La dinamite ad Atene

Redazione

Una bomba esplosa contro un network tv ci ricorda la fragilità della Grecia

Lunedì mattina prima dell’alba, ad Atene, un ordigno da dieci chili di dinamite è esploso davanti alla sede di Skai Tv, una delle più importanti reti televisive della Grecia, parte del gruppo mediatico che comprende anche il giornale Kathimerini. Nell’edificio non c’era quasi nessuno, e qualcuno ha fatto delle telefonate anonime alle sedi di altre televisioni 45 minuti prima dell’esplosione per avvertire che Skai Tv sarebbe stata attaccata. I danni sono stati soltanto materiali, ma sono stati importanti, perché la bomba era molto potente: con 10 chili di dinamite si fa un’arma di grande distruzione, non un ordigno improvvisato. Ancora non ci sono rivendicazioni certe, ma la polizia dice che il principale sospettato è una formazione terroristica di estrema sinistra che si fa chiamare “Gruppo di combattenti popolari”. Skai Tv è nota per la sua linea anti governativa, e più volte è stata criticata dal premier Alexis Tsipras, che tuttavia fin da lunedì ha condannato duramente l’attacco come “antidemocratico”, come hanno fatto tutte le forze politiche greche e quelle dell’Unione europea. La bomba a Skai Tv ci ricorda che la Grecia è un paese ancora fragile, dove i piani di risanamento stanno funzionando ma dove gli estremisti hanno buon gioco a creare destabilizzazione. Ci ricorda anche che le prime vittime degli estremisti sono spesso i media e i giornalisti. Ad Atene non è morto nessuno, ma ieri l’ultimo rapporto annuale di Reporter senza frontiere ha certificato che nel mondo sono stati uccisi 80 giornalisti mentre facevano il loro lavoro, 15 più di un anno fa.

 

La polizia scientifica al lavoro nel luogo dell'esplosione (foto LaPresse)

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