Carlos Ghosn con la moglie Carole (foto LaPresse)

Ora la giustizia giapponese vuole arrestare anche la moglie di Ghosn

Mauro Zanon

Carole è sospettata di aver reso falsa testimonianza durante un interrogatorio nell'aprile del 2019. Intanto il marito prepara la conferenza stampa show di domani (e una serie su Netflix)

Parigi. Anche Carole Nahas, la moglie dell’ex ceo di Nissan-Renault Carlos Ghosn, sbarcato in Libano lo scorso 30 dicembre al termine di una fuga rocambolesca, è da questa mattina oggetto di un mandato d’arresto internazionale, spiccato dalla stessa giustizia giapponese che è alle calcagna del marito.

 

Falsa testimonianza nell’ambito dell’affaire Beauty Yachts

Secondo quanto emerso da un comunicato della procura di Tokyo, Carole è sospettata di falsa testimonianza davanti alla giustizia giapponese nell’aprile del 2019, quando era stata interrogata nell’ambito dell’affaire Beauty Yachts, dal nome della compagnia di cui era la principale azionista (la società è stata creata nel 2015 da un amico avvocato del marito, il libanese Fadi Gebran), e attraverso la quale avrebbe partecipato al montaggio finanziario destinato ad acquistare uno yacht di 37 metri con i soldi distratti da Nissan (la lussuosa imbarcazione, chiamata “Shachou”, che in giapponese significa capo, è stata spesso utilizzata dalla famiglia Ghosn per gite nel Mediterraneo con gli amici, e secondo un articolo del quotidiano Les Echos, nell’aprile del 2019, si trovava in un bacino di carenaggio di un cantiere navale vicino a Livorno).

 

Gli inquirenti giapponesi, durante l’interrogatorio, volevano sapere se Carole fosse a conoscenza dell’origine esatta dei fondi utilizzati da Beauty Yachts per acquistare lo yacht Navetta 37 dei cantieri Ferretti, il cui prezzo di catalogo supera i 12 milioni di euro, perché convinti che una parte dei pagamenti, dilazionati in diversi anni, sarebbe stata garantita grazie a dei trasferimenti di denaro provenienti dalla società libanese Good Faith Investments (Gfi), controllata per molto tempo da Fadi Gebran, l’avvocato amico di famiglia. La procura sospetta Gfi di essere stata alimentata illegalmente da capitali provenienti dalla società Suhail Bahwan Automobiles (Sba), distributore dei marchi Nissan, Renault e Infiniti basato in Oman, e Carole Ghosn di aver mentito, stando a quanto riportato dal Monde, su dei possibili incontri con una persona implicata nell’affaire, ma il cui nome non è stato svelato da Tokyo. 

 

Una decisione “patetica”, secondo l’entourage di Carlos Ghosn

L’informazione giunta dal Giappone sul mandato d’arresto internazionale ai danni di Carole ha fatto subito reagire l’entourage dell’ex boss di Nissan-Renault. “L’ultima volta che Carlos Ghosn stava per parlare lo hanno arrestato. Questa volta, alla vigilia della conferenza stampa, spiccano un mandato d’arresto contro sua moglie, nonostante nove mesi fa fosse tornata in Giappone di sua iniziativa lasciandosi interrogare per quattro ore, al termine delle quali non c’era stata nessuna accusa a suo carico. È patetico!”, ha commentato da Beirut la cerchia ristretta di Ghosn. In realtà, come specificato dal Monde, Carole non era tornata in Giappone “di sua iniziativa”: i procuratori giapponesi le avevano chiesto di presentarsi a un interrogatorio come teste, richiesta che aveva respinto, spingendoli così a sollecitare i giudici per procedere all’interrogatorio dell’aprile 2019.

 

I dubbi sul ruolo di Carole nel piano di evasione

La maggior parte dei media giapponesi e francesi, nei giorni scorsi, ha indicato Carole come il “cervello dell’esfiltrazione”, come colei che ha orchestrato la spettacolare evasione del marito, grazie alle sue buone amicizie nei servizi segreti, oltre che nel mondo dell’industria e dell’arte. Eppure, Carlos ha assicurato attraverso un comunicato di aver agito “da solo”, che la sua famiglia non ha avuto nessun ruolo nella sua fuga alla James Bond. Ma in pochi gli credono, conoscendo la grande tela di contatti e il potere di influenza di Carole, lei che si è fatta un nome, prima di incontrare l’imperatore dell’industria automobilistica, creando a New York una marca di caftan di lusso, “Calm”, con la designer Alison Levasseur. Fatto sta, come scrive Les Echos, che “i giapponesi volevano impedirle di vedere suo marito, ma alla fine è questa libano-americana che impedirà ai giapponesi di vedere il suo Carlos”.

 

Due americani e 20 milioni di dollari

Sull’evasione dell’ex ceo di Nissan-Renault, che a Tokyo era in attesa di essere processato per presunte malversazioni finanziarie, sono emersi nuovi dettagli. Secondo l’emittente nipponica Nhk, è uscito di casa alle 14.30 del 29 dicembre indossando un cappello e una mascherina medica (la tipica mascherina utilizzata dai giapponesi), dirigendosi verso un hotel di lusso del centro di Tokyo, dove ha incontrato due persone (due cittadini americani) con le quali ha preso un treno ad alta velocità dalla stazione Shinagawa, direzione Osaka. Dalla stazione ferroviaria di Osaka, dove sono arrivati prima delle 19.30, Carlos e i suoi due aiutanti hanno poi raggiunto in taxi un hotel situato vicino all’aeroporto del Kensai. Verso le 22.30, le telecamere di sorveglianza hanno registrato l’uscita dei due americani con due casse di grandi dimensioni: Ghosn, come confermato dal Wall Street Journal, era nascosto all’interno di una delle due casse, abitualmente usata per trasportare strumenti musicali, dotata di tre fori per permettergli respirare.

 

 

Dichiarate come apparecchiature per concerti, le due casse non sono state controllate dalla polizia di dogana, né passate sotto i raggi X, e alle 23.10 il jet privato diretto a Istanbul con dentro Ghosn è tranquillamente decollato. La mattina dopo, con un altro jet della compagnia turca Mng Jet, è partito per il Libano, dove è entrato grazie a una carta d’identità libanese e un passaporto francese. Secondo quanto riportato dal Monde, i due americani sono Michael Taylor, ex ufficiale delle forze speciali americane che conosce bene il Libano, paese d’origine di sua moglie, e dove ha addestrato le unità d’élite dell’esercito locale, e George-Antoine Zayek, specialista nelle operazioni di esfiltrazione nei terreni ostili (ha lavorato con le forze speciali libanesi durante la guerra civile 1975-1990) e di intelligence. Entrambi lavorano attualmente per una società di sicurezza privata e vengono definiti da diversi attori del settore come “barbouzes”, agenti segreti. Nell’intera operazione di copertura per garantire la fuga di Ghosn, stando alle informazioni del Wsj, sono stati impiegati circa dodici uomini guidati dall’ex berretto verde Taylor, che hanno studiato i sistemi di sicurezza degli aeroporti nipponici effettuando una ventina di viaggi nei mesi scorsi. Il costo dell’evasione? 20 milioni di dollari, secondo quanto riportato da Capital.

 

L’esclusiva con Netflix e la conferenza stampa hollywoodiana

La sua fuga o “liberazione”, secondo i suoi termini, dalla giustizia giapponese, potrebbe presto diventare un film. Ghosn avrebbe incontrato un produttore hollywoodiano nella sua ormai ex casa-prigione di Tokyo (John Lesher, noto per aver prodotto “Birdman” di Alejandro González Iñárritu), interessato a raccontare la sua vita dagli inizi fino all’arrivo avventuroso in Libano. Secondo le informazioni del Monde, nonostante non ci siano ancora conferme ufficiali, l’ex ceo di Nissan-Renault avrebbe già firmato un contratto in esclusiva con Netflix per la diffusione della futura pellicola, in cui vuole passare come eroe, contro la “cattiva” giustizia giapponese. Domani, intanto, Ghosn terrà a Beirut una conferenza stampa che si annuncia spettacolare. L’ex imperatore di Nissan-Renault ha detto di essere in possesso di prove e documenti che dimostrano l’esistenza di un golpe politico-giudiziario nei suoi confronti. Secondo quando dichiarato a una giornalista di Fox Business, Ghosn ritiene che diverse persone all’interno del governo giapponese lo volessero far fuori per la sua intenzione di far convolare a nozze Nissan e Renault. Durante la conferenza stampa, che si terrà al Press Club di Beirut, il “grande Carlos”, come lo chiamano gli amici, ha detto che farà i nomi, uno ad uno, di coloro che a suo avviso sono dietro il suo arresto, e avrebbero voluto la sua caduta.

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