Tony Blair (foto LaPresse)

Tony Blair: "Conquistiamo il centro e andiamo a governare"

L'ex premier britannico spiega in cosa consiste la cultura della vittoria che il Labour deve necessariamente abbracciare per rilanciarsi

Roma. “La buona notizia è che ci sono diversi candidati di talento che ambiscono alla leadership laburista – ha scritto l’ex premier inglese Tony Blair sull’Observer – Ma ogni nuovo leader deve riconoscere che la crisi del Labour è profonda. E l’eccesso di ‘riflessione’ dopo le elezioni è stato allo stesso tempo patetico e comico”.

 

Blair dice che in politica “non si dovrebbe mai tornare indietro”, non vuole recuperare temi del 1997 ma nemmeno del 2007, ma “la cultura della vittoria” questa sì, è attualissima. Per l’ex premier le cause della sconfitta laburista alle elezioni del 12 dicembre scorso sono chiare: un manifesto pericoloso. C’è stato un rifiuto, dice Blair, e se non si capisce che è stato rifiutato un progetto oltre che un leader, “avremo già perso le prossime elezioni dopo poche settimane che abbiamo perso le ultime”. Ma come si fa a vincere ancora, allora? Blair fa un elenco. Prima di tutto, bisogna rivalutare il centro. La cultura della vittoria “inizia da un’analisi spietata e testarda della realtà politica. I progressisti vincono dal centro. Possiamo deciderlo ora o perdere altre quattro elezioni prima di farlo. Ma il centro non significa lo status quo”.

 

Ci sono due sinistre che si contendono il primato, radicale e moderata, e la sfida è proprio quella di “ridefinire il concetto di ‘radicale’, andare oltre il populismo della vecchia sinistra e della vecchia destra e modellare una nuova agenda politica”: è quella che anche in passato Blair ha chiamato l’insorgenza dei moderati, concreta e pragmatica, ma molto attiva e battagliera. Con una differenza rispetto al movimentismo. “I movimenti fanno pressioni sui governi affinché governino diversamente. Hanno il loro ruolo, ma il Partito laburista non è stato fatto per essere un gruppo di pressione, ma per vincere e governare. Ecco perché i sindacati dovrebbero essere consultati sulla politica per i servizi pubblici, ma non possono scriverla, la politica”.

 

Blair insiste sul fatto che bisogna dare soluzioni concrete ai problemi, bisogna “misurare la sincerità dei propri propositi”, perché altrimenti si finisce non soltanto per fare promesse che non si possono mantenere ma anche magari vincere le elezioni e poi non poter o non sapere fare nulla di davvero incisivo. La vita quotidiana è importante: “Bisogna rendere facile alle persone avvicinarsi a noi. Uno degli enormi problemi che abbiamo avuto con la Brexit è stato che nel momento cruciale in cui avremmo dovuto raggiungere gli altri superando le divisioni di partito, la nostra leadership era così divisica che i Lib-dem e i Tory più moderati non potevano venire dalla nostra parte. Se qualcuno ha votato Tory o Lib-dem alle ultime elezioni, probabilmente non vorrà una rivoluzione socialista alle prossime”, dice Blair, che si avventura poi nel territorio del patriottismo: “La visione progressista del patriottismo non sarà mai quella conservatrice. Noi aggiungeremo un’enfasi sui valori come la tolleranza e l’uguaglianza e sull’impegno per la giustizia sociale. Ma le basi non possono mancare”.

 

Infine, la sconfitta è davvero il prodotto di 40 anni di neoliberismo, come se il blarismo e il thatcherismo fossero la stessa cosa? E’ “un’ orribile combinazione di cattiva politica e una conoscenza della storia ancora peggiore”, scrive Blair. E ora invece che pensare a noi pensiamo agli elettori, “sentirci nel giusto non è sufficiente”, non fa vincere. “Sono cose banali queste – conclude l’ex premier – la frustrazione è proprio nel fatto che dobbiamo ripeterle”.

 

L'articolo di Tony Blair è stato tradotto da Libertà Eguale

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