Una manifestazione a Parigi contro la riforma delle pensioni (AP Photo/Michel Euler)

22mila emendamenti contro la riforma delle pensioni in Francia

Mauro Zanon

Si apre il dibattito all'Assemblea nazionale. Per le strade continuano gli scioperi, in Parlamento c'è un asse tra sinistre e destre, estreme e non, per bloccare il progetto dei macroniani

Parigi. Ieri, all’Assemblea nazionale francese, è iniziato l’esame del testo della riforma delle pensioni, che mira a introdurre un “sistema universale” per punti, andando a cancellare i 42 regimi speciali attualmente esistenti. Ed è iniziata, in concomitanza, la “guerriglia parlamentare” guidata dalla France insoumise (Fi), scrive il Monde. Come definire, altrimenti, l’operazione di ostruzionismo dei deputati di Jean-Luc Mélenchon, leader della Fi, che da soli hanno depositato 19mila emendamenti sui 22mila totali: un record nella Quindicesima legislatura della Quinta Repubblica francese. “È il nostro modo per fare come gli avvocati e i professori. Loro gettano le loro toghe e i loro manuali per manifestare l’opposizione alla riforma. Noi gettiamo questi 19mila emendamenti ai piedi del governo”, ha dichiarato Alexis Corbière, deputato insoumis. Su Bfm.tv, Mélenchon ha rincarato la dose: “Rivendichiamo il fatto di fare ostruzionismo, perché, così come un sindacalista sciopera per quarantatré, quarantacinque, cinquanta giorni e perde tutto il suo stipendio, anche i deputati verrebbero meno al loro dovere, se non utilizzassero tutte le armi possibili per ritardare la decisione finale, che senza fare questo si imporrebbe meccanicamente nell’emiciclo. Se lasciassimo fare, in tre giorni sarebbe tutto finito”.

 

Oltre alla raffica di emendamenti, i gruppi parlamentari di sinistra, mélenchonisti, socialisti e comunisti, hanno trovato un accordo per presentare una mozione di censura a metà o a fine febbraio. I parlamentari comunisti desiderano inoltre che alla mozione di censura venga affiancata una mozione referendaria, per proporre all’esecutivo di sottomettere il progetto di legge a un referendum. Tutte queste procedure sono nate con il solo scopo di rallentare il più possibile l’adozione del testo all’Assemblea nazionale. E la quantità di emendamenti depositati lascia immaginare che il dibattito sarà estenuante, alla luce del calendario estremamente serrato. In teoria, come ricordato dal Monde, il voto del testo è previsto per il 3 marzo, tenuto conto che l’Assemblea nazionale si metterà in pausa il 6 marzo, a una settimana dalle elezioni amministrative. Ma cinque settimane basteranno per approvare il testo in Parlamento? Secondo Marc Fesnau, ministro per le Relazioni con il parlamento, la “strategia dell’ostruzionismo” delle opposizioni porta a “snaturare il ruolo del Parlamento, a degradare il ruolo di un parlamentare, e, in fin dei conti, a dire ai francesi che non si vuole alcun dibattito”. Il deputato del Partito socialista, Boris Vallaud, ha risposto che è “il governo a fare ostruzione a un dibattito parlamentare su una questione fondamentale per il paese”. Sulla scia della gauche della gauche, compatta contro la riforma, la destra neogollista (Les Républicains) ha criticato le “condizioni inaccettabili di esame del testo che il governo ha imposto al Parlamento su questa riforma delle pensioni”. Il Rassemblement national di Marine Le Pen, dal canto suo, non esclude di votare la mozione di censura che i gruppi di sinistra presenteranno. “La leggeremo, guarderemo qual è il suo contenuto e faremo tutto ciò che il nostro potere di deputati ci consente per impedire che questo testo venga applicato ai francesi”, ha detto la presidente del Rn su Lci.

 

Negli ultimi giorni, nel frattempo, si è fatta largo anche l’ipotesi di utilizzare l’articolo 49.3 della Costituzione, il “supercanguro” che permette di azzerare gli emendamenti e far adottare un testo senza voto parlamentare (a condizione che non passi la mozione di censura). “Mi assumo la responsabilità di dire che bisogna riflettere a un 49.3 di dissuasione e l’ho proposto al primo ministro (Édouard Philippe, ndr). Se l’opposizione si mostra ragionevole, diminuendo il numero di emendamenti a qualche migliaio, allora non c’è bisogno di azionare questo strumento. Altrimenti, potrebbe essere preso in considerazione”, ha detto al Figaro Patrick Mignola, deputato dei centristi del MoDem, il partito alleato della République en marche (Lrem). Mentre avanza l’ombra del 49.3, lo stesso con cui Macron e l’allora primo ministro Manuel Valls fecero passare la maxi legge sulle liberalizzazioni nel quinquennio Hollande, oggi c’è stata l’ennesima giornata di protesta contro la riforma delle pensioni. La manifestazione interprofessionale, promossa dal collettivo Sos Retraites, ha riunito avvocati, infermieri, piloti e altre categorie per reclamare il mantenimento dei loro regimi speciali. E giovedì, si tornerà in piazza. Intanto, i partner sociali, a partire dal sindacato riformista di Laurent Berger, la Cfdt, continuano i lavori per la conferenza di finanziamento prevista per aprile, dalla quale dovranno uscire le proposte alternative per portare garantire al nuovo sistema pensionistico un equilibrio finanziario entro il 2027.

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