lavora di meno al mondo”, sottolinea Olivennes. Per l’ex consigliere di Pierre Bérégovoy, ministro delle Finanze e premier durante il secondo mandato di Mitterrand, “contrariamente alla sinistra scandinava o tedesca, la sinistra francese non ha tratto insegnamento dalla globalizzazione e dalla rivoluzione tecnologica” e “invece di avere un progetto di dinamica economica e di trasformazione sociale, ha difeso un progetto dirigista che si è rivelato relativamente inefficace”. 

 

Il libro di Olivennes è un manuale sviluppista volto a ricordare alla gauche che la crescita, dunque il progresso, hanno permesso di raddoppiare l’aspettativa di vita nel giro di un secolo, di rendere accessibile la conoscenza e l’istruzione alla stragrande maggioranza delle popolazioni e di far emergere una gigantesca classe media mondiale.

 

Quella sinistra che, in nome dell’ideologia green, ha eletto la “decrescita felice” a modello da seguire per le nostre società, ha perso completamente la memoria, secondo il patron di Libération. “La crescita è il prodotto di una mentalità. L’amore per il lavoro, per il progresso, per la libertà, e, con essa, per lo spirito di iniziativa. Ma dalla fine degli anni Settanta, sbagliando la diagnosi sulla crisi che ci colpisce, abbiamo cominciato a tradire sistematicamente i valori che hanno fondato la nostra prosperità. Anche se è improprio dire ‘noi’. Perché i reazionari hanno sempre odiato il progresso. Nulla di nuovo, se non che prosperano e perorano molto di più la loro causa rispetto a prima. La novità è che gran parte dei progressisti ha abbandonato i propri valori. Gli avvocati del progresso sono diventati i difensori del ‘ritorno al passato’!  (…). Non è facile da ammettere perché è il mio campo. Ma è proprio per questo che mi è sembrato urgente dirlo”, scrive l’ex direttore generale di Canal Plus nel suo “Étrange renoncement”, il cui titolo è un clin d’oeil a “L’Étrange défaite” dello storico Marc Bloch.

 

Ce ne ha per tutti Olivennes: “La sinistra socialista è ostile al lavoro, la sinistra anti capitalista odia l’impresa, la sinistra ecologista si oppone al progresso tecnico e la sinistra decoloniale non crede più al merito”. La difesa della meritocrazia repubblicana è stata uno dei pilastri del programma presidenziale dell’ex candidato di En Marche! Emmanuel Macron. Ma “per una parte della gauche – osserva Olivennes – la meritocrazia è ormai il nuovo nome della riproduzione delle diseguaglianze”. La crescita non deve più essere “l’angolo morto del dibattito pubblico”, conclude il boss di Libé, bensì “il suo centro nodale”.

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