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Liberali e gollisti si può? Macron dice sì, e pensa alle privatizzazioni

Lo stato francese pronto a cedere asset per recuperare 10 miliardi, allo scopo di finanziare progetti destinati all’innovazione

2 Agosto 2017 alle 06:10

Liberali e gollisti si può? Macron dice sì, e pensa alle privatizzazioni

Emmanuel Macron (foto LaPresse)

Parigi. “La competizione è la leva che può sollevare il mondo delle nostre imprese”. Questa frase di Charles de Gaulle, scritta nei suoi “Mémoires d’espoir”, è stata citata qualche tempo fa dall’ex candidato alle presidenziali François Fillon per sostenere che il generale “era liberale” e che gollismo e liberalismo possono conciliarsi, nonostante certi membri della destra sovranista arriccino il naso quando qualcuno osa avvicinare i due termini. E la questione su come coniugare gollismo e liberalismo è tornata al centro del dibattito a Parigi, dopo che il liberale Emmanuel Macron, presidente della Repubblica, assieme al liberale Bruno Le Maire, ministro dell’Economia, hanno scelto di ricorrere alla nazionalizzazione temporanea dei cantieri di Saint-Nazaire subendo critiche di “giacobinismo” e di affinità ideologiche con l’ex ministro colbertista Arnaud Montebourg – il capo di Bercy, tuttavia, si è guardato bene dall’utilizzare il termine “nazionalizzazione”, preferendo parlare di “decisione di prelazione temporanea”.

 

Le Maire, che ieri si trovava a Roma per esporre agli “amici italiani” il progetto di polo civile e militare che ha in mente Parigi, ha definito “gollista” la mossa dell’esecutivo sul dossier Stx-Fincantieri. Ma cosa significa, oggi, attuare una politica “gollista”? “La decisione presa dal governo su Saint-Nazaire si iscrive nella linea del gollismo. E’ una scelta di patriottismo economico”, dice al Foglio Françis Choisel, storico e politico francese, autore del saggio “Comprendre le gaullisme” (L’Harmattan). “Il gollismo non è uno statalismo, è un dirigismo, che significa pilotare l’economia, individuando i settori strategici ma lasciando libertà alle imprese e agli attori in un quadro di coordinamento nazionale. A livello dello stato c’è una strategia industriale e a volte può realizzarsi attraverso delle nazionalizzazioni”, spiega al Foglio Choisel.

 

Sulle pagine di opinione del Figaro, qualche settimana fa, lo storico Jacques Julliard si è chiesto se il macronismo può essere considerato un “neogollismo” e se il paragone tra il fondatore della Quinta Repubblica e colui che aspira a rinnovarla sia appropriato. Per Choisel, “dal punto di vista dei metodi di governo ci sono alcune incontestabili convergenze tra De Gaulle e Macron. La differenza tra i due è negli obiettivi. L’attuale inquilino dell’Eliseo è un europeista convinto, il generale non lo era. Possiamo dunque dire che sul piano della forma Macron è gollista, ma non sul piano dei contenuti”. Le Maire, alla stregua del suo collega alle Finanze, Gérald Darmanin, viene dai Républicains, il partito della destra, lì dove da anni c’è una gara a chi più degli altri incarna al meglio l’eredità del gollismo. Ma per l’autore di “Comprendre le gaullisme” e fedelissimo dell’ex ministro Charles Pasqua quando era membro del Rpr (Rassemblement pour la République), “non ci si può definire gollisti e di destra, come ha fatto Fillon, per esempio, durante la sua campagna elettorale, perché il gollismo non è la destra. Macron con il suo ‘ni droite, ni gauche’ ha ripreso quello che ho scritto trent’anni fa nel saggio ‘Bonapartisme et Gaullisme’, ossia che il gollismo è la destra e la sinistra e il centro e gli estremi assieme, è una sintesi sul piano delle idee. Macron ha fatto una sintesi gollista”.

 

In attesa di comprendere l’esito del vertice a Roma, a Bercy è in fase di rifinitura un ambizioso piano di privatizzazioni, con lo stato francese pronto a cedere asset per recuperare 10 miliardi, allo scopo di finanziare progetti destinati all’innovazione. La vendita delle partecipazioni statali dovrebbe partire a settembre, secondo fonti del ministero dell’Economia, o “non appena le condizioni di mercato lo consentiranno”. Le privatizzazioni prioritarie riguardano i due principali aeroporti di Parigi, Roissy Cdg e Orly, ma da ieri un’altra importante azienda pubblica è nel mirino del ministro: Sncf, le ferrovie francesi, dopo l’ennesimo maxiguasto della rete, che ha bloccato la stazione di Paris-Montparnasse per tutto il fine settimana.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    02 Agosto 2017 - 13:01

    Liberali e gollisti si può? Certo che sì do ossimori si può campare una lunga vita come ha fatto Pan nella : Radicali ( il contrario di liberale) e liberale i( il contrario di radicale). E Macron ? Un elogio al lettore che ha commentato giorni addietro " Che maron sto Macron". E il Foglio che bacia le pile al ragazzotto potente nel suo paese più della kaiserlein nel suo. Quando qualcuno ha un grande potere essere piaggeristi è un dovere . Al Foglio c'è qualcuno che fa coming out su Macròm deux maròn ?

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