Esteri
“L’imam Estrosi” •
Il sindaco di Nizza e le frange estremiste del mondo musulmano francese
La città ha il record di partenze per il jihad in Siria e interi quartieri abbandonati all'islam separatista. Il clietelismo elettorale di Christian Estrosi

Da ieri mattina, Christian Estrosi, sindaco di Nizza in quota Républicains, si trascina con aria da sceriffo da un parte all’altra della sua città e risponde a tutte le interviste con toni marziali, denunciando “l’islamofascismo” che continua a uccidere innocenti e invocando una modifica della Costituzione per combatterlo. Ma dietro le dichiarazioni roboanti, c’è la realtà di una città, Nizza, che ha il record di partenze per il jihad in Siria e interi quartieri abbandonati all’islam separatista per colpa del clientelismo elettorale di Estrosi, del suo lassismo e delle liaisons dangereuses con alcune frange estreme del mondo musulmano francese. Subito dopo l’attentato del 14 luglio 2016, quando il terrorista islamico Mohamed Lahouaiej-Bouhlel si scagliò con un camion sulla promenade des Anglais uccidendo ottantasei persone, il quotidiano ginevrino Le Temps andò a farsi un giro nei quartieri est di Nizza, lì dove viveva l’attentatore, e venne fuori un ritratto che per la prima volta smentiva la narrazione securitaria di Estrosi: a l’Ariane, ai Moulins, a Bon Voyage e agli Abattoirs, islamisti in qamis e in djellaba promettevano ai giovani diecimila euro se si arruolavano nello Stato islamico in Siria. “Siamo invasi. Sono i padroni del quartiere, sono gli dèi”, aveva dichiarato al Temps un abitante locale. Tra questi “padroni”, c’erano anche i contatti locali di Omar “Omsen” Diaby, il più influente reclutatore di jihadisti francese, arrestato lo scorso 29 agosto a nord-ovest della Siria.
Ex delinquente diventato predicatore e autore di video di propaganda di jihadista, Diaby, nizzardo di origini senegalesi, era partito per la Siria nel dicembre 2012, dopo aver preso un barcone dalla Libia, e col passare degli anni era diventato il capo di un gruppo di settanta jihadisti francofoni, la maggior parte dei quali veniva dal dipartimento di Nizza, le Alpi Marittime. Autoproclamato imam, Omar “Omsen” Diaby ha reclutato sia per lo Stato islamico sia per al Qaeda, fatto raro, e nel settembre del 2016 era stato qualificato come “terrorista internazionale” dagli Stati Uniti. A Nizza, poteva contare sul suo braccio destro Guillaume Pirotte, che da quando si era radicalizzato si faceva chiamare Abou Safiya. Quest’ultimo, nato a Grasse, ma cresciuto a Nizza, ha conosciuto Omsen nel quartiere popolare di L’Ariane, bastione nizzardo dell’indottrinamento islamista. È lì, che sono stati reclutati la maggior parte dei centocinquanta mujaheddin partiti a fare il jihad dal dipartimento di Nizza, ed è lì, al 28 di rue du Général Saramito, che sorge la più grande moschea delle Alpi Marittime: la mosquée ar-Rahma. “Fin dalla sua pre campagna comunale nel 2007, Christian Estrosi si è detto favorevole alla costruzione di una grande moschea a Nizza (attualmente sono diciannove le moschee, ndr). Lo stesso anno, per il ramadan, è andato a visitare la moschea ar-Rahma, che non è altro che la moschea dell’Uoif (l’Unione delle organizzazioni islamiche di Francia, oggi chiamata ‘Musulmani di Francia’, ossia il cavallo di Troia dell’ideologia dei Fratelli musulmani sul territorio francese, ndr) nelle Alpi Marittime. In quell’occasione ha dichiarato: ‘Mi sento a casa mia’. Questo dice tutto”, ha attaccato Philippe Vardon, consigliere comunale dell’opposizione e autore del libro-denuncia “L’imam Estrosi”. In un altro libro, “Les Revenants” (Seuil), il giornalista e vincitore del premio Albert-Londres David Thomson ha intervistato uno dei giovani jihadisti reclutati da Omar “Omsen” Diaby, tornato dal territorio siro-iracheno.
Questo ex jihadista, quando è uscito di prigione, non ha accusato soltanto la persona che lo ha indottrinato, ma anche colui che per la sua passività ha permesso che molti altri giovani come lui fossero reclutati e spinti a raggiungere l’inferno jihadista: Christian Estrosi. Nel 2016, in un’intervista al Giornale, l’imam e predicatore nizzardo Abdelkader Sadouni, amico di Hani Ramadan (fratello di Tariq e difensore della lapidazione per punire l’adulterio, ndr), lasciava intendere che se in Francia ci sono degli attentati, la colpa è della laicità dei francesi. E su Facebook, spiegava che le partenze verso la Siria si spiegano con la “stigmatizzazione dei musulmani” in Francia. Estrosi lo aveva definito un “moderato” nell’agosto del 2015 e lui, in un’intervista a Nice-Matin, lo aveva ringraziato, dicendo che il comune, da quando c’è il sindaco dei Républicains, “ha un occhio di riguardo” verso la comunità islamica. Come dichiarato dal filosofo Alain Finkielkraut pochi giorni fa su Lci, il problema non è solo l’islamogoscismo, “il partito della negazione della realtà”, ma anche “l’islamoclientelismo di una parte della destra e del centro”.



