Curare l'Italia con il veleno populista

Claudio Cerasa

Nel Regno Unito, in Grecia e in Spagna, il sovranismo ha creato danni irreversibili. In Italia i danni ci sono, e sono gravi, ma il veleno può trasformarsi in un vaccino. Europa, debito, mercati. L’Italia può ancora salvarsi, a condizione di seguire lo schema Giorgetti

In medicina esiste un termine particolare che indica il lento processo di assuefazione che può determinarsi in un organismo nei confronti di un veleno. Quel termine è conosciuto come “mitridatismo”. L’espressione deriva dalla legenda di Mitridate VI, re del Ponto che, vivendo nel terrore di essere avvelenato, passò buona parte della sua giovinezza a ingerire ogni giorno una piccola quantità di veleno per provare a rendersi immune ai veleni allora conosciuti. Quando il mitridatismo non funziona, il veleno, anche se assunto in piccole quantità, diventa ugualmente letale. Quando il mitridatismo funziona, ed è una rarità, si crea nell’organismo una condizione di immunità ad alcuni veleni.

 

Ci è venuto in mente il mitridatismo qualche giorno fa quando, dialogando a Milano con alcuni pezzi da novanta della classe dirigente italiana, un bravo manager ha tirato fuori dal cilindro un siero di ottimismo e di fronte alla spassosa retromarcia del governo sulla manovra ha offerto all’interlocutore una chiave di lettura interessante: ma se alla fine, rispetto al veleno del populismo, fossimo stati noi italiani quelli più fortunati?

 

In Europa, almeno fino a oggi, il veleno del populismo si è diffuso in modo copioso, oltre che in Italia, nel corpo della Grecia nel 2015, in quello della Gran Bretagna nel 2016, e in quello della Spagna nel 2017. Ma la differenza vera tra lo scenario italiano e lo scenario della Grecia (referendum contro il memorandum europeo), della Gran Bretagna (Brexit) e della Spagna (Catalogna) è molto semplice: in questi paesi il sovranismo ha generato danni all’organismo in buona parte irreversibili, mentre in un paese come l’Italia il sovranismo ha creato danni reversibili che però potrebbero avere sul nostro organismo lo stesso effetto salvifico del veleno di Mitridate.

 

Avere distrutto in soli sei mesi la credibilità del nostro paese alimentando la recessione, facendo traballare le banche, mettendo a rischio i conti pubblici, distruggendo posti di lavoro, è naturalmente un danno grave per la nostra economia. Ma un giorno non lontano forse ci renderemo conto che queste piccole dosi di veleno potrebbero aver avuto un effetto salvifico sulla nostra democrazia. E’ anche grazie al veleno populista che l’Italia ha riscoperto il suo amore per l’Europa e, come ha segnalato il 10 dicembre l’Eurobarometro, la percentuale di cittadini italiani che giudica positivamente l’appartenenza all’Unione europea negli ultimi due mesi è aumentata di 22 punti percentuali.

 

E’ anche grazie al veleno populista che l’Italia ha riscoperto il suo amore per l’euro e, come ha segnalato ancora l’Eurobarometro, a fine novembre la percentuale di cittadini italiani che giudica positivamente l’euro negli ultimi mesi è aumentata del 12 per cento a un ritmo non registrato da nessun altro paese dell’Eurozona. E’ anche grazie al veleno populista che l’Italia comincerà presto a capire la pericolosità delle illusorie promesse elettorali basate sul nulla. E’ anche grazie al veleno populista che l’Italia ha cominciato a capire che giocare con il debito è un modo di aggredire i nostri risparmi non un modo di aggredire l’Europa. E’ anche grazie al veleno populista che l’Italia ha cominciato a smascherare la truffa politica veicolata da un movimento fondato da un comico, gestito da un clown, eterodiretto da un blog guidato da una srl privata. E’ anche grazie al veleno populista che l’Italia ha cominciato a capire quanto sia pericoloso mettere a rischio le nostre banche, quanto sia pericoloso trasformare i mercati in nemici del popolo, quanto sia pericoloso delegittimare i vaccini (sarà solo un caso, ma mentre i populisti giocano con i vaccini gli italiani, almeno per quanto riguarda l’influenza, iniziano a vaccinarsi a ritmi mai visti prima).

 

Rispetto ai danni infiniti che pagherà nei prossimi decenni il Regno Unito a causa della Brexit, i danni che pagherà l’Italia dall’esplosione del populismo al governo potrebbero essere dunque infinitamente più ridotti. A condizione però che il veleno non venga somministrato troppo a lungo. E a condizione che le forze politiche meno irresponsabili prendano atto con urgenza di un dato politico sintetizzato ieri perfettamente da Giancarlo Giorgetti (Lega), che nel corso di un convegno sul populismo, a Roma, ha spiegato quale sarà l’orizzonte del cambiamento populista.

 

  

“Il governo – ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, poco dopo aver segnalato il rischio che una misura come il reddito di cittadinanza possa, ops!, produrre lavoro nero – può durare nella misura in cui quello che sta scritto nel contratto di governo può essere realizzato. Quando questo non sarà più possibile il governo finirà ma in quel caso la parola deve tornare al popolo perché senza il suo consenso un governo non può esistere”. Come è del tutto evidente, la manovra del cambiamento ha certificato la fine del contratto di governo – “Tornare indietro da quel 2,4”, come ha onestamente detto il 2 ottobre Luigi Di Maio, “significa dire agli italiani non andate più in pensione, non vi alziamo le pensioni minime, non risarciamo i truffati delle banche e non facciamo più il reddito di cittadinanza” – e l’Italia oggi ha solo una possibilità per trasformare il veleno sovranista in un buon vaccino: smetterla con questa pagliacciata, imparare la lezione della Brexit e andare a votare per non avere mai più governi irresponsabili pronti a usare il populismo come un’arma per affamare il popolo.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.