L'annuncio di Grenell

Micol Flammini

Trump mette l’ambasciatore in Germania a capo dell’intelligence. Una brutta scelta per l’America

Roma. Nel settembre scorso, quando il rapporto tra John Bolton e Donald Trump si era ormai rotto per sempre, erano volati tweet e minacce, e il presidente americano si guardava attorno in cerca di qualcuno, un fedelissimo, un meno falco, un uomo senza baffi, il nome di Richard Grenell era spuntato fuori. Grenell in quei giorni andò anche alla Casa Bianca, e si temeva che l’invito fosse un colloquio di lavoro: l’idea che l’ambasciatore americano a Berlino potesse diventare il titolare della sicurezza degli Stati Uniti non sembrava una buona notizia per nessuno, sicuramente non per l’Europa. Non è andata così, allora, ma il nome di Grenell è spuntato fuori ancora, per una posizione che questa volta fa più paura agli americani che agli europei. Con un tweet notturno il presidente ha detto all’America: “Sono lieto di annunciare che il nostro rispettato ambasciatore in Germania, @RichardGrenell, diventerà il direttore ad interim dell’intelligence nazionale”. E poi: “Rick ha rappresentato il nostro paese estremamente bene e non vedo l’ora di lavorare con lui. Vorrei ringraziare Joe Maguire”.

    

   

Nei suoi anni a Berlino, Rick è diventato famoso soprattutto per le sue dichiarazioni contro la cancelliera tedesca Angela Merkel, contro l’Unione europea e contro la Germania. Agli inizi del suo mandato diplomatico aveva detto che Washington caldeggiava l’arrivo delle forze populiste, è un bannoniano con molte pretese e all’epoca l’ex stratega di Trump covava ancora l’ambizione di allestire un’internazionale di forze euroscettiche in grado di mettere sotto sopra l’Ue. Bannon poi si è stancato e Grenell a Berlino continuava invece a rappresentare il trumpismo. “The little Trump”, lo chiama qualcuno, senza alcuna esperienza in materia di intelligence, come i democratici, e non soltanto, si stanno sgolando a dire da mercoledì, ora è arrivato a capo dell’agenzia governativa. Prenderà il posto di Maguire che, nominato la scorsa estate al posto del texano John Ratcliffe, lascerà la carica a marzo, come stabilito. Secondo gli analisti, il fedelissimo Grenell ricoprirà il ruolo di direttore dell’intelligence nazionale per circa quattro mesi. In quel periodo Trump cercherà a chi dare la nomina per il suo secondo, potenziale, mandato.

  

Richard Grenell non è un esperto di intelligence, è il secondo direttore proposto da Trump dopo le dimissioni di Dan Coats, annunciate dal presidente sempre su Twitter in agosto, e per i democratici le continue cariche ad interim servono soltanto a eludere l’autorità del Senato, che di solito fornisce consulenza su queste posizioni. Grenell non ha commentato la notizia, ma si è visto restituire anni di lealtà e di commenti a favore del presidente che andavano ben oltre al suo ruolo di ambasciatore. Lui è un comunicatore, ha lavorato per Fox News e per il Wall Street Journal. Ha fornito consulenze a diverse testate americane, e da Berlino ha anche fatto un buon lavoro. Come scriveva lo scorso anno il giornalista di Politico Matthew Karnitschnig, questa strana specie di diplomatico poco diplomatico – e durante la presidenza di Trump dall’Ungheria al Belgio ne abbiamo visti molti di un-diplomats – non ha conquistato molti cuori e molte menti a Berlino, ma ha ottenuto dei buoni risultati. Le sue feste in ambasciata con rappresentanti dell’AfD non sono piaciute, i suoi attacchi contro la Germania scroccona che non paga il dovuto per la Difesa hanno fatto arrabbiare, l’interferenza nelle questioni iraniane anche. Grenell è stato duro e testardo come non mai ma, scrive Karnitschnig, quando si guardano i risultati, ci si accorge che questi non mancano. Ad esempio “l’apertura del mercato tedesco al gas liquido americano, la custodia di un sospetto criminale di guerra nazista, il ritiro dei diritti di sbarco di una compagnia aerea iraniana. Berlino, dopo molte resistenze, ha ceduto alla volontà di Washington (leggere di Grenell)”. Avrebbe voluto ottenere il grande colpo, fermare il Nord Stream 2, il gasdotto che trasporta il gas russo in Germania, ma non ci è riuscito.

 

Grenell torna in America, e Berlino forse tira un sospiro di sollievo. Trump intanto sta portando avanti la sua idea iniziale di ripulire l’intelligence americana, è un chiodo fisso. Nonostante i ringraziamenti a Maguire, anche con lui alla fine ha avuto qualche problema durante il processo di impeachment. Davanti al Congresso il viceammiraglio ha ammesso che il whistleblower che aveva denunciato la telefonata tra Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva fatto la cosa giusta, Maguire aveva comunque evitato di dire qualcosa contro il presidente. Trump ora vuole soltanto i fedelissimi. E Grenell, il little Trump che di Trump ha anche il modo di twittare, lo è.

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