Ghosn: "Ho lasciato il Giappone perché non avrei mai ottenuto un giusto processo"

L'ex ad di Nissan, fuggito in Libano, ha scritto una lettera al Financial Times. "Il mio caso dimostra che il paese è privo di un sistema giudiziario moderno"

“Le autorità giapponesi, a partire dal ministro della giustizia Masako Mori, sostengono che il loro sistema giudiziario sia costruito per assicurare alla vita delle imprese un buon funzionamento, e salvaguardare i diritti umani dei sospettati e degli imputati. Ma la mia esperienza, cominciata con l'arresto del novembre 2018, dimostra che tutto ciò è falso”. Comincia così la lettera inviata al Financial Times da Carlos Ghosn, ex amministratore delegato dei gruppi Nissan, Renault e Mitsubishi, sfuggito in modo insospettabile dal Giappone (dov'era in libertà vigilata) per trovare riparo in Libano. 

 

 

“Sono stato brutalmente strappato dalla mia famiglia, dai miei amici e dalle compagnie che guidavo, e detenuto sotto le pressioni dei procuratori che mi chiedevano di confessare una serie di accuse false che mi avrebbero destituito dal mio ruolo e ridotto l'influenza di Renault su Nissan”, continua Ghosn. “Dopo essere stato detenuto per mesi in isolamento, con brevi deroghe di 30 minuti al giorno, sono stato rilasciato su cauzione ma con il divieto di poter comunicare con mia moglie. Ero sicuro che non sarei mai riuscito a ottenere un giusto processo e sarei morto in Giappone. Così lo scorso mese, ho lasciato il paese”. 

  

  

Il manager, poi, passa in rassegna quelli che, secondo lui, sarebbero gli inequivocabili segnali di una campagna di disinformazione condotta sulla sua pelle dai procuratori giapponesi. “Lunedì il ministro Mori ha dichiarato che le accuse contro di me comprendevano presunte mancate dichiarazioni di remunerazioni extra e vari trasferimenti dal conto bancario di una società controllata da Nissan al conto 'dello stesso Ghosn'. In realtà, le accuse riguardano presunte mancate dichiarazioni di futuri compensi mai realmente corrisposti, mentre i trasferimenti fatti da Suhail Bahwan Automobiles erano legittimi incentivi approvati da diversi dirigenti senior di Nissan. Nessuna somma di denaro è stata reindirizzata a me direttamente o indirettamente”.

  

L'ex ad brasiliano spiega come questa storia sia paradigmatica, al di là dei princìpi enunciati dagli stessi procuratori, dei danni abbattutisi sugli azionisti e gli investitori di Nissan. “Come diretta conseguenza del caos e delle lotte incaute di potere che hanno fatto seguito alla mia incarcerazione, il prezzo delle azioni della compagnia è sceso del 30 per cento, mentre il MSCI world auto index nel frattempo è cresciuto del 7 per cento. Il valore di mercato di Nissan è sceso sotto quota 10 miliardi di dollari, i profitti sono crollati del 95 per cento e sono stati annunciati 12500 licenziamenti. Il mio successore, Hiroto Saikawa, ha pubblicamente ammesso di aver ricevuto pagamenti accessori. Eppure rimane al suo posto. E' un doppio peso che credo sia radicato nel vero e proprio bias”.

  

La difesa di Ghosn passa all'elencazione dei motivi per cui il Giappone non sarebbe da considerare all'altezza degli standard occidentali in materia di giustizia. “Il ministro Mori mi ha incoraggiato a 'provare la mia innocenza' in tribunale. Ciò ignora completamente la presunzione di innocenza e l'onere della prova di colpevolezza che sono fondamentali per ogni corretto e moderno sistema giudiziario. Esprimendo pubblicamente l'opinione secondo cui le accuse contro di me sono valide, sta commentando un singolo caso. Credo sia una violazione dell'indipendenza giudiziaria, un principio fondamentale della rule of law”.

  

Le inefficienze del sistema giudiziario giapponese, ricorda Ghosn, non sono una novità. Per esempio i membri del comitato delle Nazioni Unite contro la tortura avevano denunciato la violazione dei diritti umani già nel 2013. Mentre oltre un migliaio di avvocati aveva firmato una lettera in cui si chiedeva di eliminare il "sistema di ostaggi" creato dalle autorità.

 

“Ho rispetto per la popolazione giapponese e la loro cultura. Secondo me, il paese merita di meglio dai suoi leader, inclusi il ministro Mori e i responsabili dei danni a Nissan e all'alleanza con Renault e Mitsubishi” conclude Ghosn. 

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