Pazienti in fila per effettuare il test per il Covid-19 al Elmhurst Hospital Center di New York (foto LaPresse)

A New York si studiano gli anticorpi

Simona Siri

Tremila test-campione per avere un’idea di come si reagisce al virus, e si pensa a una riapertura ragionevole 

“Testing! Testing! Testing!”. È il mantra che il governatore di New York, Andrew Cuomo, va ripetendo da almeno due settimane ovvero da quando ha iniziato a parlare della possibilità di riaprire lo stato. Non che New York sia fuori dalla crisi. I numeri sono ancora alti, con più di milletrecento nuovi casi e oltre 400 morti al giorno, ma ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva stanno calando da giorni. “Sono buone notizie perché quelle precedenti erano pessime”, ha ripetuto lunedì in conferenza stampa, ed è obbligatorio pensare al dopo.

 

La parola d’ordine è appunto fate test a tappeto. Un’urgenza così fondamentale che, ingoiando l’orgoglio, martedì pomeriggio il governatore è andato addirittura a incontrare Donald Trump per chiedere l’aiuto federale, dopo che nei giorni scorsi i due si erano resi protagonisti di un battibecco a distanza. “È stato un incontro proficuo”, ha detto di ritorno da Washington. “Il presidente e io abbiamo discusso dei finanziamenti necessari. La Casa Bianca ha capito il nostro bisogno”. E poi: “Il presidente Trump e io abbiamo concordato che lo Stato sarà responsabile della gestione dei test effettivi nei nostri laboratori. Il governo federale si assumerà la responsabilità di questioni relative alla catena di approvvigionamento che esulano dal controllo degli Stati”. Intanto martedì 20 aprile New York ha iniziato quello che Cuomo ha definito “il più aggressivo piano di testing sugli anticorpi del paese”.

 

 

Secondo questo piano, il Dipartimento della Sanità dello Stato selezionerà casualmente 3.000 persone che andranno a costituire il campione. Perché sia significativo, questo campione sarà controllato per sesso, razza e età, in modo da rappresentare statisticamente New York State. Le persone saranno fermate in modo casuale o agli angoli per la strada o in 20 supermercati già selezionati. Ogni partecipante fornirà un campione di sangue tramite la raccolta con lo stick. I primi risultati sono previsti per il fine settimana. A Los Angeles in uno studio condotto il 10 e l’11 aprile su 883 soggetti e portato avanti con una metodica simile, il 4.1% è risultato positivo agli anticorpi del coronavirus: applicato alla popolazione dello stato significherebbe tra i 221 mila e i 442 mila soggetti contagiati, mentre ufficialmente i casi erano ottomila alla data dell’inizio dello studio (oggi sono 13 mila). Cuomo ha detto che i risultati forniranno "la prima vera istantanea di quante persone sono state infettate da COVID-19 e ci aiuteranno a riaprire e ricostruire senza compromettere ciò che abbiamo già realizzato”.

 

 

Nonostante un rallentamento del tasso di casi diagnosticati, New York rappresenta ancora circa un terzo dei casi in tutti gli Usa, con 252.595 casi nelle 62 contee dello stato e 18.000 morti, un numero che rappresenta il 45% delle morti negli Stati Uniti. Cuomo ha anche detto che "i test sugli anticorpi su larga scala aiuteranno a determinare la percentuale della popolazione che è ora immune al virus". Un’affermazione che però non trova riscontro nella comunità scientifica. Come riportato dalla rivista Nature il 18 aprile “gli scienziati non sanno se le persone con anticorpi siano definitivamente protette dalla malattia e, in tal caso, per quanto tempo". La scorsa settimana, funzionari della sanità sudcoreana hanno annunciato di aver identificato 163 persone - oltre il 2% dei 7.829 pazienti del paese - che si sono rivelate positive al test COVID-19 dopo un completo recupero. Quelle persone sono tornate in isolamento.

 

Il Dr Jordan Laser, patologo della Northwell Health di Long Island, New York, l’istituto che condurrà le analisi del sangue a New York State, ha dichiarato alla NPR che avrebbe senso iniziare i test sugli operatori sanitari, ma anche nei casi in cui i soggetti dimostrassero di aver sviluppato anticorpi, le precauzioni non dovrebbero essere abbandonate. "Non si possono usare questi test per cambiare le pratiche in termini di dispositivi di protezione individuale per gli operatori", ha affermato. “Ci sono indizi che le promesse dei test anticorpali COVID-19 siano state sopravvalutate”, scrive sempre Nature “e i loro problemi sottostimati. I kit hanno invaso il mercato, ma la maggior parte non è abbastanza precisa per confermare se un individuo è stato esposto al virus. E anche se i test fossero affidabili, non possono indicare se qualcuno è immune alla reinfezione”.

Di più su questi argomenti: