ANSA/ETTORE FERRARI  

Equilibrio tedesco

La sinistra vince con la destra

Claudio Cerasa

Cambiamento, continuità, rispetto degli avversari e volontà di rappresentare più una nazione che una fazione. Scholz/Merkel, Blair/Thatcher, Renzi/Cav. Il tabù inconfessabile delle sinistre vincenti

Gli estremismi non passano, i nazionalismi non fanno presa, gli antieuropeismi non funzionano, i partiti tradizionali non sono sepolti, gli schemi del bipolarismo non sono archiviati, i partiti che compongono la famiglia del Ppe attraversano un periodo buio e le uniche sinistre europee che sembrano destinate ad avere un futuro sono quelle che scelgono con intelligenza di giocare la chiave del trasversalismo, evitando con cura di sputare sugli elettori dei partiti avversari. La storia di Olaf Scholz – leader dell’Spd,  vicecancelliere e ministro delle Finanze dell’uscente governo Merkel, vincitore delle elezioni tedesche di domenica scorsa – è una storia che può essere raccontata con mille sfaccettature diverse. Ma se si volesse scegliere un unico elemento e un’unica sfaccettatura su cui concentrarsi, si potrebbe provare a costruire un ragionamento ambizioso partendo da una parola importante che è stata al centro della campagna elettorale di Scholz: rispetto. Il rispetto, per Scholz, aveva anche qui molti colori e si riferiva alla necessità da parte dell’Spd di avere rispetto di tutti, delle persone in difficoltà, dei livelli di istruzione diversi, degli elettori più poveri, dei cittadini più bisognosi. Rispetto per tutti, ha detto spesso Scholz, ma rispetto in particolar modo anche per gli avversari, per il partito rivale, per i giganti della Cdu, per la cancelliera Angela Merkel.

 

Durante la campagna elettorale, Scholz ha spesso ripetuto che Merkel non ha eredi ma che lui sarebbe stato ugualmente l’erede della Merkel. E nel farlo, nel presentarsi letteralmente come “la nuova cancelliera”, nell’offrire agli elettori un programma elettorale pacato, misurato, moderato, con poche concessioni al populismo progressista (c’è il prelievo dell’1 per cento per chi ha asset superiori ai 2 milioni di euro nel programma di Scholz, ma nello stesso programma Scholz ha proposto alleggerimenti per i redditi medi e bassi) Scholz ha tentato di non spaventare l’elettorato nemico e di mostrarsi ai tedeschi come il candidato più della nazione che di una singola fazione. L’Spd, come riportato ieri mattina dalla Zeit, è riuscito così a conquistare dal bacino del partito di Armin Laschet e di Angela Merkel circa due milioni di elettori, riportandosi in vetta alla politica nazionale dopo sedici anni (25,7 per cento). Si potrebbe concludere il nostro ragionamento affermando che le sinistre che riescono ad affermarsi alle elezioni sono quelle che parlano al centro. Ma nella storia di Scholz c’è un filo conduttore in più che ci permette di sostenere una tesi ancora più forte: le sinistre che riescono ad affermarsi sono quelle che mostrano rispetto verso gli avversari della destra.

 

È successo così con Scholz, ma è successo così in passato anche con Tony Blair, nel Regno Unito, e con Matteo Renzi in Italia. “God, she is so strong”, disse Tony Blair nel 1997 dopo essere uscito da un incontro con Margaret Thatcher, esattamente tre settimane dopo essere stato eletto per la prima volta primo ministro del Regno Unito, ed esattamente due anni dopo essere stato definito dalla stessa lady di ferro, in una storica intervista al Sunday Times, il leader “probabilmente più formidabile” dai tempi di Hugh Gaitskell. Cambiamento, continuità, rispetto, volontà di rappresentare più una nazione che una fazione. Elementi che qualche anno dopo, nel 2014, furono all’origine del successo ottenuto dal Pd di Renzi, che portò all’apice il Pd proprio nell’anno in cui il Pd scelse di firmare un armistizio con il suo nemico giurato, via patto del Nazareno. Una sinistra desiderosa di non demonizzare i nemici e capace di concentrarsi più su se stessa che sugli avversari non è una sinistra che tradisce la sua identità, ma è una sinistra che si sforza di parlare a tutti, che si sforza di smarcarsi dagli estremismi, che si sforza di avere rispetto per gli elettori degli altri partiti. Si vince non solo andando al centro, ma anche mostrando trasversalità. E sarà certamente un caso, ma il Pd che si prepara a incassare qualche successo alle prossime amministrative è lo stesso che oggi al governo è alleato con la Lega. Rispetto, identità, moderazione, desiderio di parlare più alla nazione che alla fazione. Scholz o non Scholz, la sinistra del futuro in fondo è tutta qui.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.