Bravo Macron, sul diritto di criticare l'islam sta con Mila e contro i vigliacchi “responsabili”

Giulio Meotti

“La legge è chiara: in Francia abbiamo il diritto alla blasfemia, alla critica della religione”. La posizione del presidente francese sulla libertà di espressione è pressoché unica fra i capi di stato europei

Roma. Quando i portabandiera della libertà di espressione cadono sotto i colpi degli islamisti sono tutti “Je suis”, vestono tutti il tricolore francese, la Marianna e gli emblemi della laïcité. E’ quando c’è da difenderli da vivi, quando sono sotto attacco, che i leader francesi latitano e vestono la lâcheté, la vigliaccheria. Jacques Chirac nel 2006 condannò le “provocazioni di Charlie Hebdo: la libertà d’espressione deve esercitarsi in uno spirito di responsabilità”. Sei anni dopo, Charlie pubblicò un ciclo di vignette sull’islam che reinfiammarono l’opinione pubblica. Jean-François Copé, segretario dell’Ump gollista, si schierò con il premier Jean-Marc Ayrault, che chiese a Charlie un “comportamento responsabile”. Laurent Fabius, ministro degli Esteri, disse che quelli di Charlie “gettano benzina sul fuoco”, mentre l’ex ministro dell’Interno Brice Hortefeux parlò di “provocazione inutile”.

 

Il presidente francese Emmanuel Macron ha risposto diversamente all’ultima querelle sull’islam. E’ il caso di Mila, la liceale che sui social aveva usato parole poco gentili sull’islam e per questo condannata a morte dalla galassia islamista, costretta a muoversi con la scorta e a cambiare scuola. Stavolta dall’Eliseo non sono arrivati inviti alla “responsabilità”, ma una robusta difesa della libertà di parola. “La legge è chiara: in Francia abbiamo il diritto alla blasfemia, alla critica della religione”, ha detto Macron. Tradotto: va protetto e garantito il diritto di criticare l’islam, visto che del cristianesimo si fa già strame e irrisione. Non era scontato. Macron avrebbe potuto lasciar correre o parlare d’altro (ieri le tv italiane riportavano la notizia della visita del presidente francese al Mer de Glace, il ghiacciaio più grande di Francia, non certo quella della sua difesa di Mila e della critica dell’islam). Oppure Macron avrebbe potuto sfoggiare l’arte dei distinguo e dei pericolosissimi “ma”. C’erano già state molte defezioni fra i macroniani, in testa il ministro della Giustizia Nicole Belloubet, che ha definito le parole di Mila “un attacco alla libertà di culto” (salvo poi scusarsi). E Ségolène Royal, che non ha mai brillato in coraggio, ha chiamato Mila “irrispettosa”.

   

La posizione di Macron sulla libertà di espressione è pressoché unica fra i capi di stato europei. Quando Jan Böhmermann, un famoso comico tedesco, derise il presidente turco Erdogan in tv e finì sotto scorta, con la denuncia turca alla procura di Magonza, cosa fece la cancelliera Angela Merkel? Anziché spiegare a Erdogan che in Germania i giornalisti hanno libertà di parola e di satira e che non finiscono in galera, sottoterra o in esilio come in Turchia, definì le parole di Böhmermann “un insulto”. 

 

Sull’islam, Macron si è separato dalla gauche. Quando, tre mesi fa, pezzi importanti della sinistra francese a Parigi marciarono contro l’“islamofobia”, Macron fece sapere che la sinistra aveva “venduto l’anima”. Le sue frasi furono riportate dal Canard enchaîné: “La parte di sinistra che vi ha partecipato ha voltato le spalle alla sua storia e ai suoi valori”, disse Macron. “Per tre voti alle elezioni comunali, manifestando al fianco di salafiti e antisemiti brevettati, hanno venduto l’anima”.

 

Quando tutti i ministri francesi del tempo lo attaccarono, Charlie Hebdo uscì con il numero dei “responsabili”. “Al fine di soddisfare Laurent Fabius, Brice Hortefeux e Tariq Ramadan, Charlie non getterà più ‘benzina sul fuoco’ e non sarà più ‘irresponsabile’”, recitava l’editoriale. Un giornale senza testo né vignette, firmato dai vignettisti che tre anni dopo sarebbero stati macellati in nome di Allah. La doppia pagina del settimanale era dedicata al “dibattito della settimana”: “Bisognava mostrare il seno della ‘regina’ Kate?”. La satira degli inquadrati che mette tutti d’accordo. La risata che ci seppellirà.

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  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.