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Com’è che ci siamo ritrovati a parlare di purezza americana? Tre ragioni, e un baratro

Lo scontro tra Trump e l'ala radicale dei democratici è la sintesi della battaglia culturale che il presidente ha imposto al suo paese

28 Luglio 2019 alle 06:00

Così il mondo conservatore americano cerca una legittimità a “send her back”

Alcuni sostenitori di Trump durante un comizio del presidente (Foto LaPresse)

Roma. Il Wall Street Journal le chiama Thelma e Louise, passa dalle loro immagini a quelle delle due donne sulla Thunderbird, “fanno una scelta sbagliata dietro l’altra, sfidano le autorità, ribaltano il tavolo contro gli uomini che le infastidiscono, si godono ogni minuto” dell’avventura, della ribellione, della corsa verso il nulla: “la versione washingtoniana” di Thelma e Louise, scrive il quotidiano del gruppo Murdoch, è composta da Rashida Tlaib (Thelma) e Ilhan Omar (Louise), le prime due deputate musulmane elette al Congresso, una in Michigan e l’altra in Minnesota, due esponenti della “Squad”, la squadra che, secondo il presidente Donald Trump, farebbe bene a tornarsene nel suo paese se odia così tanto l’America (vi fanno parte anche Alexandria Ocasio-Cortez e Ayanna Pressley). Thelma e Louise, con la loro sfrontatezza e la loro ideologia satura di antisemitismo, sono “alla guida del dibattito dei democratici”, scrive il Wall Street Journal, “e non hanno alcuna intenzione di lasciare il volante, anche se questo significa finire nel burrone”. I democratici stanno per schiantarsi un’altra volta, raccontano i media conservatori, la Squad tiene banco da giorni in un continuo rimpallarsi di responsabilità e accuse con Trump, io amo l’America e tu no, io rappresento l’America e tu no. Razza, identità, storia: questo scontro è la sintesi della battaglia culturale che il presidente ha imposto al suo paese, ricercando una purezza americana che suona così sinistra che sono tornati i parallelismi con gli anni Trenta europei.

 

Ma al di là di questo “carnage”, come lo aveva definito Trump al suo primo giorno d’ingresso alla Casa Bianca (non avevamo capito che fosse un punto del programma), c’è il paese, c’è l’America, e c’è un coro di esperti che dice: la minaccia più grande per Trump e il trumpismo non è economica, culturale o sociale, è demografica. Il sito Axios ha pubblicato un dossier molto interessante – al grido “i numeri non mentono” al quale verrebbe da rispondere: magari – che segnala come in America e in particolare negli stati in bilico le minoranze stiano diventando sempre più grandi, sempre più rapidamente. “Non c’è modo che i repubblicani possano cambiare i tassi di nascita o invertire questo trend”, sostengono Mike Allen e Jim VandeHei, i fondatori di Axios, che è come dire che non esiste “alcun megatrend demografico che favorisca i repubblicani”. Il prossimo anno, tutta la popolazione sotto ai 18 anni sarà per la maggioranza non bianca, e in meno di un decennio, la popolazione sotto ai 30 anni sarà per la maggioranza non bianca. Il futuro è questo, pare ineluttabile, ma allora perché Trump insiste con la sua battaglia contro la Squad e per la purezza americana (che per lui è riassumibile nel predominio del maschio bianco)?

 

Per tre ragioni. La prima ha a che fare con l’approccio generale del presidente al suo mandato: tutto e subito, e che si capisca. L’orizzonte temporale di Trump è il novembre del 2020, quel che accadrà dopo non è importante, conta soltanto vincere per la seconda volta, e restare alla Casa Bianca. E nel brevissimo periodo, il trend demografico non impatta (questo spiega anche perché i repubblicani siano sempre più preoccupati di lui, su ogni cosa). La seconda è che la Squad mobilita la base trumpiana, perché è così connotata ideologicamente ed etnicamente che è facile farla passare come un commando di deputate lanciato contro il cuore dell’America. La terza è la più dolorosa per i democratici, perché la Squad è un’invenzione tutta interna, uno scontro di idee e di generazioni che rischia di dissanguare il partito.

 

Il magazine del New York Times ha pubblicato l’anteprima del prossimo numero dedicato a Joe Biden: più la Squad scalcia, più l’ex vicepresidente – moderato – sembra solido nei sondaggi. Il titolo del servizio è chiaro: Biden si è candidato “per riportare il paese al tempo prima di Trump” e della sua presidenza anomala. È la domanda dopo che risulta inquietante: “È questo che vogliono i democratici?”. Eravamo convinti che, arrivati a questo punto, la risposta fosse già data.

Paola Peduzzi

Paola Peduzzi

Scrive di politica estera, in particolare di politica inglese, francese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, Cosmopolitics, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante.

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