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La danza bizzarra di Corbyn

La mozione di sfiducia contro la May non cambia nulla sulla Brexit

18 Dicembre 2018 alle 19:01

La danza bizzarra di Corbyn

Il leader laburista Jeremy Corbyn (Foto LaPresse)

Il governo inglese ha iniziato i preparativi per un eventuale no deal sulla Brexit, ogni dipartimento governativo ha messo la questione in cima alle priorità, e anche gli europei si stanno attrezzando, senza distogliere il loro sguardo sconsolato diretto a Londra. Theresa May vuol provare a far passare il suo accordo – siglato con i 27 colleghi dell’Ue – a Westminster, entro metà gennaio, e per disinnescare la protesta dice che l’alternativa non è quella che i brexiteers si augurano, l’alternativa a lei è un nuovo governo a guida laburista. Lo spauracchio di Jeremy Corbyn fa più di qualsiasi documento sulla Brexit, e come scrive Rachel Sylvester sul Times, la premier e il leader del Labour ballano insieme questa “danza della morte” che mette il calcolo politico sopra l’interesse nazionale, e che fa sfuggire l’unica cosa preziosa che è rimasta: il tempo.

 

In questo procrastinare che secondo alcuni è addirittura una strategia – o almeno così pensa qualcuno a Bruxelles: prorogare l’articolo 50 permetterebbe di riportare un po’ di calma e un po’ di visione in questa Brexit alla cieca – Corbyn sta giocando una battaglia tutta personale, e parecchio bizzarra: ha proposto, dopo infiniti ripensamenti, una mozione di sfiducia in Parlamento che, se vinta, non obbliga la May alle dimissioni (per una questione legale che non è stata ignorata: è stata scelta), non impone alcuna prossima elezione e che, paradosso ultimo, il governo non deve necessariamente rispettare, cioè se non trova il tempo di discuterla nell’agenda parlamentare, non viene discussa.

 

Non male come opposizione, vero? Dev’essere anche per questo che nei sondaggi il Labour non riesce a superare un governo che certo non gode di grande popolarità, dev’essere per questo che i famosi “sei punti” della Brexit secondo il Labour non rispettano i vincoli richiesti dall’Ue – in parole semplici: non c’è alcun accordo laburista sulla Brexit – e dev’essere per questo che l’unico effetto collaterale che siamo qui ad augurarci è che il Regno riesca a perdere ancora un po’ di tempo, si arrivi alla richiesta di una proroga dell’articolo 50, e pur sconsolati si riprenda fiato.

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