Ai cantieri di Saint-Nazaire non vogliono più gli italiani

Dopo l'istruttoria dell'antitrust Ue, sindaco, presidente della regione e vertice del dipartimento sono contrari all'arrivo di Fincantieri, anche perché temono lo spauracchio cinese. Ma forse è meglio così
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29 DEC 20
Ultimo aggiornamento: 06:19 PM
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(foto Ansa)

A Saint-Nazaire, comune della Loira Atlantica dove hanno sede i cantieri navali più importanti di Francia, i Chantiers de l’Atlantique, non vogliono les italiens. Non li vuole David Samzun, sindaco socialista di Saint-Nazaire, non li vuole Christelle Morançais, presidente gollista della Regione Paesi della Loira, e non li vuole nemmeno Philippe Grosvalet, al vertice del dipartimento della Loira Atlantica. “Abbandoniamo la vendita dei Chantiers de l’Atlantique a Fincantieri!”, hanno scritto su Les Echos i tre rappresentanti politici locali, profondamente contrari all’arrivo del colosso di Trieste guidato da Giuseppe Bono. Il passaggio dei Chantiers sotto bandiera italiana sulla base dell’accordo firmato a Lione nel 2017 quando a Palazzo Chigi c’era ancora Paolo Gentiloni (a Fincantieri il 50 per cento più un uno aggiuntivo in prestito dallo stato francese) doveva essere finalizzato entro il 31 dicembre 2020. Ma dopo la fastidiosa istruttoria dell’Antitrust Ue sollecitata da Parigi e Berlino e la grande ostilità verso Fincantieri dei sindacati, dei dipendenti e di tutti gli attori economici e politici locali che ruotano attorno ai Chantiers, il naufragio della fusione sembra ormai certo. “Riteniamo di aver fatto tutto il possibile. Da parte nostra non è possibile far di più”, ha dichiarato un portavoce di Fincantieri all’Afp.
La Commissione europea, dal canto suo, ha indicato di non aver ricevuto dall’azienda italiana “le informazioni mancanti” richieste, mentre il ministero dell’Economia francese, sollecitato dall’Afp, ha preferito non commentare. Insomma, non c’è più nemmeno quell’ottimismo di facciata che aveva mostrato anche il ministro delegato al Commercio estero francese Franck Riester al Foglio lo scorso novembre, quando disse che il matrimonio sarebbe stato celebrato, che “non ci sono dubbi” a proposito. Che la situazione fosse ormai compromessa, tuttavia, si era già capito ad ottobre, quando uscì un rapporto durissimo del Senato francese firmato sia dai socialisti sia dai gollisti. Nel rapporto, i senatori puntavano il dito contro l’operazione, manifestando preoccupazione sui livelli occupazionali dei Chantiers in caso di “vendita agli italiani” e sul rischio di un trasferimento di know-how alla Cina, alla luce della joint-venture siglata nel 2018 tra Fincantieri e la Cina State Shipbuilding Corporation (Cssc) per le navi da crociera. “La pandemia di Covid-19 ha riportato le questioni della sovranità economica e delle delocalizzazioni al centro dei dibattiti, eppure ci apprestiamo a commettere un grave errore strategico per la nostra industria”, tuonò Sophie Primas, presidente della commissione Affari economici del Senato. L’allarme lanciato dalla Camera alta francese aveva suscitato applausi bipartisan, e anche oggi, dalla parti di Saint-Nazaire, si continua ad agitare lo spauracchio della Cina e del trasferimento del savoir-faire francese sulle navi da crociera.
“Non vogliamo la fusione”, ha detto al Monde Caroline Renaud, ingegnere e rappresentante Cfe-Cfc, il primo sindacato dei Chantiers de l’Atlantique, denunciando, anche lei, l’accordo tra Fincantieri e i cinesi di Cssc. “È come voler far entrare il lupo nell’ovile”, ha commentato la Renaud. Grosvalet, il socialista che guida il dipartimento della Loira Atlantica, ha affermato che “Fincantieri sega il ramo su cui sono seduti i cantieri navali europei, vendendo il suo savoir-faire ai cinesi”, aggiungendo che un eventuale acquisto da parte degli italiani comporterebbe “futuri furti tecnologici”. Per Samzun, il sindaco di Saint-Nazaire, “bisogna bloccare Fincantieri e costruire un’altra soluzione”. Ma quale? Lo stato francese, che attualmente detiene l’84 per cento dei Chantiers, resterà sicuramente azionista, ma farà spazio a nuovi attori: francesi, va da sé. “Ci sono persone interessate ad entrare nell’azionariato, in particolare alcuni attori regionali”, ha spiegato Christelle Morançais, presidente della Regione Paesi della Loira. “Ci sono uomini e donne, difensori dell’industria francese e che hanno una potenza finanziaria sufficiente per prendere il controllo dei Chantiers”, assicura il sindaco Samzun, “tutti sanno che ci sono soluzioni per questo dossier. Non è una questione di soldi, è una questione di volontà politica”.
Ma in realtà, quelle di Samzun sono solo le dichiarazioni roboanti di un politico che non ha intenzione di passare alla storia come “il sindaco che cedette i Chantiers agli italiani”. “È da anni che sentiamo questo tipo di promesse, ma non abbiamo mai visto nessuno farsi vivo con il proprio libretto degli assegni”, ha dichiarato al Monde François Janvier del sindacato Cfe-Cgc. Tranne Fincantieri, appunto. Il presidente Macron, colui che più di tutti sostiene l’importanza di avere dei “campioni europei” nel campo dell’industria, non ne uscirà bene da questo feuilleton. Anche perché fu proprio lui a bloccare tutto nel 2017 in nome dell’“interesse nazionale”, stracciando l’accordo che era stato trovato con il suo predecessore Hollande. Salvo un improbabile coup de théâtre, non ci sarà nessun “Airbus dei mari”. Ma alla luce del clima malsano che regna a Saint-Nazaire, forse, per Fincantieri, è meglio così.