Il referendum verde di Macron
Il presidente francese propone di mettere la protezione del clima nella Costituzione, è un colpo alla destra. C’è chi lo chiama cinismo
di
16 DEC 20

Lunedì, il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron è stato applaudito tre volte nel corso della riunione con i centocinquanta cittadini della Convention citoyenne pour le climat (Ccc), il comitato istituito dall’Eliseo nella primavera del 2019 per avanzare proposte concrete sulla lotta ai cambiamenti climatici. La prima volta per cortesia repubblicana, quando è arrivato assieme alla ministra della Transizione ecologica Barbara Pompili al Palais d’Iéna, sede del Conseil économique, social et environnemental (Cese). La seconda, dopo tre ore di dibattito, quando si è detto favorevole alla creazione di assegni alimentari per aiutare le famiglie più svantaggiate a privilegiare un’alimentazione sostenibile. La terza, con grande trasporto da parte dei presenti, quando ha annunciato la sua volontà di incidere la difesa del clima e la protezione dell’ambiente nella Costituzione, attraverso una modifica dell’articolo 1 che sarà sottoposta a referendum. “In merito all’articolo 1 della Costituzione, la vostra proposta di riforma sarà trasmessa assieme alla legge sul clima al Consiglio dei ministri. Sarà una riforma costituzionale in un articolo, dovrà essere approvata in termini identici dall’Assemblea nazionale e dal Senato, e una volta approvata sarà sottoposta a referendum”, ha dichiarato il capo dello stato francese dinanzi alla Ccc.
Inserire il clima nel nec plus ultra dei valori della République era una delle centoquarantanove proposte suggerite dalla Convention citoyenne pour le climat. Attraverso questa aggiunta: “La Repubblica garantisce la preservazione della biodiversità, dell’ambiente e la lotta contro il cambiamento climatico”. Al ritocco Macron si era già pronunciato favorevolmente lo scorso 29 giugno, quando aveva ricevuto all’Eliseo i centocinquanta membri della Ccc. “E’ un annuncio molto forte e, quando si concretizzerà, cambierà profondamente il nostro dritto. Sarà una conquista che non ci verrà più tolta”, ha affermato la ministra Pompili. Tuttavia, da qui a dire che l’entrata della questione climatica nel testo costituzionale è solo una questione di tempi legislativi ce ne passa. Come sottolineato dal settimanale Obs, c’è infatti “l’ostacolo Senato”, la cui maggioranza è in mano all’opposizione gollista dei Républicains (Lr). “Prima di sottoporre a referendum una revisione costituzionale, c’è bisogno dell’approvazione del Senato secondo le disposizioni dell’articolo 89 (…) ed è tutt’altro che scontata questa approvazione (…) lo è ancor meno se si pensa al poco tempo rimasto nel calendario parlamentare. E’ dunque un referendum molto incerto”, ha commentato Benjamin Morel, professore di Diritto pubblico all’Università Paris II Panthéon-Assas. Secondo l’articolo 89, il Senato dovrebbe approvare il testo votato dall’Assemblea nazionale, a maggioranza macronista, senza cambiare una virgola. Oltre a ciò, il gruppo Lr dovrebbe accettare, a un anno dalle presidenziali, di “accordare un plebiscito su un tema consensuale al suo principale avversario politico”, precisa Morel: un allineamento di pianeti di difficile realizzazione. Senza contare che il presidente, in caso di approvazione in termini identici da Camera bassa e Camera alta, dovrebbe in seguito trovare un pertugio per chiamare gli elettori al voto, quando esistono già parecchi problemi per organizzare le elezioni regionali e dipartimentali del 2021 a causa della pandemia da coronavirus.
Secondo Libération, con questo annuncio Macron ha messo la destra gollista con le spalle al muro: o lo approvate o la responsabilità del fallimento sarà tutta vostra. E dietro l’idea di consultare il popolo francese attraverso un referendum, insiste Libération, ci sarebbe inoltre la volontà di proteggersi dalle critiche sulla verticalità del potere. Guillaume Peltier, vice presidente dei Républicains, ha denunciato “l’arte del cinismo” di Macron. Un attacco che lascia immaginare quale sarà il clima al Senato quando a fine gennaio arriverà la proposta di modifica della costituzione.