Uno degli F-35 in forza alle Forze di autodifesa giapponesi (Foto U.S. Air Force by Tech. Sgt. Louis Vega Jr.)

Il mistero di un F-35 scomparso e i segreti sul fondale del Pacifico

Davide Bartoccini

America e Giappone si sono persi un caccia di ultima generazione, Russia e Cina potrebbero volerlo per rubarne i segreti. È già successo, a parti invertite, negli anni Settanta

Oceano Pacifico, 85 chilometri a est delle coste del Giappone. Navi e aerei militari stanno cercando giorno e notte all'interno di un tratto di mare che corrisponde all’ultima traccia radar che ha lasciato un caccia stealth di ultima generazione prima di scomparire dagli schermi. Si tratta in un F-35 in forza alle Forze di autodifesa giapponesi, sparito ormai più di due settimane fa. Nessuna traccia del pilota, nessuna traccia del relitto. Il pericolo? Che russi e cinesi lo trovino per primi, e lancino una missione di recupero “clandestina” per entrare in possesso dei segreti e delle tecnologie militari più sofisticate della Nato, compromettendo l’intera segretezza del Joint Strike Fighter – il programma ​multinazionale “per la progettazione, lo sviluppo e l'acquisizione del modernissimo velivolo militare caccia multiruolo”, secondo la definizione della Difesa italiana.

  

Non si tratta di speculazioni di fantasia degne di un romanzo di Tom Clancy ambientato nella Guerra fredda. Perché c’è un precedente nella storia delle missioni di recupero clandestine, a opera della Cia, con la copertura di uno dei personaggi più controversi e affascianti del XX secolo: l’egocentrico miliardario e magnate del petrolio Howard Hughes. Nel marzo del 1968 un sottomarino sovietico codificato K-129 salpa per il pattugliare il Pacifico e si spinge oltre le rotte abitudinarie per rispondere all’attività sempre più aggressiva della flotta americana. Porta con sé un carico di missili nucleari. D’un tratto il sottomarino smette di rispondere ai messaggi di routine, ma anche alle sollecitazioni del comando di Vladivostok. Il silenzio radio è definitivo. Dopo tre settimane viene dato per disperso da Mosca, che lancia la missione di ricerca. L’intelligence della Marina americana si allerta. Il K-129 è affondato al largo delle Hawaii, portando sul fondo dell’oceano 98 anime e tutti i segreti della potenza sovietica che un sottomarino nucleare può custodire.

 


La Hughes Glomar Explorer


  

Due mesi di ricerche non sortiscono alcun effetto. Il Cremlino passa la mano, convinto che nessuno possa individuare e tanto meno recuperare il battello. Ma sottovaluta il proprio avversario: l’intelligence americana ha già incrociato le anomalie idroacustiche che potrebbero essere collegate a un'esplosione sottomarina, e segna con una X il punto in cui il K-129 potrebbe essersi inabissato. Un sofisticato mini-sub rilasciato dal sottomarino segreto Halibut lo individua. Il problema è come tirarlo su. Ed è qui che entra in ballo la Cia. Bisogna elaborare un’operazione di copertura che permetta a una nave americana mai vista prima di stazionare nel Pacifico e tirare su dal fondale il relitto del sottomarino con il suo tesoro di libri cifrati, tecnologia e missili nucleari.

 

A fornire la copertura perfetta per questa missione top-secret sarà Hughes (foto a sinistra). Il miliardario solitario e visionario sul quale circolano svariate leggende, un megalomane perfetto che potrebbe davvero desiderare il primato sul mercato minerale tanto da decidere di costruire una nave grande 3 campi da calcio per estrarre direttamente dal fondale oceanico enormi noduli di manganese. In realtà la nave, la Hughes Glomar Explorer (foto sopra), nasconde un artiglio capace di tirare su da fondale le duemila tonnellate di peso di un sommergibile sovietico che giace nella sua tomba sommersa. Ci vorranno sei anni e centinaia di milioni di dollari, ma nel 1974 l’operazione ha il via, e il mastodontico recupero clandestino, consumato sotto gli occhi delle ignare navi spia russe, quasi si compie. Il sottomarino in fase di sollevamento si spezza e solo una delle sezioni arriva in superficie parzialmente intatta. A rivelarlo saranno i documenti della Cia desecretati decenni dopo sull’operazione Azorian e alcuni testimoni, che parleranno del recupero di due missili nucleari, alcuni libri in codice e della “campana”, che di norma è posizionata della torre di comando – come pure i corpi di sei marinai russi.

  


Scarica i documenti desecretati della Cia 


 

All'epoca Henry Kissinger, consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di stato degli Stati Uniti, non smentì né confermò il successo dell’operazione. Ma la storia ha lasciato un precedente importante nelle operazioni di spionaggio di questo genere; e anche se non siamo realmente al cospetto di una nuova Guerra Fredda, secondo gli analisti il tratto di mare del Pacifico nel quale potrebbe essere caduto l’F-35 con i suoi “segreti” pullula di attività sottomarina. Già nel 2009, e poi ancora nel 2015, Pechino era stata accusata di aver operato vari attacchi cibernetici per ottenere informazioni sul programma Joint Strike Fighter.

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