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Quel che il ministro della Giustizia ha deciso di condividere con noi

Tutto ciò che sappiamo del rapporto Mueller è stato sintetizzato da Barr in una lettera mandata al Congresso. Eccola

25 Marzo 2019 alle 21:11

Quel che il ministro della Giustizia ha deciso di condividere con noi

Foto LaPresse

Pubblichiamo la lettera che il ministro della Giustizia americano, William Barr, ha inviato alle commissioni Giustizia di Camera e Senato di Washington. (qui trovate il testo in lingua originale)

 


 

A supplemento della notifica fornita venerdì scorso, il 22 marzo 2019, vi scrivo oggi in merito alle conclusioni principali raggiunte dal procuratore speciale Robert S. Mueller III e per informarvi dello stato della mia iniziale disamina del rapporto preparato da Mueller.

 

Il rapporto del procuratore speciale

 

Venerdì, il procuratore speciale mi ha consegnato un “rapporto confidenziale che spiega le decisioni di procedere o non procedere”. Questo documento è intitolato “Rapporto sull’inchiesta sulla interferenza russa nelle presidenziali del 2016”. Pure se la mia disamina è ancora in corso, credo sia nel pubblico interesse descrivere il rapporto e riassumere le conclusioni principali raggiunte dal procuratore speciale e i risultati della sua indagine.

 

Il rapporto spiega che il procuratore speciale e il suo staff hanno investigato in modo approfondito le accuse rivolte a membri della campagna presidenziale di Donald J Trump e di altre persone legate a tale campagna di cospirazione con il governo russo nei suoi tentativi di interferire nelle elezioni presidenziali del 2016, o di aver istruito le inchieste federali relative. Nel rapport, il procuratore speciale ha sottolineato che, nel completare l’inchiesta, si è avvalso dell’aiuto di 19 avvocati, assistiti da un team di circa 40 agenti dell’Fbi, analisti d’intelligence, esperti di contabilità forense, e altri professionisti. Il procuratore speciale ha emesso più di 2.800 mandati di comparizione, ha fatto circa 500 perquisizioni, ha ottenuto più di 230 ordinanze per la registrazione di comunicazioni, ha emesso circa 50 ordinanze che hanno autorizzato l’utilizzo di tabulati telefonici, ha fatto 13 richieste a governi stranieri per ottenere prove e ha interrogato almeno 500 testimoni.

 

Il procuratore speciale ha ottenuto un numero di iscrizioni nel registro degli indagati e di condanne a individui ed entità nell’ambito dell’inchiesta, che sono stati tutti resi pubblici. Nel corso dell’inchiesta, il procuratore speciale ha anche passato numerosi dossier ad altri uffici per azioni ulteriori. Il rapporto non raccomanda altri rinvii a giudizio, né il procuratore speciale ha ottenuto altre richieste di rinvio a giudizio che non siano già stati resi pubblici.

 

Qui di seguito riassumo le principali conclusioni del report.

 

L’interferenza russa nelle presidenziali del 2016

 

Il rapporto del procuratore speciale è diviso in due parti.

 

La prima descrive i risultati dell’inchiesta del procuratore speciale sull’interferenza della Russia nelle presidenziali del 2016. Il rapporto spiega i tentativi della Russia di influenzare le elezioni e documenta i crimini commessi da persone associate al governo russo in relazione a questi tentativi. Il rapporto spiega inoltre che il primo obiettivo dell’inchiesta era stabilire se dei cittadini americani – incluse persone associate con la campagna di Trump – si fossero uniti ai piani della Russia per influenzare le elezioni: si tratterebbe di un reato federale. L’inchiesta del procuratore speciale non ha rivelato che la campagna di Trump né persone associate alla campagna abbiano cospirato o si siano coordinati con la Russia per influenzare le elezioni presidenziali del 2016. Dice il rapporto: “L’inchiesta non ha stabilito che membri della campagna di Trump abbiano cospirato o si siano coordinati con il governo russo nelle sue attività di interferenza nelle elezioni”.

 

Il procuratore speciale ha stabilito che la Russia ha organizzato due piani per influenzare le presidenziali del 2016. Il primo riguarda i tentativi da parte di un’organizzazione russa, la Internet Research Agency (IRA), di fare disinformazione e operazioni collegate ai social media negli Stati Unite finalizzate a seminare dissidi a livello sociale, con l’obiettivo ultimo di interferire con le elezioni. Come già notato, il procuratore speciale non ha riscontrato che alcuna persona della campagna di Trump o associata a essa abbia consapevolmente partecipato al piano dell’IRA, anche se il procuratore speciale ha emesso incriminazioni criminali contro un certo numero di russi e di entità in relazione a queste attività.

 

Il secondo piano riguarda i tentativi del governo russo di fare operazioni di hacking per raccogliere e disseminare informazioni che avrebbero influenzato le elezioni. Il procuratore speciale ha scoperto che attori legati al governo russo hanno hackerato con successo i computer e hanno ottenuto e-mail di persone legate alla campagna elettorale di Hillary Clinton e al Partito Democratico e hanno divulgato tali materiali attraverso vari intermediari, tra cui WikiLeaks. Sulla base di queste attività, il procuratore speciale ha formulato accuse penali contro un certo numero di ufficiali militari russi per aver organizzato una cospirazione volta a hackerare computer negli Stati Uniti allo scopo di influenzare le elezioni. Ma come notato sopra, il consulente speciale non ha trovato che la campagna di Trump, né associati, abbia partecipato o si sia coordinato con il governo russo in questi tentativi, nonostante le molteplici offerte da parte di individui legati alla Russia di aiuto alla campagna Trump.

 

Ostruzione alla giustizia

 

La seconda parte del rapporto affronta una serie di azioni del presidente – molte delle quali sono state oggetto di pubblica divulgazione – che il procuratore speciale ha investigato sollevando possibili preoccupazioni di ostruzione alla giustizia. Dopo aver effettuato “un’indagine approfondita sui fatti” in queste questioni, il procuratore speciale ha preso in considerazione l’ipotesi di valutare la condotta secondo gli standard del dipartimento di Giustizia aventi a oggetto le decisioni sulla procedibilità o meno, ma alla fine ha deciso di non perseguire un procedimento giuridico tradizionale. Pertanto, il procuratore speciale non ha tratto conclusioni – in una direzione o nell’altra – sul fatto che la condotta esaminata costituisse o no un’ostruzione alla giustizia. Invece, per ciascuna delle attività pertinenti esaminate, il rapporto espone le prove su entrambi i lati della questione e lascia irrisolte quelle che il procuratore speciale considera “questioni difficili” sul piano giuridico e fattuale relative al fatto che le azioni e le intenzioni del Presidente possano essere viste come ostruzioni alla giustizia. Il procuratore speciale afferma che “mentre questo rapporto non conclude che il Presidente abbia commesso un crimine, allo stesso tempo non lo scagiona”.

 

La decisione del procuratore speciale di descrivere i fatti della sua indagine di ostruzione senza giungere a conclusioni legali lascia al ministero della Giustizia il compito di determinare se il comportamento descritto nel rapporto costituisca o no un crimine. Nel corso dell’indagine, l’ufficio del procuratore speciale si è impegnato in discussioni con alcuni funzionari del dipartimento di Giustizia per quanto riguarda molte delle questioni legali e fattuali in questione. Dopo aver esaminato il rapporto finale del procuratore speciale su questi temi; dopo aver consultare i funzionari del dipartimento, incluso l’Office of Legal Counsel; e dopo aver applicato i principi del procedimento federale che guidano le nostre decisioni accusatorie, il sostituto procuratore generale Rod Rosenstein e io abbiamo concluso che le prove sviluppate durante le indagini del procuratore speciale non sono sufficienti per stabilire che il Presidente abbia commesso un reato di ostruzione alla giustizia. La nostra decisione è stata presa senza prendere in considerazione le analisi costituzionali relative all’accusa e al procedimento penale contro un presidente in carica.

 

Nel prendere questa decisione, abbiamo notato che il procuratore speciale ha riconosciuto che “le prove non dimostrano che il Presidente è stato coinvolto in un crimine relativo all’interferenza delle elezioni russe” e che, sebbene non determinante, l’assenza di tali prove modifica l’eventuale intenzione del Presidente rispetto all’ostruzione. In linea generale, per ottenere e sostenere una condanna di ostruzionismo, il governo dovrebbe dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che una persona, agendo con intento corruttivo, si sia impegnata in una condotta di ostruzione con un nesso sufficiente a un processo pendente. Nel catalogare le azioni del Presidente, molte delle quali si sono svolte in pubblico, il rapporto non identifica azioni che, a nostro giudizio, costituiscano una condotta di ostruzione, hanno un nesso con un procedimento pendente e sono state condotte con intento corruttivo: secondo i principi del dipartimento queste azioni dovrebbero essere dimostrate oltre ogni ragionevole dubbio per stabilire un reato di ostruzione alla giustizia.

 

Stato della disamina del dipartimento

(…) Come ho già affermato, tuttavia, sono consapevole dell’interesse pubblico su questa materia. Per questo motivo, il mio obiettivo e il mio intento è di rendere pubblica quanto più mi è possibile del rapporto del procuratore speciale coerentemente con le leggi, i regolamenti e le politiche dipartimentali applicabili.

 

Sulla base delle mie discussioni con il procuratore speciale e la mia disamina iniziale, è evidente che il rapporto contiene materiale che è o potrebbe essere soggetto alle regole di procedura penale federale che esigono restrizioni sull’uso e la divulgazione di informazioni (...). Date queste restrizioni, la tempistica per l’elaborazione del rapporto dipende in parte dalla rapidità con cui il dipartimento può identificare materiale soggetto a restrizione. Ho richiesto l’assistenza del procuratore speciale per identificare tutte le informazioni soggette a restrizioni contenute nel rapporto il più rapidamente possibile. Separatamente, devo anche identificare qualsiasi informazione che possa influenzare altri procedimenti in corso. Non appena il processo sarà completato, sarò in grado di procedere rapidamente nel determinare ciò che può essere reso pubblico alla luce delle leggi applicabili, dei regolamenti e delle politiche dipartimentali.

 

Come ho osservato nella mia notifica iniziale, i regolamenti del procuratore speciale stabiliscono che “il ministro della Giustizia può determinare che la pubblicazione” di notifiche alle vostre commissioni “possa essere nell’interesse pubblico”.
Per questo renderò pubblica questa lettera dopo averla consegnato a voi.
Cordiali saluti,

William P. Barr,

ministro della Giustizia americano

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